19 Novembre 2020 |

Premiata giovane ricercatrice messinese per curare i linfomi

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«Nonostante lo stress dei mesi scorsi dovuto alla pandemia, la partecipazione ai premi ISSNAF Young Investigator Awards è stata robusta, e i concorrenti finalisti sono di ottimo livello»

Sono i finalisti degli Young Investigator Awards assegnati da ISSNAF, la fondazione che riunisce migliaia di scienziati e accademici italiani attivi in laboratori, università e centri di ricerca in Nord America. Le loro sono storie di giovani menti brillanti che in diversi campi, dalla medicina, all’ingegneria, alla computer science, tengono alto il nome della nostra ricerca negli Stati Uniti e in Canada.

Hanno fatto scoperte sulla risposta immunitaria nei malati di Covid e sugli effetti del virus sui vasi sanguigni, analizzandone la composizione con super microscopi elettronici. Cercano nuove strade per la cura della leucemia, sviluppando sistemi di intelligenza artificiale per lottare contro il cambiamento climatico o acceleratori di particelle per studiare la struttura dei materiali.
Le loro sono storie di giovani menti brillanti che in diversi campi, dalla medicina, all’ingegneria, alla computer science, tengono alto il nome della nostra ricerca negli Stati Uniti e in Canada.
Nel corso dell’evento annuale di ISSNAF, che si terrà il 1° dicembre 2020 in modalità digitale, in collaborazione con l’Ambasciata italiana di Washington, e sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, saranno proclamati i vincitori di ciascuno dei 4 premi tematici: Embassy of Italy Award per i ricercatori che stanno contribuendo alla lotta contro il Covid-19, Paola Campese Award per la ricerca sulle leucemie, Franco Strazzabosco Award per l’ingegneria, e Mario Gerla Award per la ricerca nelle scienze informatiche. È già deciso invece chi si aggiudicherà il Lifetime Achievement Award 2020: andrà a Guido Calabresi, giurista nato a Milano nel 1932 e trasferitosi negli Usa sin da giovanissimo, il “premio alla carriera” di ISSNAF. Professore emerito alla prestigiosa Law School dell’Università di Yale, di cui è stato preside, e giudice federale della Corte d’Appello del Second Circuit con giurisdizione in tre stati, Connecticut, New York e Vermont.

«I finalisti per i tre premi annuali dell’Italian Scientists and Scholars in North America Foundation (ISSNAF), cui quest’anno si è aggiunto un premio speciale per la ricerca sul Covid-19 istituito dall’Ambasciata, sono giovani guidati dalla sete di nuove scoperte e dal desiderio di tagliare traguardi ambiziosi, anche di fronte a difficoltà e sfide che sembrano insormontabili» dichiara l’Ambasciatore d’Italia negli Stati Uniti Armando Varricchio. «Dodici giovani italiani all’estero che sono il riflesso della forza del nostro Paese e del prestigio di cui godono i nostri ricercatori e i nostri scienziati in Nord America. La loro determinazione e preparazione, la loro fiducia nella scienza e il loro contributo alla ricerca dell’eccellenza sono una garanzia per un futuro migliore».

«Nonostante lo stress dei mesi scorsi dovuto alla pandemia, la partecipazione ai premi ISSNAF Young Investigator Awards è stata robusta, e i concorrenti finalisti sono di ottimo livello» commenta Cinzia Zuffada, presidente di ISSNAF.

«L’impossibilità di radunarci all’Ambasciata d’Italia a Washington DC per il consueto evento annuale ci ha portato alla ideazione di un Symposium virtuale in ottobre per consentire ai finalisti di presentare la loro ricerca alle giurie e al pubblico, arricchito dalla offerta di materiale sul sito ISSNAF. Paradossalmente, questo evento ha consentito una maggiore partecipazione sia dal Nord America che dall’Italia, che in parte compensa la delusione di un mancato evento in presenza».

Jessica Gambardella, originaria di Napoli, lavora all’Albert Einstein College of Medicine di New York, dove indaga il coinvolgimento di vasi ed endotelio, il tessuto che riveste la superficie interna dei vasi sanguigni, nei pazienti che contraggono il virus. Alba Grifoni, originaria di Roma, ricercatrice del La Jolla Institute for Immunology, in California. La sua ricerca si basa sulle cellule T e la risposta immunitaria “crociata”, cioè causata da altri virus più comuni, nei pazienti affetti e poi guariti da Covid. Francesca Vallese, di San Donà di Piave (Ve), alla Columbia University studia l’utilizzo di CryoEM, una tecnica di microscopia elettronica a trasmissione in cui il campione viene studiato a temperature criogeniche, per analizzare la proteina E, una delle più importanti proteine SARS-CoV-2 legate alla sua replicazione e virulenza.

Patrizia Mondello, di Messina, ricercatrice al Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York, ha scoperto il meccanismo che consente di riattivare il sistema immunitario e di inibire la proliferazione delle cellule linfomatose nel Linfoma B, uno dei tumori più aggressivi. Angela Maria Savino, originaria della provincia di Bari, sempre allo Sloan Kettering Cancer Center studia il metabolismo della leucemia, scoprendo in particolare come la malattia trovi nel fruttosio il nutriente per proliferare. Davide Seruggia, di Vimercate (Mb), alla Harvard Medical School di Boston ha studiato il gene MYC, l’acceleratore della proliferazione cellulare, per trovare nuove terapie capaci di inibire leucemie e tumori.

Stefano Ermon, nato a Trento e professore di informatica alla Stanford University, ha elaborato un algoritmo avanzato che, analizzando le immagini satellitari, riesce a prevedere povertà, effetti del cambiamento climatico, inquinamento e spostamenti di popolazioni. Ferdinando Fioretto, originario di San Severo (Fg) e professore alla Syracuse University di New York, ha sviluppato un sistema che, attraverso l’intelligenza artificiale applicata a reti elettriche e trasporti, riesce a contribuire alla lotta al riscaldamento globale.

Marco Bernardi, nato a Roma, a Caltech (California Institute of Technology) sviluppa calcoli di meccanica quantistica volti a comprendere la dinamica degli elettroni nei materiali, per svilupparne di nuovi e trovare applicazioni nei più vari campi dell’elettronica. Emilio Nanni, nato a Miami ma con origini bolognesi, ingegnere fisico alla Stanford University, lavora ad un potente acceleratore di particelle realizzato tramite l’utilizzo di speciali onde con cui è possibile manipolare i fasci di elettroni, catturando in un istante le strutture dei materiali. Una scoperta che potrà avere importanti ricadute a livello medico e clinico. Infine Marzia Parisi, di Roma, lavora per la NASA al Jet Propulsion Laboratory del Caltech di Pasadena, in California, dove indaga, attraverso simulazioni al computer, la presenza di acqua o di oceani sotterranei sulle lune di Giove.
All’evento annuale di ISSNAF, che quest’anno si terrà in modalità virtuale, parteciperà con un intervento in diretta dall’Italia il ministro dell’Università e Ricerca Gaetano Manfredi. L’evento si aprirà alle ore 12.00 EST (le 18.00 in Italia) con il saluto di benvenuto dell’Ambasciatore Armando Varricchio e della presidente di ISSNAF Cinzia Zuffada. Seguiranno le video testimonianze di tre ospedali italiani finanziati grazie alla speciale raccolta fondi “Covid-19 Fundraising” promossa nella primavera 2020 dalla fondazione in partnership con l’Ambasciata. Antonella Nota, Office Head dello Space Telescope Science Institute di ESA e Chair del Consiglio Scientifico di ISSNAF, presenterà il Lifetime Achievement Award al prof. Guido Calabresi. Quindi, dalle 12.40, la presentazione degli Young Investigator Awards e la proclamazione dei vincitori. Per ciascuno dei premi interverranno i rispettivi Jury Chair: Damiano Rondelli (University of Illinois), per il Paola Campese Award; Marcello Romano (Naval Postgraduate School), per il F. Strazzabosco Award; Elisa Bertino (Purdue University), per il M. Gerla Award; Camillo Ricordi (University of Miami), per l’Embassy of Italy Award. In chiusura, la vice-presidente di ISSNAF Enrica D’Ettorre annuncerà i piani della fondazione per l’anno 2021.

Fondata nel 2007 sotto gli auspici dell’Ambasciata Italiana negli Stati Uniti su iniziativa di 36 noti scienziati ed accademici, tra cui 4 Premi Nobel, ISSNAF (Italian Scientists and Scholars in North America Foundation) è l’organizzazione non profit che promuove la cooperazione in ambito scientifico, accademico e tecnologico tra ricercatori e studiosi italiani che operano in Nord America ed il mondo della ricerca in Italia. Con un network di oltre 3,ila affiliati, che annovera illustri scienziati e giovani ricercatori, ISSNAF rappresenta la diaspora intellettuale italiana in tutto il Nord America ed è un ponte che collega le due rive dell’Atlantico, per consentire la condivisione e la valorizzazione di un inestimabile patrimonio conoscitivo e di identità. Nella sua attività, ISSNAF collabora con altre organizzazioni e fondazioni, istituzioni ed enti governativi, tra cui l’Ambasciata Italiana, la rete Consolare e degli Istituti Italiani di Cultura negli Stati Uniti e in Canada.

Fermare i tumori più aggressivi e nascosti. Quelli che, a causa di una mutazione, corrono più veloci di altri riuscendo a schivare ogni tipo di cura. Patrizia Mondello, Advanced Oncology Fellow presso il Memorial Sloan Kettering Cancer Center (MSKCC) di New York, ha conquistato la finale del Paola Campese Award di ISSNAF, organizzazione no-profit nata per mettere in rete i ricercatori italiani che lavorano e studiano in Nord America.
«Questo premio è il modo tanto generoso quanto efficace con cui la famiglia Campese onora la memoria della figlia Paola, deceduta purtroppo a causa di una leucemia» commenta Damiano Rondelli, direttore della divisione di Ematologia e Oncologia dell’Università dell’Illinois a Chicago e Jury Chair del premio. «Efficace perché ogni anno vengono premiati giovani che presentano lavori scientifici di altissima qualità internazionale e che li vedono già proiettati a essere tra i leaders mondiali della ricerca scientifica nel prossimo futuro».

La ricerca di Patrizia Mondello è sicuramente rivoluzionaria, una di quelle che possono cambiare la vita a milioni di persone. Oggetto: il linfoma diffuso a grandi cellule B con mutazione genomica del gene CREBBP. Una mutazione che maschera le cellule tumorali che, non venendo riconosciute dal sistema immunitario, si replicano più velocemente. I pazienti con questa mutazione, infatti, non rispondono alle terapie convenzionali. «Noi, invece, abbiamo trovato un meccanismo che consente di riattivare il sistema immunitario e di inibire la proliferazione delle cellule linfomatose. Un sistema che, lavorando in sinergia con una classe di farmaci immunoterapici chiamati checkpoint blockade, è in grado di eradicare i tumori», spiega Patrizia.

Una scoperta straordinaria che ha avuto anche il via libera dall’FDA, l’ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione dei farmaceutici, tanto che a gennaio 2021 il trattamento potrebbe essere sottoposto ai primi pazienti. «Una soddisfazione immensa che arriva dopo anni trascorsi in laboratorio» – commenta Patrizia che, siciliana di origine, è volata negli States alla fine della specializzazione in Oncologia Medica all’Università di Messina. Come? Semplicemente, mandando una mail a uno degli oncologi più riconosciuti a livello internazionale, il dott. Anas Younes, con cui ha iniziato un programma di dottorato.
«È stata la mia porta d’accesso al miglior cancer center del mondo», ricorda. Da lì, non è passato giorno che Patrizia – all’epoca ventisettenne – non abbia cercato di lasciare il segno. «Gli inizi sono stati difficili – ammette – non avevo mai preso in mano neanche una pipetta, mentre i miei colleghi erano praticamente cresciuti in laboratorio. È il gap che sconta chi, come me, viene dal sistema accademico italiano. In America, invece, sono stata assorbita da un’organizzazione stimolante, totalizzante e premiante che mi ha aperto la mente e mi ha spinta a non mollare. Sarei dovuta rimanere solo qualche mese e invece, sono qui da sette anni».

E il premio ISSNAF è un ulteriore spinta per realizzare il suo prossimo obiettivo: dirigere in prima persona un laboratorio, affiancando la ricerca all’attività di medico in clinica. «È un riconoscimento che mi riempie di orgoglio e responsabilità per portare alto il nome degli italiani in America. E spero – confida – che possa essere un portafortuna per la mia carriera. L’inizio di una lunga serie di premi e, soprattutto, di scoperte scientifiche capaci di cambiare il mondo».