01 febbraio 2013 |

Come difendersi dalle molestie sessuali: 10 suggerimenti di autodifesa

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La forma più grave di molestia è il ricatto sessuale mentre le più diffuse sembrano le attenzioni sessuali non gradite come ad esempio le richieste insistenti. In ambienti tradizionalmente maschilisti sono molto frequenti le “molestie di genere”, quelle cioè che sottolineano le differenze tra maschio e femmina come ad esempio la distribuzione di materiale porno tra il gruppo, il fraseggio volgare, il vantarsi di prestazioni sessuali, il gesto osceno e la frase o il discorso ambiguo. Altre forme di molestia sessuale sono le telefonate oscene, l’esibizionismo non richiesto ed infine la ricerca del contatto fisico a bordo dei trasporti pubblici, al cinema, nell’ambiente lavorativo (la pacca sul sedere rientra tra questo genere), e anche in certi ambulatori medici, purtroppo.


 Se per alcuni maschi la molestia sessuale rientra nell’esercizio del potere nel caso di dirigenti o imprenditori, l’atteggiamento del molestatore appare tipicamente sessista, di un sessismo più ostile che benevolo incentrato sull’idea frustra della donna oggetto. Se poi il molestatore agisce con l’intento di comunicare un qualcosa la modalità appare decisamente inappropriata caratterizzata da assenza di empatia ed espressione di una sessualità immatura. Se nelle forme più hard il molestatore rientra nei profili aggressivi e manipolativi, nelle forme meno gravi può essere visto come un disabile sociale, una persona con ridotte competenze sociali e assenza di abilità di approccio.

 Solitamente le vittime di molestie appartengono alle categorie sociali più deboli dove la vulnerabilità personale è direttamente proporzionale al rischio della molestia. Tra le categorie sociali più a rischio sembra che i primi posti spettino alle divorziate, seguite a ruota dalle donne più giovani e neoassunte. Vittime diffuse, e purtroppo per la maggior parte silenti appartengono a gruppi di lavori specificatamente maschili. Inoltre tra le donne più a rischio di molestia sessuale sono le portatrici di handicap, le lesbiche e quelle appartenenti a minoranze etnico-sociali e linguistiche. Infine dieci suggerimenti di autodifesa:

  1. Reagisci tempestivamente al primo segno di invasione della tua privacy per evitare che la non reazione venga colta come un segno di debolezza, tale da indurre il molestatore a continuare la sua opera più pesantemente.
  2. A richieste moleste specifiche evita di rispondere in modo generico offrendo al molestatore una, seppur vaga, speranza di raggiungere il suo laido scopo.
  3. Ogni qual volta che non sei d’accordo con le proposte del molestatore dì apertamente e decisamente di no senza alternative.
  4. Dì di no guardando il molestatore, tranquillamente e seriamente, negli occhi con un tono di voce deciso e alto.
  5. Dì di no senza giustificazioni: senza sentirti in dovere di dire perché non accetti la sua proposta.
  6. Rispetto allo sproloquio e alla volgarità gratuita e disturbante va detto apertamente, direttamente, decisamente e tempestivamente al molestatore che tale comportamento ti infastidisce e che desìderi che la smetta.
  7. In caso di insistenza da parte del molestatore ripeti, in modo conciso ma fermo e tranquillo, come un disco rotto il tuo rifiuto (“preferisco di no, non mi va”) oppure il desiderio di smettere (“basta, finiscila!”) finché l’altro non desiste dall’insistenza.
  8. In caso di molestie tattili attiva un contatto oculare intenso, fulminante e cattivo, poi grida: “vergognoso, giù le mani!”
  9. Davanti ad un esibizionista evita di fare il suo gioco urlando ed insultandolo (è proprio quello che cerca) ma conviene guardare con indifferenza dicendo: “ho visto di meglio” oppure “mio padre ce l’ha più grosso”.
  10. In ogni caso concentrati sul comportamento molesto e sgradevole dell’altro piuttosto che farti preconcetti e dar giudizi, sul molestatore.

Professor Paolo Zucconi, psicoterapeuta e sessuologo clinico comportamentale, psicologo legale a Udine

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