Di dislessia si guarisce? La tecnologia è amica? Quali sono le novità?

di Danila


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Guarire dalla dislessia?

Non si tratta di ‘guarire’, perché la dislessia non è una patologia. E’ invece una caratteristica del funzionamento cognitivo, e come tale permane, anche se una corretta riabilitazione aiuta ad attenuare alcuni aspetti critici.

Con la riabilitazione precoce ci possono essere recuperi funzionali nelle abilità di lettura, scrittura e calcolo, ma allo stesso tempo è bene sapere che il dislessico, in situazione di stanchezza o se sottoposto a grande carico di lavoro scolastico, può rimanere in difficoltà nel restare al passo degli altri ragazzi. Inoltre alcune attività, come il prendere appunti o recuperare dalla memoria nomi e date, rimangono complicate. In particolare, al termine della riabilitazione e nel periodo delle scuole secondarie – in cui al dislessico non viene proposta una riabilitazione specifica – è il momento di mettere in campo strategie di compensazione del disturbo.

Se a scuola l’obiettivo non è più migliorare e attenuare il deficit, al dislessico devono essere perciò forniti strumenti che gli permettano di non essere penalizzato per apprendere ciò che può apprendere. La tecnologia ci viene in aiuto.

Pc e tablet, tecnologia amica del DSA

I moderni strumenti tecnologici possono aiutare: sintesi vocali per la lettura e il riascolto del testo scritto, software che permettono di schematizzare con l’ausilio di immagini e parole chiave, programmi per fare presentazioni ricche di immagini e con poco testo. Libri digitali e sintesi vocali aiutano a compensare le difficoltà di codifica dei testi scritti, dovute alla dislessia.  Editor di testi e correttori ortografici danno voce ad un pensiero che fatica a star dietro alla mano, che va lenta nello scrivere, fa male e ‘produce’ una scrittura disordinata. La calcolatrice e gli strumenti per la scrittura della matematica consentono di sviluppare un pensiero logico e matematico anche in presenza di difficoltà in ambito numerico, come nel caso della discalculia.

Pc e tablet permettono ad esempio l’accesso a video e materiali multimediali, che consentono di imparare attraverso un canale alternativo a quello verbale; ma soprattutto possono divenire anche degli organizzatori delle conoscenze, quindi sono dei preziosi alleati per schematizzare e archiviare il materiale. Schemi, mappe, tabelle di grammatica, formulari costituiscono infatti una necessità per potenziare la comprensione dei testi di studio e per supportare le difficoltà nel recupero dalla memoria di quanto appreso. La tecnologia favorisce la loro realizzazione in autonomia: basti pensare alla comodità di poter modificare uno schema al computer, senza dover rifare tutto, se provando ad esporlo ci si accorge di errori, incongruenze o mancanze.

Strumenti personalizzati per le esigenze di ognuno

Non per tutti i ragazzi gli strumenti utili sono gli stessi: dipende dal grado di dislessia, dalle abitudini di studio, dalle richieste scolastiche, dalla motivazione, dalle competenze linguistiche. Gli strumenti che abbiamo citato sono validi in generale, tuttavia è necessario prevedere una scelta mirata e personalizzata di singoli strumenti per ogni ragazzi, rispetto alle loro esigenze di apprendimento, graduando in varia maniera la loro introduzione. Inoltre questi strumenti devono essere personalizzati e adattati per ognuno, sia dall’insegnante che dal ragazzo, secondo le esigenze.

Si può fare a meno degli strumenti informatici o degli strumenti compensativi?

A seconda del grado di disturbo specifico dell’apprendimento, per molti dislessici è possibile fare a meno di strumenti informatici o compensativi, ma a fronte di un enorme sforzo ed impegno di risorse attentive, lentezza e con risultati talvolta scadenti nella forma, ad esempio nella grafia e nei contenuti spesso troppo sintetici.

L’altra difficoltà può essere costituita dalla memoria, che spesso non viene associata al disturbo specifico dell’apprendimento, ma che invece incide molto sul rendimento scolastico. Una parola di riferimento, una parola-chiave, o un’immagine, possono aiutare a recuperare ed esporre le proprie conoscenze. Se non si consente allo studente di utilizzare gli strumenti adeguati, tenderà, col tempo, ad affrontare sforzi eccessivi a fronte di risultati inadeguati alla reale preparazione, con l’effetto di demotivarlo verso lo studio.

La scuola 2.0, è più inclusiva per i dislessici?

Usare sistematicamente strumenti digitali non solo come ausilio per il singolo ragazzo in difficoltà, ma come risorsa per tutta la classe può rendere più accessibile la conoscenza ai dislessici, ma soprattutto farli sentire inclusi nella normale didattica. La tecnologia, valorizzata nel modo corretto, facilita l’accesso alle immagini, ad uno stile di apprendimento non esclusivamente verbale, ma anzi visivo e intuitivo, più vicino a molti ragazzi.

Dott.ssa Giulia Lampugnani – Pedagogista
Dott. Davide Ferrazzi – Specialista in disturbi specifici dell’apprendimento
Fondatori e responsabili di Talenti fra le Nuvole Onlus

www.talentifralenuvole.it

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