05 giugno 2018 |

Educazione alimentare, al via la campagna “Dammi il 5” contro l’obesità infantile

Iscriviti alla Newsletter di Donnaclick

Non perderti le ultime novità

Si chiama “Dammi il 5” la campagna di educazione alimentare contro l’obesità infantile. Ecco di che cosa si tratta e come funziona.

Dammi il 5 è il nome della campagna contro l’obesità infantile che pediatri e nutrizionisti italiani hanno lanciato per sensibilizzare adulti e bambini ad un alimentazione più sana e una vita più attiva. Si svolgerà in cinque regioni italiane che sono la Calabria, la Puglia, il Lazio, il Piemonte e la Lombardia.

Il nome Dammi il 5 è stato scelto perchè 5 sono le porzioni di frutta e verdura che ogni persona e bambino dovrebbe mangiare ogni giorno. La campagna si avvale di una serie di cartoni animati per bambini con il nome D.I.5, i cui protagonisti sono cinque Supereroi della Salute che rappresentano i colori della frutta: bianco, blu/viola, giallo/arancione, rosso e verde.

Oltre ai cartoni animati è stato realizzato anche un libro di avventure per i più grandicelli “Dammi il 5 in Missione Speciale“, oltre alla guida “Impara giocando le regole della sana alimentazione” e ad incontri formativi per maestri e maestre.

Dammi il 5 è stata ideata e realizzata da Mati Group con il contributo scientifico dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, la collaborazione della Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP), dell’Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica (ADI), il patrocinio della Società Italiana di Pediatria (SIP) e il contributo di Menarini.

Cosa dicono le statistiche sull’obesità infantile in Italia?

I dati emersi quest’anno delineano una situazione preoccupante, ma risolvibile aumentando l’attività fisica e introducendo nella dieta più frutta e verdura al posto di alimenti non salutari che i bambini consumano invece molto. Per questo motivo la campagna mira ad educare e sensibilizzare su un’alimentazione più sana: la speranza è che i più piccoli, immedesimandosi nei 5 Supereroi, possano per primi introdurre questi cambiamenti nelle loro abitudini alimentari.

Secondo quanto affermato Alberto Villani, presidente nazionale della SIP: Un bimbo italiano su tre è in sovrappeso. (…) Si tratta di un dato in leggero calo rispetto agli anni precedenti, ma ancora troppo alto. All’origine dell’eccesso ponderale vi sono una dieta squilibrata e troppo ricca di grassi e una diffusa sedentarietà che interessa attualmente il 16% dei giovanissimi. Sei su dieci passano troppo tempo davanti a TV e videogiochi. Abbiamo perciò deciso di scendere in campo e sostenere questo innovativo progetto di prevenzione”. Permangono forti differenze regionali: in Campania sovrappeso e obesità interessano 1 bambino su 2, in Lombardia “solo” il 23%”.

Un altro dato che emerge a seguito delle ultime statistiche è che spesso i genitori non riconoscono la gravità di questo problema sui loro figli. Ecco come ha commentato il presidente nazionale dell’ADI, Antonio Caretto:

Più del 50% delle madri di giovani obesi è convinta che la quantità di cibo consumata dal figlio sia corretta. Solo il 25% dei bambini consuma tutti i giorni 5 porzioni di frutta e verdura, così come raccomandato dalle autorità sanitarie mondiali. Quattro su dieci non fanno una colazione adeguata prima di andare a scuola. È quindi necessario aumentare il livello di informazione e consapevolezza sulla corretta alimentazione, sia tra la popolazione infantile che tra quella adulta”.

Quali sono i rischi dell’obesità infantile?

Non si tratta di fare sport a livello agonistico, basta andare in bicicletta o dare due calci al pallone con gli amici dopo la scuola. Sono solo tre su dieci i bambini sotto i nove anni che vanno a scuola a piedi o in bicicletta, mentre 35 su 100 trascorrono più di due ore al giorno davanti alla TV o ai videogiochi. Il 16% dei bambini italiani sono da considerare non attivi, la maggior parte fa attività fisica due giorni alla settimana e solo il 15% vi si dedica 5-7 giorni a settimana.

Ecco le parole del presidente nazionale FIMP, Giampitero Chiamenti: “Non è mai troppo presto per insegnare le regole della salute e del benessere. Un obeso ha infatti un’aspettativa di vita inferiore di dieci anni rispetto ad un normo-peso. I chili di troppo in età pediatrica favoriscono la probabilità di sviluppare una serie di malattie croniche non trasmissibili come disturbi cardiovascolari, tumori, insufficienza respiratoria, ipercolesterolemia, ipertensione e diabete“.

Potrebbe interessarti anche