Bimbi che non parlano a due anni: le cause del ritardo fonologico

di Claudia Scorza
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Sono molti i genitori che si fanno prendere dall’ansia quando vedono che i propri bambini tardano a parlare dopo aver superato la soglia dei due anni. A volte si parla di semplice pigrizia, mentre altre si tratta di ritardo fonologico, che però non è affatto indice di ritardo nello sviluppo cognitivo.

Il linguaggio infantile rimane, per certi versi, ancora un mistero, soprattutto se si pensa che i bimbi imparano con facilità a padroneggiare una lingua nel giro di pochissimo tempo, dimostrando una competenza linguistica paragonabile quasi a quella di un adulto.

La competenza comunicativa, però, non nasce improvvisamente con la prima parola che il piccolo pronuncia, poiché il bambino, già prima che manifesti il linguaggio orale, comprende buona parte delle comunicazioni dell’adulto. È importante tenere a mente che lo sviluppo fonologico varia da bambino a bambino, sia per età che per l’ordine di acquisizione dei diversi fonemi.

Se un bambino di 2 anni e mezzo non riesce ancora a camminare possiamo avere quasi la sicurezza di essere di fronte a qualcosa di patologico nello sviluppo motorio. Se, invece, a 2 anni e mezzo il linguaggio espressivo non ha ancora fatto la sua comparsa, è giusto preoccuparsi ma senza giungere a conclusioni affrettate circa la presenza di un disturbo patologico.

Non è sempre facile individuare le cause del ritardo del linguaggio, anche se il primo passo da compiere è analizzare la storia completa della gravidanza e del parto, delle tappe evolutive del piccolo e la storia della famiglia. Qualsiasi trauma, asfissia, prematurità o infezione congenita intrauterina che il bambino può aver subito sono degli indicatori che dovrebbero mettere il medico in allerta, poiché sono eventi che possono aver danneggiato il sistema nervoso centrale.

Tra le cause che possono aver portato ad un ritardo della parola e del linguaggio possono esserci una storia di sordità del bambino, una meningite batterica e un ricorrente o una persistente otite media. Per effettuare una diagnosi accurata è necessaria una buona valutazione clinica con uno studio meticoloso del sistema nervoso centrale e delle strutture dell’orecchio, del naso e della gola per evidenziare eventuali disturbi a carico dei questi apparati.

I genitori, per garantire un intervento tempestivo e spesso risolutivo, dovrebbero prestare attenzione ad una serie di fattori di rischio del ritardo fonetico, quali:

• assenza di lallazione a 9 mesi
• reazione nulla ai suoni: il bambino non si muove o non si agita quando si provoca un suono a qualsiasi età
• il bambino non dice alcuna parola tra i 18 e i 24 mesi
• il bimbo non esegue semplici comandi verbali dopo i 2 anni
• il bambino presenta una voce strana e sgradevole a qualsiasi età.

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