13 Gennaio 2021 |

Neo presidente della Consulta Coraggio: patrocinio di Stato per le vittime di violenza sessuale

di Alice Marchese

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Il palazzo della Consulta, durante l'attesa per il pronunciamento della Corte Costituzionale sull'ammissibilità del referendum promosso dalla Lega sulla legge elettorale, Roma, 16 gennaio 2020. ANSA/ANGELO CARCONI
  • Prima sentenza del 2021 per il patrocinio dello Stato: svolta per i diritti delle donne
  • Eletto nuovo presidente della Consulta Giancarlo Coraggio
  • Il Gip del tribunale di Tivoli nel 2019 aveva sollevato la questione circa la difesa delle donne per tutti i reati di violenza, stalking compreso

A Roma l’anno ha inizio con una svolta per i diritti delle donne: è stata emanata una sentenza circa il patrocinio dello Stato che permetta ad ogni donna di chiedere e ottenere l’adeguata difesa in caso di violenza sessuale.

È la prima del 2021, scritta e firmata dal nuovo presidente della Consulta eletto il 18 dicembre Giancarlo Coraggio; inoltre è stata nominata una nuova giudice, Maria Rosaria San Giorgio, prima donna eletta dalla Cassazione alla Corte.

Pertanto, ogni vittima che abbia subito qualunque tipo di violenza sessuale, stalking compreso, può richiedere di essere difesa e rappresentata, senza che il suo stato sociale e il suo reddito sia una barriera che non gli consenta di avere una copertura appropriata.

Era stato il gip del tribunale di Tivoli nel 2019 a sollevare la questione, chiedendo alla Corte se il patrocinio dello Stato per tutti i reati di violenza dovesse andare a qualunque donna vittima di violenza che ne avesse fatto richiesta oppure se il suo stato sociale e il suo reddito dovesse rappresentare un ostacolo per una possibile esclusione e per un conseguente diniego di questa copertura.

Coraggio e la Corte bocciano l’ipotesi di incostituzionalità e sottoscrivono la scelta dello Stato, patrocinio per tutte le vittime, a prescindere dal loro stato economico.

“Perché – scrive Coraggio – “è evidente che la ratio della disciplina in esame è rinvenibile in una precisa scelta di indirizzo politico-criminale che ha l’obiettivo di offrire un concreto sostegno alla persona offesa, la cui vulnerabilità è accentuata dalla particolare natura dei reati di cui è vittima, e a incoraggiarla a denunciare e a partecipare attivamente al percorso di emersione della verità. Valutazione che appare del tutto ragionevole e frutto di un non arbitrario esercizio della propria discrezionalità da parte del legislatore”.

La sentenza precisa anche che “nel nostro ordinamento giuridico, specialmente negli ultimi anni, è stato dato grande spazio a provvedimenti e misure tesi a garantire una risposta più efficace verso i reati contro la libertà e l’autodeterminazione sessuale, considerati di crescente allarme sociale, anche alla luce della maggiore sensibilità culturale e giuridica in materia di violenza contro le donne e i minori. Di qui la volontà di approntare un sistema più efficace per sostenere le vittime, agevolandone il coinvolgimento nell’emersione e nell’accertamento delle condotte penalmente rilevanti”. Riportato così da La Repubblica.