Sole, vitamina D e buonumore: cosa succede all’organismo con la luce naturale

di Redazione
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La luce naturale interviene nei meccanismi che regolano il ritmo sonno-veglia, è collegata alla produzione di serotonina e favorisce la sintesi della vitamina D3. L’esposizione al sole ha quindi effetti su diversi processi dell’organismo, ma prolungare il tempo trascorso sotto i raggi UV non significa aumentarne i benefici e comporta rischi per la pelle.

Il sole viene spesso associato al buonumore e la relazione non riguarda un unico meccanismo. La luce naturale agisce infatti sull’orologio biologico, coinvolto nella regolazione del ciclo tra veglia e sonno e di altre funzioni dell’organismo.

Perché la luce solare è collegata al buonumore

Uno dei meccanismi interessati riguarda la serotonina, un neurotrasmettitore coinvolto, tra le altre funzioni, nella regolazione dell’umore.

L’esposizione ai raggi UV stimola inoltre la produzione di endorfine, sostanze talvolta definite “ormoni della felicità”.

C’è poi la melatonina, ormone legato alla qualità del sonno. La luce partecipa alla sua regolazione attraverso il ritmo quotidiano che alterna ore illuminate e buio.

Una minore esposizione alla luce naturale, come può accadere durante i periodi caratterizzati da cielo grigio e giornate più corte, può quindi incidere sulla stimolazione di alcuni dei meccanismi collegati a queste sostanze.

Vitamina D3, perché viene chiamata “vitamina del sole”

Oltre agli effetti sui meccanismi ormonali e sui neurotrasmettitori, l’esposizione solare permette all’organismo di produrre vitamina D3. La vitamina D2, invece, può provenire dall’alimentazione.

La vitamina D3 è per questo comunemente conosciuta come “vitamina del sole”.

La vitamina D partecipa alla mineralizzazione delle ossa e alla regolazione del calcio. È inoltre coinvolta nel funzionamento del sistema immunitario.

Un altro aspetto riguarda la serotonina. La vitamina D partecipa alla sua sintesi e, per questa ragione, viene associata anche ai meccanismi che interessano il benessere mentale.

Viene indicato un possibile sostegno in presenza di condizioni come depressione stagionale, forme lievi di depressione, ansia o stress. Questo non significa che l’esposizione solare o la vitamina D costituiscano da sole un trattamento per queste condizioni.

Quando necessario, anche una supplementazione di vitamina D può essere consigliata dal medico.

Quanto tempo trascorrere alla luce naturale

L’indicazione riportata è quella di esporsi alla luce naturale per almeno 20 minuti durante l’anno, un intervallo associato ai benefici derivanti dall’esposizione.

Trascorrere più tempo al sole, però, non aumenta automaticamente gli effetti favorevoli. Allungare l’esposizione significa anche aumentare il tempo durante il quale la pelle viene raggiunta dai raggi ultravioletti.

La durata non è quindi l’unico elemento da considerare. Quando necessario occorre proteggersi dall’esposizione solare.

I raggi UV possono danneggiare la pelle

Gli effetti della luce naturale non eliminano i rischi provocati dai raggi UV.

Un’esposizione eccessiva può causare scottature e danneggiare le cellule della pelle. Se le esposizioni prolungate si ripetono nel tempo, possono inoltre favorire l’invecchiamento precoce della cute e aumentare il rischio di tumori.

Non esiste quindi un rapporto per cui più ore trascorse al sole corrispondano necessariamente a maggiori benefici.

La luce naturale interviene in diversi processi fisiologici, dalla produzione della vitamina D3 ai meccanismi collegati al ritmo sonno-veglia e all’umore. L’esposizione ai raggi UV richiede però attenzione e protezione quando necessaria.

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