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Malattia della pioggia, in Italia nessun caso: che cos’è e come ci si protegge davvero
Stampa articoloAvviso. Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere di un medico. Davanti a qualsiasi lesione o eruzione cutanea la strada è una sola: rivolgersi al proprio medico curante o a un dermatologo, senza autodiagnosi e senza farmaci presi di propria iniziativa.
Se in queste ore avete letto qualcosa sulla malattia della pioggia e vi siete spaventate, ecco il dato da cui partire: in Italia non è stato registrato nemmeno un caso.
E il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, che è l’agenzia che valuta questo genere di situazioni, classifica il rischio per la popolazione generale come molto basso.
In parole semplici: che cos’è
Il nome tecnico è dermatofilosi. Quello comune viene dal fatto che il batterio responsabile ama gli ambienti umidi.
Si chiama Dermatophilus congolensis. Sfrutta l’umidità per liberare le proprie spore e riesce a entrare nella pelle solo quando trova piccole abrasioni, cioè graffi o micro tagli già presenti.
Fino a poco tempo fa era una faccenda quasi solo veterinaria: colpiva cavalli e bovini. Nelle persone si vedeva di rado, e quasi sempre dopo il contatto con un animale.
Quello che è cambiato è il modo in cui si trasmette.
Come si prende davvero
Il contagio avviene per contatto diretto fra la pelle. Pelle contro pelle, in modo ravvicinato e prolungato.
Gli ambienti in cui questo accade più facilmente sono quelli caldi e umidi. Saune, palestre, spogliatoi. E le situazioni di contatto fisico intenso, come gli sport da combattimento.
In Europa i casi accertati sono oltre 120, distribuiti fra Francia, Germania, Spagna, Austria, Svezia e Norvegia. Nel Regno Unito ne è stato intercettato uno, in Scozia. In Norvegia il focolaio ha riguardato atleti di arti marziali e sport da contatto.
L’equivoco da evitare
Qui c’è un punto su cui gli specialisti insistono, e vale la pena riportarlo per intero.
Non è un’infezione sessualmente trasmessa. Lo spiega Ivan Gentile, ordinario di Malattie Infettive all’Università Federico II di Napoli.
“Mi preme sottolineare che non si tratta di una classica infezione sessualmente trasmessa, bensì di un’infezione che si propaga attraverso un contatto diretto pelle contro pelle, il quale può avvenire anche durante i rapporti sessuali”.
La differenza non è una sottigliezza. Cambia il modo in cui ci si protegge e, soprattutto, evita che qualcuno venga guardato storto per una cosa che con la vita sessuale ha poco a che fare.
Perché il preservativo non basta
Questa è l’informazione più utile dell’intera vicenda, e probabilmente quella che sentirete di meno.
“Perché questa distinzione è importante? Perché il preservativo, pur rimanendo uno strumento di difesa chiave contro molte infezioni sessualmente trasmesse, non protegge dalla malattia della pioggia proprio perché non copre l’intera superficie cutanea esposta”.
Tradotto: il profilattico funziona benissimo per quello per cui è fatto. Ma qui il contagio passa dalla pelle, e la pelle scoperta resta scoperta.
Le quattro cose da fare
Le precauzioni indicate dallo specialista sono di quelle che si possono adottare senza cambiare vita.
Non condividere gli asciugamani. Vale in palestra, in piscina, in sauna e anche a casa.
Non condividere mai il rasoio. Su questo Gentile è categorico, e la ragione è che il rasoio produce esattamente quelle micro abrasioni che il batterio sfrutta.
Se avete lesioni sulla pelle, evitare gli sport di contatto e i rapporti sessuali finché non sono guarite.
E, davanti a un’eruzione cutanea che non riconoscete, andare dal medico invece di cercare la risposta online.
Come si presenta
Le manifestazioni sono cutanee e visibili: papule, pustole e croste.
Compaiono su viso, genitali e arti.
Vanno però messe accanto a un’altra informazione: i sintomi sono quasi sempre locali, le manifestazioni sistemiche sono rare e non si registrano forme gravi. L’infezione risponde rapidamente alle normali terapie antibiotiche.
Cosa dicono gli esperti sull’allarme
Il virologo Fabrizio Pregliasco ha confermato il cambiamento nella trasmissione.
“Nei casi più recenti è emersa la possibilità di una trasmissione interumana attraverso un contatto molto stretto pelle contro pelle”.
E ha aggiunto una richiesta che riguarda soprattutto chi racconta queste vicende.
“È importante, però, non trasformare un fenomeno epidemiologicamente interessante in un nuovo allarme sanitario: per la popolazione generale il rischio rimane molto basso. L’attenzione deriva dal fatto che sembra essere cambiata la dinamica di un batterio che prima interessava quasi solo il mondo veterinario”.
Sulla stessa linea Gentile.
“Ovviamente non siamo di fronte a un’emergenza sanitaria, ma semplicemente a un cambiamento epidemiologico che richiede attenzione clinica e sorveglianza, senza destare alcun allarme”.
Una cosa da non fare
Lo specialista chiude con un’indicazione che non riguarda la medicina.
“Serve poi una comunicazione che sia assolutamente priva di stigmatizzazione”.
È il modo educato per dire che le battute sulle saune e su chi le frequenta, in una vicenda del genere, sono la parte peggiore.