ARFID, tutto quello che c’è da sapere su questo disturbo alimentare

di Elisa Malizia

I disturbi alimentari noti, come bulimia e anoressia, vengono discussi sempre di più, non costituiscono più un tabù  e vengono affrontati da chi ne soffre fino a guarire del tutto. Esistono, però, altri disturbi alimentari meno noti e che, a volte, non vengono quasi avvertiti come tali. Accade nel caso del disturbo da alimentazione incontrollata, che spinge chi ne è affetto a mangiare senza criterio tutto quello che trova in casa, sentendosi poi in colpa e generando così ulteriore ansia e molto stress difficili da gestire. Se il disturbo dell’alimentazione incontrollata somiglia alla bulimia, pur con le dovute differenze, c’è una patologia che somiglia all’anoressia e che viene spesso sottovalutata, nota con l’acronimo ARFID. Vediamo di cosa si tratta e come combatterla.

ARFID: che cos’è?

L’acronimo inglese ARFID sta per “Avoidant/restrictive food intake disorder”, ovvero “disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione del cibo”. A differenza dell’anoressia, questo disturbo porta al digiuno non per via dell’insicurezza verso il proprio corpo, ma a causa di motivazioni più oscure. Paura di soffocare con un boccone di cibo, paura di fare indigestione, paura di un’allergia improvvisa, addirittura paura del cibo stesso, del suo sapore, della consistenza e dell’odore. Per questo chi ne è affetto rifiuta di mangiare o mangia in modo disordinato e insufficiente, mostrando un sottopeso spesso evidente. Quando sono i più giovani a rifiutare il cibo o a disinteressarsi all’alimentazione, i genitori colgono questo rifiuto come un capriccio ma, se accade con tutti i cibi proposti al giovane, forse è il caso di indagare in modo più profondo da cosa derivino questi ripetuti “no” al cibo.

ARFID: come si manifesta?

Questo disturbo si manifesta con il sistematico rifiuto dei cibi, dai più salutari ai più golosi, anche quelli che normalmente piacciono ai bambini e ai ragazzi. In alcuni casi l’ARFID porta ad un totale disinteresse per i pasti giornalieri, tanto che chi ne soffre deve essere spronato a mangiare (quando non costretto) dai genitori. Quando però questa sindrome colpisce una adulto che vive da solo, la patologia rischia di compromettere seriamente la sua salute fisica poiché un’alimentazione scarsa o quasi assente priva l’organismo dei nutrimenti fondamentali per il suo corretto funzionamento. Chi soffre di ARFID è solitamente sottopeso, quindi molto magro, stanco e debole.

ARFID: come curarlo?

Guarire dall’ARFID, così come da tutte le altre patologie alimentari, è possibile, ma si ha bisogno di un aiuto medico. La terapia psicologica è fondamentale perché permetterà di capire a chi ne soffre cosa scatena la paura verso il cibo e, di conseguenza, il suo rifiuto. Inoltre, è necessario controllare i valori di ferro e altri elementi nel sangue, e tamponare momentaneamente con integratori alimentari tutte le carenze che l’ARFID ha causato all’organismo, sempre seguendo le strette prescrizioni mediche del caso.


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