27 Febbraio 2020 |

Plastica e microplastiche: perché dobbiamo eliminarle subito

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Foto di Pixabay.it

Le microplastiche inquinano la catena alimentare: a cosa fare attenzione

La plastica, da quando ha fatto la sua comparsa sul mercato, (negli anni ‘60) si è imposta come un insostituibile strumento della vita quotidiana. Del resto basta guardarsi intorno…

Leggera, economica e resistente, la plastica presenta caratteristiche molto allettanti, tuttavia c’è sempre un “ma”. Se dopo l’utilizzo non viene smaltita o riciclata in modo corretto viene rilasciata nell’ambiente, dove può persistere anche per molti anni e disgregarsi in frammenti sempre più piccoli. Da qui il nome di microplastiche.

Queste particelle sono, di dimensioni estremamente ridotte (tra 0,1 micrometri e i 5 millimetri) e sono composte da miscele di polimeri e additivi funzionali. Esistono anche frammenti più piccoli: le nanoplastiche, che misurano da 0,001 a 0,1 micrometri.

Come si formano le microplastiche

La produzione mondiale di plastica è cresciuta vertiginosamente negli ultimi 10 anni e le conseguenze sono oramai sotto gli occhi di tutti. Più plastica viene utilizzata, più ne viene buttata direttamente o indirettamente nei mari. Secondo Greenpeace ogni anno circa 12, milioni di tonnellate di plastica finiscono nei mari del Pianeta al ritmo di un camion al minuto.

Ma da dove arriva tutta questa plastica? Secondo studi recenti riportati da Greenpeace l’80% delle microplastiche si origina in ambienti terresti e da lì, trasportata dai fiumi, arriva nei mari di tutto il mondo.

Microplastiche intenzionali nei cosmetici

Le microplastiche, oltre a essere rilasciate dai nostri abiti sintetici durante i lavaggi in lavatrice, possono nascondersi anche nei detersivi e persino nei prodotti per la cura della persona. Saponi, creme, dentifrici, ecc. sono tantissimi i prodotti cosmetici che al proprio interno contengono microscopici frammenti di plastica.

Tuttavia, dal primo gennaio 2020 è scattato il divieto alle microplastiche nei prodotti cosmetici da risciacquo, che è già un bel passo avanti, ma non basta. Marevivo, infatti, consiglia di leggere l’etichetta dei prodotti e di stare alla larga da Polyethylene (Pe), Polymethyl methacrylate (Pmma), Nylon, Polyethylene terephthalate (Pet), Polypropylene (Pp).

I rischi delle microplastiche per la salute umana e l’ambiente

Le microplastiche, una volta rilasciate nell’ambiente, si accumulano negli animali, nei pesci e nei molluschi. E indovina poi dove vanno a finire?… Sulle nostre tavole e persino nell’acqua che beviamo, come denunciato anche dall’OMS.

Secondo uno studio condotto dalla University of Victoria pubblicato su Environmental Science & Technology ingeriamo da 39.000 a 52.000 particelle di plastica l’anno, e anche il doppio se si prende in considerazione quella inalata.

Alcuni inquinanti rilasciati dalle microplastiche (policlorobifenili o Pcb e diclorodifeniltricloroetano o ddt) che possono interfperire con il sistema endocrino umano, fino a produrre alterazioni genetiche e tumori. A oggi tuttavia, si non sono ancora chiari gli effettivi impatti sulla salute delle microplastiche che ingeriamo.