Boom di casi di scabbia in Italia. Scopri sintomi, cause, resistenze ai farmaci e consigli utili per proteggerti.
Per 10 anni le hanno detto “sono solo ormoni”, poi la diagnosi di PCOS: cos’è e perché si scopre tardi
Stampa articoloCi sono voluti dieci anni prima che i medici prendessero sul serio i disturbi di una giovane donna e le diagnosticassero la sindrome dell’ovaio policistico, una condizione che colpisce circa una donna su dieci in età fertile. Come riportato dal Daily Mail solo allora ha avuto una risposta ai forti dolori mestruali e ai cicli irregolari che la accompagnavano dall’adolescenza.
Olivia Ferro, 26 anni, cresciuta a Chicago, negli Stati Uniti, ha avuto il menarca a soli 10 anni. A 14 anni ha iniziato però a soffrire di intensi dolori addominali all’inizio del ciclo mestruale.
Nonostante le fosse stato detto che si trattava semplicemente di “cambiamenti ormonali”, l’anno successivo, a 15 anni, una cisti ovarica si è rotta, provocando un’infiammazione dell’appendice. È stata quindi sottoposta a un’appendicectomia d’urgenza.
Le è stata prescritta la pillola contraccettiva e, sebbene il farmaco abbia ridotto il numero di cisti ovariche, ha continuato a soffrire di cicli irregolari e dolorosi, oltre a gonfiore e stati infiammatori.
Dieci anni prima della diagnosi di PCOS
È passato quasi un decennio prima che i medici le diagnosticassero la PCOS (Polycystic Ovary Syndrome), una sindrome che interessa circa una donna su dieci in età riproduttiva e che influisce sul funzionamento delle ovaie, con possibili ripercussioni sulla fertilità.
La condizione si caratterizza per tre elementi principali: ovulazione irregolare, livelli elevati di testosterone e presenza di piccole sacche piene di liquido che si formano sulle ovaie.
Ne deriva un’ampia gamma di sintomi, tra cui cicli irregolari, aumento di peso, crescita eccessiva di peli e problemi di fertilità.
La diagnosi formale può richiedere da sei mesi a due anni e si stima che milioni di donne non sappiano di esserne affette.
Olivia Ferro ha raccontato: “Non riuscivo più a entrare in nessuno dei miei vestiti, ed è stato davvero difficile. Esci con le tue amiche e vuoi sentirti carina. Non sono mai stata una ragazza molto robusta, ma quando hai un attacco infiammatorio e non riesci a indossare il paio di jeans con cui ti senti meglio, questo influisce su come ti senti per tutta la serata e sulla tua vita.
“E poi c’era il dolore – continua Olivia Ferro – non riuscivo ad abbottonare i jeans, il mio stomaco era duro e mi sentivo malissimo, volevo solo restare a letto. Saltavo le lezioni a scuola e non riuscivo a rimanere seduta perché il dolore allo stomaco o al bacino era così forte. Ha un forte impatto anche sulla salute mentale: senti che il tuo corpo ti sta tradendo e non riesci a partecipare alla vita scolastica”.
Ricoveri, esami e difficoltà nel controllo del peso
A 17 anni, la giovane ha riferito di aver iniziato a soffrire di “episodi di nausea e vomito intensi”, con il suo corpo che entrava “improvvisamente” in shock settico. Ha spiegato che il numero dei globuli bianchi aumentava in modo marcato e che soffriva di dolore addominale cronico e stanchezza. I medici non sono riusciti a individuare l’origine o la causa dell’infezione settica e le è stata prescritta una terapia per la sindrome dell’intestino irritabile (IBS).
A 18 anni si era già sottoposta a diversi esami del sangue e controlli cardiologici; i medici avevano anche ipotizzato un’allergia al glutine.
Continuava ad avere cicli irregolari e attacchi infiammatori e ha raccontato di aver avuto difficoltà a perdere peso. Pur essendo alta 1 metro e 63 circa, allenandosi ogni giorno, gareggiando come atleta alle scuole superiori e seguendo un’alimentazione sana, il suo peso rimaneva stabile intorno ai 73,4 chilogrammi.
Nel 2018 si è iscritta all’università, dove ha studiato nutrizione, comunicazione e scienze occupazionali; ma nonostante un’alimentazione ricca di nutrienti e l’attività fisica costante, il peso non diminuiva.
Dopo anni senza risposte, la conferma clinica
Dopo essersi trasferita dagli Stati Uniti a Londra nel 2024, ha fondato insieme alla sorella Chloe un’azienda nel settore della salute femminile, SheMed, focalizzata sui farmaci GLP-1.
Nello stesso periodo, i suoi cicli sono diventati ancora più irregolari: sanguinava per due settimane, poi il flusso si interrompeva per riprendere nuovamente.
Nel Regno Unito si è sottoposta a diversi esami privati, tra cui test ormonali ed ecografia, e ha presentato i risultati al proprio medico di base (GP), che le ha diagnosticato la PCOS. Le è stato consigliato di sospendere “finalmente” la contraccezione ormonale per favorire la regolazione degli ormoni e le è stato suggerito di ottenere una prescrizione privata per un farmaco GLP-1. Dopo aver iniziato il trattamento con GLP-1 nel 2025, ha perso 13,6 chilogrammi, passando da 73,4 a 59,8 chilogrammi.
In poco tempo i suoi livelli di testosterone sono rientrati nei valori normali, le sue probabilità di fertilità sono migliorate e i cicli siano diventati più regolari. Ora punta a mantenere il peso raggiunto e non ha intenzione di interrompere il trattamento.
“Penso che sia importante fare domande e insistere per la propria salute” – ha dichiarato – “Nella salute femminile, in generale, non c’è sempre una risposta da manuale su cosa non va: credo che si debba iniziare a guardare al quadro complessivo”.
La PCOS può favorire l’aumento di peso aumentando la tendenza dell’organismo ad accumulare grasso attraverso la resistenza all’insulina, alterando gli ormoni che regolano fame e sazietà, rallentando il consumo calorico e, in alcuni casi, influenzando l’umore in modo da incidere sulle abitudini alimentari e sull’attività fisica.
Il Servizio Sanitario Nazionale britannico (NHS) non prevede indicazioni specifiche sull’impiego dei farmaci agonisti del recettore GLP-1 come trattamento diretto della sindrome dell’ovaio policistico. Nelle proprie pagine informative dedicate alla PCOS, l’ente sanitario sottolinea però che, nelle donne in sovrappeso o con obesità, la riduzione del peso corporeo può attenuare i sintomi e abbassare il rischio di complicanze a lungo termine, tra cui diabete di tipo 2 e patologie cardiovascolari.
La dottoressa Sue Mann, direttrice clinica nazionale per la salute femminile dell’NHS, ha dichiarato: “L’NHS offre una gamma di servizi di supporto per le donne con sindrome dell’ovaio policistico, tra cui supporto per la salute mentale, programmi di gestione del peso e servizi per la fertilità, oltre a centri dedicati alla salute femminile presenti sul territorio che forniscono assistenza specialistica nelle comunità.
“Sappiamo che per alcune donne con PCOS la perdita di peso e un’alimentazione sana ed equilibrata possono migliorare i sintomi, ma se avete dubbi o domande vi invitiamo a contattare il vostro medico di base”.