02 febbraio 2018 |

7 cose che forse non sapevi su The Post, il nuovo film di Steven Spielberg

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Ecco7 cose che forse non sapevi su The Post, il nuovo film di Steven Spielberg , dai veri obiettivi del film a come leggere una trama così ben architettata dal regista.

E’ uscita il 1 febbraio 2018 al cinema l’ultima attesissima opera di Steven Spielberg, The Post, film interpretato da due colossi del grande schermo: Meryl Streep e Tom Hanks.

Ed ecco 7 cose che forse non sappiamo su The Post, il nuovo film di Steven Spielberg.

  1. Il film è tratto dalla storia vera della giornalista Katharine Graham. Interpretata da Meryl Streep, nel 1971 è divenuta la prima donna alla guida del The Washington Post. Katharineprendendo in mano le redini dell’azienda, dopo la morte del marito, si scontrerà non soltanto con il testardo direttore del giornale, Ben Bradlee, intepretato da Tom Hanks, ma anche con un ambiente di potere da sempre in mano agli uomini. In particolare, Katharine si troverà a fronteggiare un’inaspettata situazione che la porrà davanti a domande di etica riguardo i Pentagon Papers.
  2. Cosa sono i Pentagon Papers? Si tratta di una relazione top secret di ben 7.000 pagine, piena di segreti governativi, nascosta per ben trent’anni e poi fatta emergere in seguito da Daniel Ellsberg, un analista militare che decise di mostrarla ad un giornalista del New York Times esperto di guerra e Vietnam, Neil Sheehan. I documenti andavano a dimostrare menzogne e corruzione dei Presidenti USA durante la guerra in Vietnam. Il New York Times la pubblicò il 13 giugno del 1971, con tanto di titolo in prima pagina “Archivio Vietnam: gli studi del Pentagono rivelano tre decenni di crescente coinvolgimento americano“. Naturalmente ciò provocò lo sgomento di tutti.
  3. Cosa vuole dirci Spielberg? La pubblicazione di questi Papers innescò una instancabile e ansiosa caccia alle fonti, nella incredibile difficoltà di riordinare una mole di materiale enorme e disordinato. Da qui l’inevitabile riflessione etica da parte di Katharine, nonché la riflessione su cui davvero Steven Spielberg vuole far soffermare il pubblico, ovvero il fatto che sia un dovere fondamentale per i giornalisti occuparsi della Storia, ed in particolare di questa, trasformando i Papers in documento comprensibile e tramandabile affinché  possa restare un’eredità per tutti.
  4. Perchè Katharine Grahm diventa la figura più importante di The PostSe qualcuno intendeva tirarsi indietro perchè troppo forti erano e sono i poteri con cui scontrarsi, non fu certo della stessa idea Katharine Graham. La decisione più difficile per lei, infatti, fu quella di schierarsi in una lotta contro le istituzioni della politica e della finanza. In questo Katharine non arretrò di un solo passo, tanto da portare i mass-media davanti alla Legge, fino alla Corte Suprema, per difendere quella libertà di stampa, resa sacra dalla Costituzione americana, fin dal Primo Emendamento.
  5. The Post è un film che inneggia alla libertà di stampa? Citando frasi del film: “La stampa dev’essere al servizio dei governati, non dei governanti. L’unico modo per difendere il diritto a pubblicare è pubblicare”. Quindi bisogna chiedersi se si possa abbandonare la battaglia della giustizia sulle vite umane, arrendendosi davanti a chi vuole imbavagliare l’informazione. Il potere governativo negli anni ’70 accusava costantemente i giornalisti, definendoli dei bugiardi e ficcanaso.
  6. The Post è film “femminista”? Chi avrebbe dato ascolto ad una giornalista donna con la fissa della giustizia e della libertà di stampa in un mondo completamente in mano agli uomini? Eppure successe, proprio ad una donna in un mondo di uomini. Maryl Streep interpreta come sempre solo lei sa fare una donna a tratti goffa e spaventata che, però, andrà avanti fino alla vittoria della sua battaglia. A sostenerla saranno proprio le donne americane che stavano prendendo coscienza del proprio ruolo nella società e trovavano in Katy una rappresentante.
  7. Il film vuole colpire un’obbiettivo? The Post è stato girato “d’urgenza” per non perdere la sua risonanza sull’attualità americana. Caratteristica del film è la tempistica: il film è infatti una sorta di instant movie, deciso e diretto in velocità da Spielberg, all’indomani delle elezioni che hanno portato alla presidenza degli Stati Uniti Donald Trump. Se negli anni Settanta era stato il Presidente Richard Nixon a opporsi al ruolo dei giornalisti, della libertà di stampa, di opinione e, di conseguenza, contro la democrazia del Paese, oggi la storia si ripete con Donald Trump. Ecco perché The Post, proprio ora.

Candidato a due premi Oscar, The Post ed è ritenuto prossimo per bellezza e intensità, al film Lincoln.

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