Chi sono i genitori elicottero e perchè è meglio non esserlo

I genitori elicottero sono quei genitori che sono “molto vicini ai loro figli” e che li aiutano a superare tutti gli ostacoli che incontrano, soprattutto in ambito scolastico. I genitori elicottero sono sempre sopra i propri figli e cercano di provvedere ai loro bisogni, indipendentemente dall’effettivo bisogno dei figli di vedersi risolti tutti i problemi, spesso ancor prima che si presentino.

La questione è decisamente spinosa perchè, non solo è alla base della costruzione di una personalità insicura e instabile ma anche “tiranna” così come l’hanno definita alcuni autori. Un figlio cresciuto con il continuo “aiuto” (anche non richiesto) da parte dei genitori, infatti, tende poi a considerare tutto ciò che ha, dovuto. Dovuto dai compagni, dalla società e dal mondo.

Inoltre, secondo la teoria dei genitori-elicottero, “l’iper-padre e l’iper-madre” hanno trasformato il desiderio di iscrivere i figli in una delle migliori università americane, in ossessione. Li vogliono vedere nelle accademie dell’eccellenza anche se non sono granché portati per lo studio. Anzi, proprio per questo: temono che senza una laurea al top, i loro ragazzi resteranno indietro in questo mondo sempre più competitivo. Solo che così li sottopongono a pressioni enormi: una porta aperta alla frustrazione e all’infelicità.

Risultati? La moltiplicazione dei casi di abuso di farmaci e stimolanti, gli studenti devastati che non riescono a tenere il passo, giovani in crisi perché incapaci di definire la loro identità.

Sepolti da montagne di giocattoli, vestiti, fotocamere, computer, telefonini, tavole per il surf e la neve o playstation, molti bambini finiscono poi per essere travolti dall’ansia di successo che divora i loro iper-genitori.

Che cosa c’è che non funziona nel sistema dei genitori elicottero, ovvero nella forte presenza dei genitori nelle scelte e nella vita dei figli “in difficoltà”?

Quello che non funziona è proiettare la propria ambizione smisurata sui figli, pensando più alla battaglia delle carriere che alla loro crescita emotiva. La costruzione della loro personalità, coinvolgerli nelle attività e responsabilità familiari è più importante che costruire un percorso per Harvard fin dagli anni dell’asilo. La cosa più importante da dare ai propri figli è consapevolezza, una robusta fiducia in se stessi. Indicare loro un percorso, anche col proprio esempio.

Come si aiutano i figli nella loro crescita emotiva?

Rispondiamo con le parole del noto pedagogista Daniele Novara:

«I ragazzi da noi cominciano a uscire di casa da soli, a fare i primi giri in bici dell’isolato, a 12-13 anni. Le prime esperienze sessuali le fanno a 16-17. In mezzo ci sono mille cose importanti per la maturazione. Quattro anni sono pochi, ma sono cruciali, non bisogna sbagliare. Quando decidiamo, di volta in volta, quanta libertà lasciamo loro, l’errore principale che rischiamo è quello di fare la scelta che minimizza la nostra ansia, anziché quella che stimola il loro senso di responsabilità. Invece dobbiamo capire che l’eccesso di protezione è dannoso, che se un ragazzino è pronto per andare a comprare qualcosa nel negozio in fondo alla strada, deve tentare. Anche se poi torna con l’acquisto sbagliato o paga più del dovuto. Certo, se vivi in un ghetto infestato di criminali è diverso, ma chi legge libri come questo in genere abita in quartieri sicuri. Dobbiamo imparare a dominare l’ansia, accettare che la crescita di nostro figlio è fatta anche di questo: io li chiamo “fallimenti di successo”. E pazienza se qualche sera dovremo restare svegli più a lungo chiedendoci se in quel momento nostro figlio si sta comportando da persona matura».

Consiglio la lettura dell’articolo seguente, tratto dal BLOG www.ferrandoalberto.blogspot.it e dal sito www.ferrandoalberto.eu e sul libro “Come crescere mio figlio

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