Mamma contro gli insegnanti su TikTok: sicure che abbia torto?

di Romina Ferrante


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In queste ore ha fatto molto scalpore il video della tik toker Emma Guiducci, la mamma palermitana che si è scagliata contro le maestre del figlio, pubblicando un video che lo ritraeva piagnucolante mentre era intento a fare i compiti.

La donna si è sfogata contro i maestri, colpevoli, a suo dire, di lasciare troppi compiti a casa, rendendo così  impossibile lo svolgimento di altre attività, altrettanto importanti, come il gioco e lo sport.

Il video è diventato subito virale sui social con migliaia di visualizzazioni e una valanga di commenti e ha innescato un vero e proprio dibattito, che ha diviso gli utenti, tra chi le ha dato ragione e chi sostiene che sia passato un messaggio diseducativo.

emma guiducci

Emma Guiducci

Mamma Emma si è presto scusata sui social con queste parole: “L’ultima battuta è stata veramente eccessiva” – ha commentato la tik toker palermitana – “chiedo scusa alla categoria per avere utilizzato la parola schifo. Il mio è stato un semplice sfogo di una donna stanca che vede il figlio che non ce la fa. Quello che provo io lo provano quotidianamente tante persone. In realtà raramente ho avuto problemi con i compiti e i miei bambini vanno bene a scuola. Ma in quel momento ho avuto una crisi e l’ho condivisa non mi sarei mai aspettata tutto questo vortice mediatico”.

Non solo compiti, oltre alla scuola c’è di più

Nonostante i modi scomposti della mamma palermitana, siamo sicuri che la donna abbia torto? Il video su TikTok  è servito a rilanciare un dibattito in realtà aperto da tempo nella scuola italiana e non solo, una discussione che divide ancora istituzioni, genitori e insegnanti.

È giusto che dopo tante ore trascorse a scuola i bambini debbano continuare a impiegare tutto il loro tempo nel fare i compiti a casa, senza poter giocare, riposarsi e vivere a pieno il rapporto con i fratelli, la famiglia ed essere semplicemente bambini?

Vediamo quali sono i pro e i contro dei compiti a casa. Coloro che sono favorevoli ai compiti a casa sostengono che questi siano fondamentali per automatizzare certi processi come la lettura, stimolare la curiosità, il ragionamento e l’apertura mentale e permettere nel tempo di imparare un metodo di studio e rafforzare l’autonomia dello studente.

Questo potrebbe essere vero se i compiti fossero legati a un feedback da parte degli insegnanti, che però spesso non hanno nemmeno il tempo di correggerli, rendendo così vano lo sforzo richiesto ai ragazzi.

Dare compiti poi non è di certo un gioco da ragazzi. Gli insegnanti assegnano agli alunni, salvo rare eccezioni, gli stessi compiti, ma questi potrebbero essere troppo facili per alcuni e troppo difficili per altri, con il rischio di doversi fare costantemente aiutare dagli adulti e non sviluppare quell’autonomia indispensabile per la crescita dell’alunno. Sarebbe, invece, opportuno differenziare i compiti in base agli allievi e ai loro diversi stili cognitivi, ma spesso non c’è il tempo, né la voglia di farlo.

I genitori stessi spesso pretendono dai bambini prestazioni superiori a quelle richieste dalle stesse maestre, generando nei loro figli frustrazione e disamore per la scuola.

L’apprendimento dovrebbe prima di tutto avvenire in classe e stimolare le diverse abilità cognitive dello studente, non solo la capacità mnemonica, utile ai fini dell’interrogazione, ma anche il problem solving e il pensiero divergente.

I compiti a casa servono davvero?

L’efficacia dei compiti a casa non è stata dimostrata. Si assegnano e svolgono solo perchè così si è sempre fatto. Come ha affermato il professore universitario Harris Cooper della Duke University, che ha realizzato uno studio approfondito sul tema, raccogliendo e vagliando 120 studi nel 1989 e altri 60 nel 2006, i compiti apporterebbero benefici solo in base all’età e per non più di due ore al giorno.

In particolare, secondo la ricerca i compiti a casa avrebbero un impatto negativo sullo studio, spingendo gli alunni a finire per odiare la scuola. Per i bambini delle scuole elementari e delle medie, le ricerche condotte da Cooper sostengono che lo studio in classe apporti più benefici, mentre i compiti in più a casa non sono altro che lavoro extra, non necessario.

Alle superiori i compiti offrirebbero alcuni benefici, ma per non più di due ore al giorno. Dopo le due ore, i benefici tendono a diminuire progressivamente.

A nostro avviso sarebbe necessario trovare il giusto equilibrio e non esagerare con i compiti, magari programmandoli su base settimanale, così da dare il tempo all’alunno e alle famiglie di organizzarsi.

Se un bambino ha già trascorso diverse ore a scuola è impensabile, oltre che ingiusto, sottoporlo a un ulteriore stress una volta rientrato a casa. I compiti assegnati non dovrebbero poi essere noiosi e ripetitivi, ma stimolanti, così da accrescere l’interesse e la voglia di imparare dello studente.

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