Donne facciamoci avanti: riflessioni “italiane” sul libro di Sheryl Sandberg

Gli stereotipi sono fallaci e dannosi. Quelli di genere, poi, sono mortiferi. Le donne combattono tutti i giorni con una considerevole mole di convinzioni stratificatesi nel tempo grazie all’opera instancabile di persone poco intelligenti, scarsamente in contatto con la cultura e parecchio spaventate di perdere i propri privilegi a causa dei talenti altrui.

Consolidare nell’immaginario collettivo la convinzione che le donne sono naturalmente tendenti agli sbalzi umorali, allergiche alle materie scientifiche e poco inclini alla leadership è il metodo perfetto per escluderle da alcuni segmenti del mercato del lavoro e relegarle in posizione subalterna.

Ancora oggi vedere una donna in posizione apicale stupisce e fa correre immediatamente la mente al pensiero “chissà se avrà dei figli, sai quante rinunce…”. Una persona per la quale provare compassione. Siamo messi male, molto male.

Il libro di Sheryl Sandberg, direttore operativo di Facebook, ha rivitalizzato un dibattito che è bene tener sempre vivo e partecipe.

Nella narrazione autobiografica dell’autrice americana vengono affrontati aspetti interessanti della declinazione di genere nel mondo del lavoro. Uno di questi è lo “sconto di genere” con il quale rappresenta l’atteggiamento in base al quale se “un uomo aiuta un collega scatta, in colui che ne beneficia, una immediata riconoscenza verso il gesto solidale mentre, lo stesso automatismo non si rinviene nel caso in cui l’ausilio provenga da una donna.

La spiegazione risiederebbe nella comune convinzione che le donne amano aiutare il prossimo, ci sono portate naturalmente, quindi perché essere riconoscenti?

La riprova di tale convincimento è osservabile nella reazione al diniego di prestare aiuto da parte della donna al suo collega uomo. Il commento è aspro, stupito e negativo, se non malevolo! Ma come? E lo spirito materno?

Le aspettative condizionano l’agire e alterano la percezione dei comportamenti. Ciò che ci si aspetta da una donna differisce profondamente da quanto ci si attende da un uomo. Quando la realtà non coincide con le aspettative, la superficialità e l’ignoranza portano ad un meccanico e un rapido riallineamento a partire dall’aspettativa mentre, l’intelligenza e la cultura del rispetto per l’individuo e per il talento portano alla riflessione sul valore intrinseco all’aspettativa. E’ il cambiamento culturale che può fare la differenza. E’ il superamento dello stereotipo di genere che potrà condurci a ridisegnare le relazioni fra i generi in chiave paritaria.

La Sandberg scrive: “Le aspettative non saranno fissate per genere, ma a seconda delle passioni, dei talenti e degli interessi personali”.  Una rivoluzione copernicana nella quale tutti dobbiamo impegnarci.

Trovo del tutto condivisibile l’analisi circa l’insufficienza di sicurezza che porta le donne a sminuirsi e a non negoziare al meglio le proprie prestazioni lavorative; siamo troppo timorose e ancora non abbastanza esperte per far apprezzare le nostre competenze. Abbiamo bisogno di allenamento.

Nel fare queste considerazioni, è importante non dimenticare che la cultura anglosassone è profondamente diversa dalla nostra. Il ruolo delle donne e il loro impegno lavorativo maturano in un humus differente. Nella cultura anglosassone le ragazze crescono interiorizzando il concetto di potenzialità, studiano e maturano con la consapevolezza che quando vorranno mettersi alla prova potranno farlo.

La propensione alla felicità inserita nella Dichiarazione d’Indipendenza americana è un bene in appannaggio ad ambo i generi: uomini e donne.

L’italica penisola è ancora, ahinoi, un luogo in cui la parità di genere intesa come uguali opportunità di accesso al mercato del lavoro, alla progressione di carriera e al trattamento economico non differenziato si profila lontana. Facciamo fatica a scrollarci di dosso le responsabilità legate all’accudimento di figli, mariti e genitori, lottiamo perennemente contro il senso di colpa che ci assale per il tempo trascorso a fare altropoiché, a ben vedere, in ogni momento ci sarebbe qualcosa di urgente cui prestare attenzione.

E’ pure è importante sostenere il dibattito, mantenere alta l’attenzione sul tema del pari diritto all’accesso al mondo del lavoro e sul riconoscimento del merito, della bravura, della competenza e dell’impegno. Ogni mattone posto sulla costruzione della parità di genere è ben accetto e rappresenta un passo in avanti.

Con Francesca Vitelli abbiamo curato inoltre:

Imprenditoria femminile 2012 Campania

Look da ufficio: come eravamo e come siamo diventate

A cura di Cinzia Rampino

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