13 Dicembre 2018 |

Tutto sul diabete: cause, sintomi, tipologie e dieta

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Il diabete mellito (questo il suo nome completo) rappresenta una malattia cronica che riguarda il metabolismo umano. Questo consiste principalmente in un alto livello di zuccheri nel sangue dovuto ad una insufficiente produzione o ad una azione inadeguata dell’ormone dell’insulina. La condizione prima descritta viene chiama iperglicemia.


Quante tipologie di diabete esistono

Anche se il diabete è sempre legato all’ormone dell’insulina in base al suo mancato funzionamento o alla sua bassa presenza, esistono diverse tipologie di diabete.

Diabete di tipo 1: assenza totale di insulina

Chiamato anche diabete insulino-dipendentediabete giovanile, si sviluppa nel periodo infantile e adolescenziale e riguarda circa il 10% dei casi. In questo caso il sistema immunitario distrugge le cellule beta (atte a produrre insulina) perché non le riconosce appartenenti all’organismo ma nocive. Questa malattia viene quindi chiamata autoimmune perché è il nostro sistema immunitario che lavora contro il nostro organismo. La mancanza di insulina è irreversibile, questo vuol dire che un paziente a cui viene diagnosticato il diabete di tipo 1 sarà costretto a vita a dover ricorrere a dosi di insulina.

Diabete di tipo 2: ridotta sensibilità all’insulina

Il diabete di tipo 2 rappresenta invece il 90% dei casi. Questo, a differenza del primo, si manifesta in un’età più matura, verso i 40 anni e colpisce soggetti in sovrappeso oppure in condizioni di obesità. Il difetto, in questo caso, riguarda la scarsa produzione di insulina oppure l’insulina è presente ma la sua azione è inadeguata a soddisfare l’organismo. Parliamo quindi di deficit di secrezione di insulina e insulino resistenza. Da entrambe le cause scaturisce il medesimo risultato: un alto livello di glucosio nel sangue (iperglicemia).

Altri tipologie di diabete

Oltre alle due principali categorie di diabete ne esistono altri più particolari:

  • Diabete di tipo 3: questa tipologia è ancora in via di definizione ma sembrerebbe riguardare soprattutto le persone in un’età avanzata. Il diabete di tipo 3 si caratterizza oltre che da iperglicemia anche da demenza e deficit di insulina a livello cerebrale. Viene scambiato spesso per quello di tipo 2.
  • Diabete gestazionale: grazie alla variazione ormonale che avviene durante il periodo della gravidanza spesso può verificarsi un diabete gestazionale, quindi un’alterazione del metabolismo glucidico. Questa condizione tende a regredire dopo il parto ma ci sono stati casi in cui la condizione di persistenza di iperglicemia ha portato alla evoluzione di quello di tipo 2 ed è per questo che dopo il parto è importante tenere sotto controllo questo aspetto.

Cause del diabete

In generale le cause del diabete possono essere associate a fattori genetici ed ambientali ma variano in base alla tipologia da affrontare. Quello di tipo 1 è legato certamente ad una predisposizione genetica, non obbligatoriamente ereditaria. Nel caso di quello di tipo, 2 oltre ai fattori genetici,  si sommano condizioni come l’obesità, la vita sedentaria oppure lo stress. Altre malattie che affaticano ad esempio il pancreas possono sicuramente avere una grande incidenza sulle cause di formazione di questa malattia. Dal punto di vista medico le cause più comuni sono la presenza di questi fattori:

  • Obesità (BMI maggiore o uguale a 30 kg/m2 per il DM2)
  • Ipertensione (PAS maggiore o uguale a 140 mmHg e\o PAD maggiore o uguale a 90mmHg)
  • Colesterolo HDL (minore o uguale a 35 mg/dl)
  • Trigliceridi (maggiori o uguali a 250 mg/dl)

Sintomi del diabete

L’evidenza dei sintomi del diabete è diversa a seconda della tipologia. Nel tipologia 1 ad esempio possiamo notare un aumento del volume e delle urine, aumento della sensazione di sete ed un dimagrimento improvviso non dovuto a variazioni di dieta, ma bensì dal fatto che non vengono trattenute sostanze nutritive nel corpo.

Nel diabete di tipo 2 invece le cose si complicano. La scoperta di questo può avvenire in modo del tutto casuale e soprattutto tardivo. Molte persone scoprono infatti anche dopo mesi o anni  di avere la malattia e per questo motivo è molto probabile una diagnosi che presenta complicanze in stato avanzato. Anche se meno visibili, i sintomi del diabete di tipo 2 sono solitamente sensazione di stanchezza, aumento della necessità di urinare, aumento della sensazione di sete, perdita di peso e visione offuscata.

Come diagnosticare il diabete

Se avete riscontrato alcuni dei sintomi prima citati e volete capire se siete soggetti a diabete dovete inanzi tutto fare un esame glicemico. Il livello di glicemia può essere analizzato attraverso diverse operazioni come un prelievo venoso, l’emogasanalisi e il prelievo ematico capillare. Solitamente si consiglia però di andare ad analizzare la curva di carico del glucosio, esame in cui si rileva una fluttuazione glicemica nel nostro corpo prima a digiuno e poi con dosi ad alta concentrazione di glucosio. Questo serve ad analizzare le variazioni della glicemia nel sangue e quindi in che modo e con quale velocità questo viene smaltito dal nostro organismo.

Se i risultati sono al di sopra del limite (126 mg/dl) si procede alla diagnosi di questa malattia, nel caso contrario è possibile continuare un’analisi approfondita perché il rischio della presenza del diabete non è ancora stato scartato del tutto. A questo punto il paziente viene sottoposto ad un test orale di tolleranze al glucosio. Se la glicemia è inferiore a 140 mg/dl non ci sono rischi al momento, se questa varia dai 140 mg/dl ai 200 mg/dl è importante tenere sotto controllo la glicemia perché c’è una percentuale di probabilità che possa insorgere questa malattia. Se la glicemia supera o eguaglia i 200 mg/dl siamo davanti sicuramente ad una forma di diabete.

Dieta diabete mellito

Combattere ma soprattutto prevenire questa malattia significa seguire una dieta a basso indice glicemico, in altre parole un regime alimentare ricco di verdure, proteine, frutta (con moderazione) e povero di carboidrati. Pane e pasta non vengono banditi, ma non c’è dubbio che in una dieta bisognerà mangiarne pochi e soprattutto saperli scegliere.

L’obiettivo è prevenire la comparsa del diabete di tipo 2, che è la forma più frequente. Si tratta di una malattia che colpisce soprattutto soggetti di età adulta che seguono una dieta poco bilanciata e conducono una vita sedentaria. Sono persone che di solito soffrono anche di insulino-resistenza e presentano un livello di glicemia al di sopra dei valori normali, motivo per cui, come nel caso della dieta Montignac, è bene scegliere i cibi a basso indice glicemico. Questo indice misura la velocità con la quale i cibi ingeriti provocano un aumento della glicemia. Via libera a tutti i cibi leggeri, poveri di zucchero. Vanno bene le proteine di origine animale e vegetale, le verdure e la frutta (ma quest’ultima con moderazione), tenendo conto però che alcuni frutti come banane e fichi e i legumi hanno un indice glicemico più alto, quindi vanno consumati con parsimonia. Bisogna inoltre incrementare il consumo di alimenti ricchi di fibre e consumare pane e pasta in piccole quantità e possibilmente di farina integrale. Si possono mangiare anche formaggi e affettati magri, ma non più di due volte a settimana.

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