Educazione dei figli: la teoria delle finestre rotte

La teoria delle finestre rotte fu elaborata nei primi anni ottanta dagli psicologi, J. Q. Wilson e G. Kelling, in seguito a uno studio da loro condotto nel quale dimostravano quanto segue: “se in un quartiere, una finestra di un edificio dismesso viene rotta da qualcuno, e non si provvede a ripararla al più presto, in poco tempo anche tutte le altre finestre saranno rotte; ad un certo punto qualcuno entrerà abusivamente nell’edificio e qualche tempo dopo l’intero palazzo diventerà teatro di comportamenti vandalici”. In pratica, lo studio mette in luce come la migliore strategia per prevenire gli atti vandalici sia riparare immediatamente le finestre rotte.

Si vide invece che riparando le finestre rotte il prima possibile e dando il buon esempio anche agli altri cittadini, il degrado non aumentava e non dilagava. L’unica soluzione per arginare il fenomeno “finestra rotta” verso uno “finestre rotte” era perciò risolvere il problema quando era allo stato embrionale, pena l’irreversibilità del processo.

La teoria delle “finestre rotte” si applica all’educazione dei figli e in famiglia poiché ci dice che se i genitori non danno il buon esempio, insegnando ai propri figli regole ben precise e rispetto per sé, per gli altri e per l’ambiente in cui vivono, prima o poi tutti i componenti della famiglia imiteranno i comportamenti sbagliati “dei grandi”. I nostri bambini, infatti – come insegnava Maria Montessori– sono spugne che assorbono tutto: sia buoni sia cattivi esempi! Ciò che vedono fare a noi nel bene e nel male diventerà in futuro il loro bagaglio che si porteranno dietro tutta la vita.

In particolare, gli studiosi delle finestre rotte si accorsero anche che nelle aree metropolitane dove vi era maggiore incuria, sporcizia e disordine, il tasso di criminalità era più elevato. Queste condizioni, in genere, creano infatti nelle persone un senso di deterioramento, disinteresse, noncuranza, determinando una escalation di danneggiamenti e criminalità. Insomma, se c’è un vetro rotto e non viene riparato, presto ce ne saranno altri, e poi altri ancora.

Esperimenti e osservazioni sugli studi psico-pedagogici

E’ evidente che un atteggiamento che tende all’abbandono porta anche alla rottura del sistema di controllo di una comunità. Un quartiere in cui le famiglie si prendono, invece, cura delle loro case, delle loro strade, degli altri, può migliorare in pochi anni o addirittura in pochi mesi. Il vandalismo, di contro, può presentarsi ovunque una volta che le barriere, il senso di mutuo rispetto e i doveri di civiltà vengono abbassati da azioni che sembrano trasmettere il segnale del “a nessuno importa nulla”.

In un esperimento fatto nel 1969 negli USA dal Prof. Philip Zimbardo si notava quanto segue: in strada vengono lasciate due automobili identiche in tutto, anche nel colore. Una viene abbandonata in una zona povera e disagiata del Bronx; l’altra a Paolo Alto, zona residenziale della California. Che cosa accadde dopo poco tempo?

Nel Bronx l’autovettura viene smantellata in poche ore; tutto ciò che può essere utile viene rimosso e portato via e sul posto viene lasciata solo la carcassa dell’auto. Al contrario, l’automobile abbandonata a Palo Alto, rimane intatta.

Dopo una settimana, quando la vettura abbandonata nel Bronx era stata completamente demolita e quella a Palo Alto era ancora intatta, i ricercatori decisero di rompere un vetro della vettura a Palo Alto. I ricercatori assistettero alla stessa dinamica di vandalismo che avevano registrato nel Bronx: furto, violenza e vandalismo ridussero il veicolo nello stesso stato di quello abbandonato nel quartiere malfamato di New York.

Aiutiamo i nostri figli a crescere bene, ad aggiustare le cose, ad avere rispetto dell’ambiente in cui vivono. L’esempio è la più alta e naturale forma di insegnamento che possiamo dargli. Riparare le finestre e non cedere al degrado o all’assuefazione di esso ci rende persone capaci di rispetto e buoni cittadini.

 

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