Disturbi alimentari infantili: il rifiuto del cibo

Il rifiuto del cibo da parte dei bambini suscita sempre grandi preoccupazioni in genitori apprensivi che in questi casi si rivolgono prima al pediatra e poi a uno psicologo. I disturbi alimentari nella fase dello sviluppo sono particolarmente frequenti e spesso non è affatto semplice risalire alle cause.

In realtà esistono dei veri e propri momenti critici nello sviluppo del bambino, in cui possono presentarsi piccoli rifiuti di cibo che nella maggior parte dei casi durano un brevissimo periodo, Per esempio uno di questi momenti potrebbe riguardare la fase dello svezzamento, quando si passa da una dieta liquida a cibi più consistenti, che non sempre vengono immediatamente graditi dal bimbo, poiché l’introduzione di un cibo nuovo può generare ansia. Un bambino, anche se molto piccolo, accoglie le novità con una certa diffidenza, e dovrà essere la madre, in qualche modo, a dare più sicurezza al piccolo.

Capita frequentemente, inoltre, che il bambino rifiuti alcune categorie di alimenti e che mangi volentieri soltanto alcuni cibi: ad influenzare questo tipo di atteggiamentipotrebbero anche essere alcune caratteristiche dei cibi, dettagli su cui un adulto non si soffermerebbe mai: colore, forma, consistenza. In questi casi è consigliabile cercare di stimolare l’appetito del bambino con cibi e sapori nuovi, in modo tale che in ogni caso si segua un regime alimentare vario.

Ci sono alcuni bambini che respingono il cibo semplicemente attraverso condotte di rifiuto altri invece ricorrono al vomito, cosa che generalmente allarma i genitori e li scoraggia dal forzare i figli a mangiare. Nel caso in cui questa situazione vada avanti per almeno un paio di settimana, è caldamente consigliato rivolgersi ad un medico, perché a lungo andare, e nei casi più gravi la situazione potrebbe evolversi in un vero e proprio disturbo della nutrizione della prima infanzia, che generalmente causa una significativa perdita di peso. La situazione più grave che si possa presentare è quella di un’anoressia vera e propria, ma è un fenomeno molto raro in età infantile, dove per lo più viene abbinato a gravi disturbi mentali.

COME ACCADE
Generalmente l’esordio di uno dei sintomi legati ai disturbi alimentari nei bambini è legato ad eventi specifici: una malattia, un trasloco, un contesto nuovo, oppure l’affidamento ad una figura o persona nuova, come spesso accade quando si portano i bambini al nido o a scuola. Il bimbo percepisce la maestra come una figura che vuole sostituirsi alla madre e che avendo delle abitudini differenti viene percepita come intruso. In questi casi, quindi, è fondamentale la cooperazione tra genitori e “badanti”, che dovranno valutare insieme le scelte relative alle modalità di somministrazione e scelta degli alimenti sia a scuola che in casa.

COSA FARE
Se si tratta di sintomi passeggerei non c’è motivo di allarmarsi più del dovuto, basta prendere il bimbo per le buone e cercare di stimolare la fame con piatti prelibati ma sani. Nel caso in cui il problema diventi più importante, sarà opportuno rivolgersi ad un pediatra che probabilmente inquadrata l’entità della cosa potrebbe consigliare una visita psicologica o addirittura una terapia familiare, che consentirebbe ai membri della famiglia di comunicare ad un livello più profondo. L’importante per i genitori è non lasciarsi prendere dal panico, perché i bambini percepirebbero ulteriormente ansia.

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