Maschere di Carnevale, quali sono le più famose: i costumi più belli

di Redazione

Maschere di Carnevale

Allegre, colorate, festose. Fanno subito venire in mente grandi festeggiamenti e offrono la possibilità di “cambiare identità”, se non altro per qualche ora. Diffuse in tutto il mondo, sono travestimenti della tradizione, reinterpretati in chiave moderna e ironica.

La storia delle maschere di Carnevale inizia proprio dalla maschera, un manufatto che copre il viso o parte di esso. Nota fin dalla preistoria, in origine si lega a rituali religiosi, poi approda alle feste popolari. Incerta l’etimologia della parola. Secondo alcuni, avrebbe origine preindoeuropea, da “masca”, cioè “fuliggine” o “fantasma nero“.

Secondo altri, con una somiglianza con la prima ipotesi, deriverebbe dal latino tardo e medievale “masca”, cioè “strega“, tuttora utilizzato in tal senso nella lingua piemontese. Anche nell’alto tedesco si trova una traccia di questo termine, in particolare nel provenzale “masc”, cioè “stregone“. Così, da un significato originale si arriva a quello di fantasma. L’evoluzione linguistica porta probabilmente all’aggiunta di vocali e consonanti.

Potrebbe anche esserci un legame con la locuzione araba “maschara” o “mascharat”, cioè “buffonata”, “burla”, derivante dal verbo “sachira”. Il “Dizionario etimologico italiano” di Carlo Battisti e Giovanni Alessio lo riconosce come relitto del sostrato pregallico, riconducibile al termine “baska” da cui abbiamo il verbo francese “rabacher”, cioè “fare fracasso“.

Le maschere italiane più famose

In Italia c’è una lunga tradizione in fatto di maschere di Carnevale. Ognuna di essa si lega a regioni e luoghi: è stata resa celebre dalla commedia dell’arte e richiama caratteristiche, pregi e difetti universali. Sono un simbolo.

Cominciamo da quella che, probabilmente, è la maschera più famosa: Arlecchino. È tipicoa della città di Bergamo, in Lombardia. Arlecchino è un bambino che deve partecipare a una festa in machera a scuola: dato che la mamma non soldi per cucirgli un vestito, gli amici gliene donano ognuno un pezzetto del proprio.

Così nasce quel costume di Carnevale così colorato. Nella commedia dell’arte è un servo pigro e imbroglione, ma anche sfortunato. Rimaniamo a Bergamo con la maschera di Brighella: al contrario di Arlecchino, è un servo furbo, sempre pronto ad attaccare briga e fare qualche imbroglio.

Come è facile intuire dal nome, anche Meneghino è originario della Lombardia, in particolare di Milano. È un uomo di buon senso, molto saggio, che prende in giro i nobili e gli aristocratici per i loro vizi.

Ci spostiamo a Venezia per un’altra maschera molto famosa: Colombina. Non tutti lo sanno, ma è la moglie di Arlecchino ed è una serva scaltra. Si trova sempre in combutta con la sua padrona, soprattutto per qualche intrigo amoroso. Le fa la corte, senza successo, Pantalone: quest’ultimo è un ricco mercante, non proprio giovane, che ci prova con ogni donna che incontra. È famoso per la sua avarizia.

A tenere alti i colori del Piemonte e della Liguria ci pensano Gianduja e Capitan Spaventa. Gianduja, tipico di Torino, è un popolano bonaccione: ama il vino e il buon cibo, quindi nella rappresentazione classica ha spesso un boccale in mano. Si caratterizza per la grande allegria, ma anche per essere un po’ svampito

Del tutto differente il personaggio di Capitan Spaventa: è uno spadaccino innamorato. Non si separa mai dalla sua spada, è presuntuoso e si vanta di essere un abile combattente.

Alla scoperta delle maschere di Carnevale

Il nostro viaggio alla scoperta delle maschere di Carnevale più famose ci porta adesso in Emilia-Romagna, dove da tradizione ce ne sono ben due davvero storiche. Sandrone è originario di Modena: rappresenta un contadino furbo e scaltro, che ha umili origini. Non riesce a parlare un italiano forbito, nonostante provi in ogni modo a darsi un’aria colta. Il risultato è molto comico.

Balanzone, invece, è bolognese. Si tratta di un professionista (medico o avvocato) che dispensa consigli e vuole porsi come persona di cultura. In realtà parla un latino maccheronico e usa termini aulici un po’ a casaccio e senza senso.

Passiamo alla Toscana. È di casa a Firenze, invece, Stenterello. È un tipico popolano fiorentino, sfortunato ma sempre allegro. Saggio e con tanto ingegno, anche se la sorte gli è avversa, affronta la vita con ottimismo. A Viareggio incontriamo Burlamacco. Nasce negli anni Trenta del Novecento ed è un omaggio alla tradizione italiana: il suo abito, dunque, prende in prestito dettagli dalle altre maschere di Carnevale.

Nel Lazio la tradizione ci propone in particolare due personaggi. Il primo è Rugantino: nonostante il suo vestito da gendarme, rappresenta in realtà il popolo bonario. È pigro, ma ama i buoni sentimenti e la giustizia. Al suo opposto c’è Meo Patacca, che è un attaccabrighe armato di fionda e coltello: un vero bullo, sempre pronto a litigare!

Tradizioni del Sud, da Pulcinella a Peppe Nappa

Dulcis in fundo, arrivano le maschere di Carnevale del Sud dell’Italia. Pulcinella è la maschera di Napoli, probabilmente una delle più famose di tutta l’Italia. Rappresenta un servo, svogliato e sempre alla ricerca di qualche espediente per non lavorare, mangiare e magari racimolare qualche soldo.

Dato che però è ingenuo e bonaccione (quindi ha un cuore buono), combina sempre qualche guaio: il suo ingegno, però, trova sempre una soluzione. Napoletano è anche Tartaglia: lui è goffo e balbuziente ed è un avvocato spocchioso e superficiale.

A Putignano, in Puglia, il signore del Carnevale è Farinella, che deve il suo nome a una tipica farina del luogo: rappresenta le caratteristiche della gente locale. Beppe Nappa ci porta in Sicilia: è tipico di Sciacca e rappresenta un servo svogliato, che indossa abiti grandi e rattoppati. Combina sempre qualche guaio e, puntualmente, viene colto sul fatto.

Si conclude così il nostro bellissimo viaggio tra le maschere di Carnevale più belle: qual è la vostra preferita?


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