Violenza assistita, quali conseguenze sui minori

di Romina Ferrante

Quando si parla di violenza assistita ci si riferisce a qualsiasi tipo di violenza (fisica, verbale, psicologica) su altre persone di cui il bambino fa direttamente o indirettamente esperienza.

Tantissimi sono i bambini che ogni anno assistono a violenze e maltrattamenti all’interno delle mura domestiche, cosa che può avere delle profonde conseguenze sul loro sviluppo cognitivo, comportamentale e sociale.

Scopriamo insieme i principali effetti della violenza assistita.

I danni della violenza assistita

L’esposizione alla violenza può avere degli effetti sia sul breve che sul lungo periodo. I testimoni di atti di violenza domestica possono riportare danni fisici (pugni, calci, oggetti lanciati) nel tentativo di difendere la persona vittima del maltrattamento, cosa che influenzerà a sua volta la sfera psicologica ed emotiva e le relazioni con gli altri.

Ben presto compariranno problemi di depressione, bassa autostima, ansia, aggressività, incapacità di gestire la rabbia, stati di agitazione ed irrequietezza, difficoltà nel relazionarsi con gli altri, sonno disturbato da incubi o enuresi notturna, propensione alla somatizzazione, capacità empatiche ridotte, comportamenti regressivi, autolesionisti, disturbi alimentari, bullismo, uso di alcol e sostanze, scarso rendimento scolastico a volte legato a problemi di apprendimento.

Il dolore e la sofferenza che questi bambini portano dentro non viene considerata dai genitori e questo li induce a nutrire sentimenti di svalutazione e perdita di fiducia nel fatto che gli adulti si prenderanno cura di loro. Si sentono impotenti e nello stesso tempo colpevoli e responsabili per quanto sta accadendo.

In molti casi i bambini sviluppano nei confronti della madre un atteggiamento iperprotettivo e di accudimento facendosi carico di responsabilità che non spettano a loro. In altri casi i minori adottano comportamenti compiacenti e iniziano a prendere le parti dell’uno e dell’altro genitore, creando delle triangolazioni e dinamiche comunicative malsane.

Spesso il bambino esposto alla violenza svilupperà un tipo di attaccamento insicuro, quello “evitante”, quando l’allontanamento della madre genera un atteggiamento evitante nei suoi confronti e quello “ambivalente”, quando la separazione con il genitore scatenerà la rabbia e l’angoscia del bambino.

I maschi cresciuti in questi ambienti impareranno che è normale disprezzare le donne, percependo la figura femminile come inferiore e quindi oggetto di un potere di dominio e controllo accettabile, mentre le femmine, invece, identificandosi con la madre svilupperanno una bassa autostima, si sentiranno fragili e insicure e andranno alla ricerca in futuro di relazioni non paritarie.

In tutti i casi i minori cresceranno con modelli genitoriali disfunzionali, imparando che la violenza è ammissibile e interiorizzando comportamenti sbagliati fin dalla più tenera età.

LEGGI ANCHE: Violenza sulle donne: i campanelli d’allarme da non sottovalutare e Violenza sulle donne, i numeri terrificanti dell’ “amore” malato

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