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Donne e minori sempre più esposti online, scoperto un nuovo sito con foto intime rubate
Stampa articoloDopo il caso Phica, spunta una nuova piattaforma pornografica illegale che pubblica immagini rubate di donne e minori senza consenso. Il fenomeno non è isolato. Negli ultimi mesi, siti come “Phica”, “Mia Moglie”, “Cum Tribute Italia” e “Ragazze VIP italiane” hanno già mostrato quanto sia estesa questa rete sommersa. Alcuni portali sono stati oscurati, ma altri continuano a nascere.
La nuova piattaforma, scoperta da Fanpage, introduce un meccanismo ancora più insidioso. Non esistono archivi permanenti. Le immagini compaiono in “stanze virtuali” temporanee, le cosiddette “slut room”, che spariscono dopo circa dieci minuti. Il tempo sufficiente per scaricare i contenuti e diffonderli altrove.
La testata online ha scelto di non divulgarne il nome per evitare qualsiasi forma di pubblicità o rischio di emulazione.
Contenuti violenti e linguaggio degradante
All’interno di queste stanze emergono contenuti espliciti accompagnati da titoli violenti e degradanti. Tra questi: “Mostro le mie vacche”, “Teen 14-16”, “La figlia della mia compagna per voi”.
Non si tratta solo di pornografia illegale. Il fenomeno coinvolge anche pedopornografia, con raccolte di immagini di bambine classificate come “Carne fresca”. Le vittime vengono esposte con dettagli personali: nome, cognome, abitudini intime, persino informazioni su eventuali violenze subite.
Il linguaggio utilizzato dagli utenti riflette una cultura profondamente misogina. Nei commenti si leggono frasi come: “Le donne vanno trattate come vacche” e “sono solo carne per procreare”.
Un sistema progettato per sfuggire ai controlli
La struttura tecnica del sito rende difficile l’intervento delle autorità. Le stanze nascono e scompaiono a ritmo continuo. Secondo quanto riportato, ogni minuto vengono create e cancellate decine di sessioni.
Questa modalità impedisce la tracciabilità e complica il lavoro delle forze dell’ordine. Il sito si presenta come “riservato e sicuro”, sfruttando proprio la natura effimera dei contenuti per garantire anonimato agli utenti.
La condivisione della violenza parte dall’interno
Un elemento particolarmente grave riguarda la provenienza delle immagini. Non si tratta solo di materiale rubato da hackeraggi o social. In molti casi sono gli stessi utenti a condividere foto di partner, mogli o persino figli.
Alcuni contenuti vengono caricati con titoli espliciti come “le mie putta*e”. Questo aspetto evidenzia un aspetto ancora più inquietante: la violazione della fiducia e dell’intimità domestica.
Un business costruito sulla violazione
La piattaforma non è solo un luogo di scambio illegale. È anche un sistema economico. Il sito monetizza attraverso donazioni e pubblicità, trasformando la violazione della privacy in profitto.
Questo modello rende il fenomeno ancora più difficile da contrastare. Non si tratta di singoli episodi, ma di un ecosistema digitale strutturato.
Il fenomeno delle immagini intime diffuse senza consenso non è più marginale: coinvolge donne di ogni età e provenienza sociale. La presenza di contenuti italiani conferma che il problema è vicino, reale e radicato nel quotidiano.
La velocità con cui questi materiali circolano rende estremamente difficile bloccarne la diffusione. Una volta pubblicati, bastano pochi minuti perché vengano scaricati e condivisi, alimentando una propagazione incontrollabile.