Come avviene il parto naturale? Le fasi

di Romina Ferrante

Il parto è un momento delicatissimo per la donna e per il suo bambino e più si avvicina la data presunta della nascita, maggiore è il rischio di farsi prendere da dubbi e paure. Ecco perché è importante conoscere a fondo il suo funzionamento.

Se il decorso della gravidanza è stato regolare e si è in un buono stato di salute si potrà optare per il parto naturale.

Vediamo insieme quali sono le 5 fasi del parto naturale.

La fase prodromica

Durante la gravidanza l’utero aumenta di volume per consentire al bambino di crescere in un luogo sicuro e protetto. Il collo dell’utero diventato più rigido durante la gravidanza, nelle settimane antecedenti il parto tende ad ammorbidirsi, accorciarsi e appiattirsi.

In questa fase possono presentarsi dolori alla schiena e ai reni, al basso ventre contrazioni irregolari.

A volte si assiste alla perdita del tappo mucoso, una sostanza gelatinosa e molliccia formatasi all’interno del collo dell’utero e che per tutta la gestazione ha fatto da barriera ad agenti infettivi che potevano entrare a contatto con l’utero.

Quando il tappo mucoso fuoriesce il parto è ormai vicino.

Il travaglio

La seconda fase è quella del travaglio vero e proprio, anche detta fase dilatante. Le contrazioni cominciano ad aumentare e diventare più regolari, il collo si accorcia in lunghezza sino a scomparire e a dilatarsi. In questa fase il collo dell’utero si allinea con l’asse della vagina così da formare un unico canale adatto al passaggio del bambino.

Si rompe il sacco amniotico che contiene il bimbo e fuoriesce del liquido caldo, inodore e trasparente (si ha una rottura prematura quando avviene prima del travaglio o prima del termine della gravidanza).

Il travaglio nelle donne alla prima gravidanza non dovrebbe superare le 18 ore (12 nel caso di figli successivi).

La fase espulsiva

Una volta raggiunta la completa dilatazione entriamo nel vivo della fase espulsiva. La sua durata varia a seconda del tempo impiegato dal bambino per percorrere il canale del parto. In questa fase il bambino riduce in modo naturale le sue dimensioni flettendo il mento verso il torace e realizzando delle rotazioni parziali per adattare le sue dimensioni a quelle del bacino della mamma.

Il secondamento

Dopo la nascita del neonato, si passa alla fase del secondamento. Viene reciso il cordone ombelicale e viene espulsa la placenta. Solitamente l’ultima contrazione favorirà l’uscita della placenta, altrimenti sarà necessaria l’estrazione manuale.

Il post partum

Durante la fase del puerperio, che dura all’incirca 40 giorni, gli organi addominali e pelvici tornano alla normalità e il corpo della neomamma si riadatta alla vita senza la gravidanza. Si tratta di un momento delicato in cui entrano in gioco fattori psicologici ed emotivi legati all’allattamento, all’essere una buona madre. Ecco perché è importante il sostegno del compagno, della famiglia, ma anche l’aiuto del medico di famiglia, di consultori e associazioni per vivere al meglio l’esperienza della maternità.

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