Obesità infantile in Italia, quasi 3 bambini su 10 in eccesso di peso

di Redazione
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Quasi tre bambini italiani su dieci tra gli 8 e i 9 anni presentano un eccesso di peso. Nel 2023 il 19% risultava in sovrappeso e il 9,8% con obesità, compresa quella grave. In Campania la quota complessiva saliva al 43,2%. I numeri dell’Istituto Superiore di Sanità spiegano perché la BBC abbia dedicato un approfondimento al contrasto tra l’Italia associata alla dieta mediterranea e le abitudini che oggi espongono molti minori a un rischio maggiore per la salute.

Il titolo scelto dall’emittente britannica riassume il suo punto di vista: “Pizza, pasta, patate, proteine: come i bambini italiani sono diventati così obesi”.

La Campania supera il 43% di eccesso ponderale

La situazione cambia molto da una regione all’altra.

L’indagine OKkio alla SALUTE, coordinata dall’ISS insieme al Ministero dell’Istruzione e alle Regioni, ha rilevato in Campania il 24,6% di bambini in sovrappeso, il 12,6% con obesità e il 6% con obesità grave. La somma raggiunge il 43,2%, pur mostrando una lieve riduzione rispetto al 44,2% del 2019.

La BBC concentra il proprio racconto sul territorio napoletano e scrive: “Il problema è particolarmente grave nel sud: in alcune zone della Campania, oltre il 40% dei bambini di otto e nove anni è in sovrappeso. La città di Ponticelli, alla periferia di Napoli, si è guadagnata la poco invidiabile reputazione di essere una delle capitali mondiali dell’obesità infantile”.

La definizione attribuita a Ponticelli appartiene alla narrazione del servizio britannico e non corrisponde a una classificazione sanitaria ufficiale. Il dato regionale, invece, trova riscontro nella sorveglianza dell’ISS.

AreaSovrappesoObesitàObesità graveEccesso di peso complessivo
Italia19%9,8%inclusa nel dato sull’obesità28,8%
Campania24,6%12,6%6%43,2%
Lombardiadato complessivodato complessivodato complessivo22,9%

La Lombardia, con il 22,9%, mostra quanto il divario territoriale sia ampio. Le rilevazioni nazionali associano inoltre il rischio di obesità alla scolarità dei genitori e alla presenza di adulti con eccesso di peso in famiglia, elementi che richiamano condizioni sociali, economiche e ambientali più estese della sola scelta individuale.

La fama della dieta mediterranea non basta più

Per decenni l’Italia ha rappresentato all’estero un modello di alimentazione equilibrata.

Verdure, legumi, cereali integrali, olio d’oliva e pesce hanno definito la dieta mediterranea studiata nel secondo dopoguerra anche da Ancel e Margaret Keys nelle comunità del Sud. Quel modello è diventato un riferimento internazionale, ma la sua notorietà non garantisce che venga ancora seguito nella vita quotidiana.

La BBC sintetizza il contrasto con una frase netta: “Eppure oggi, secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), i bambini italiani sono tra i più in sovrappeso d’Europa”.

Le rilevazioni dell’OMS confermano che Italia, Grecia, Spagna e Cipro figurano storicamente tra i Paesi europei con le percentuali più alte di eccesso ponderale nell’infanzia. L’ultima raccolta COSI, condotta tra il 2022 e il 2024 in 37 Paesi, ha rilevato che il 25% dei bambini europei tra 7 e 9 anni viveva con sovrappeso, compresa l’obesità, mentre l’11% presentava obesità.

L’Italia supera dunque la media europea per l’eccesso ponderale, anche se la serie nazionale mostra un miglioramento rispetto al passato: il sovrappeso è sceso dal 23,2% del 2008-2009 al 19% del 2023, mentre l’obesità è passata dal 12% al 9,8%. Dal 2014, però, il calo dell’obesità si è fermato in una fase di sostanziale stabilità.

Le “cinque P” descrivono una dieta ripetitiva

Nel servizio viene citato Valter Longo, direttore del Longevity Institute della University of Southern California.

“La dieta mediterranea tradizionale è andata perduta”, afferma Longo, aggiungendo che “solo il 10% degli italiani la segue davvero”.

Lo studioso riassume l’alimentazione moderna attraverso le “cinque P”: pizza, pasta, patate, proteine e pane. La formula non indica che questi alimenti provochino automaticamente obesità. Evidenzia piuttosto una dieta poco varia quando piatti ricchi di farine raffinate, porzioni abbondanti e fonti proteiche frequenti prendono il posto di legumi, verdure, frutta, cereali integrali e pesce. La definizione delle “cinque P” è stata ripresa anche in precedenti interventi pubblici di Longo.

Il problema non è quindi la pasta in sé, né una pizza consumata occasionalmente. Contano quantità, frequenza, condimenti, bevande zuccherate, snack, movimento quotidiano e composizione complessiva dei pasti.

La semplificazione del titolo della BBC attira l’attenzione, ma non deve trasformarsi in un elenco di alimenti colpevoli. L’obesità infantile nasce dall’interazione tra predisposizione biologica, ambiente familiare, disponibilità economica, marketing, qualità del sonno, sedentarietà e accesso a cibi ad alta densità energetica.

I bambini non vanno ridotti al numero sulla bilancia

L’articolo britannico racconta anche la storia di un ragazzo di 17 anni che pesa 170 chilogrammi e fatica a camminare.

Un caso individuale mostra le conseguenze più visibili dell’obesità grave, ma non rappresenta da solo la popolazione infantile italiana. Usare storie personali richiede attenzione, soprattutto quando riguarda minori: il peso non definisce la persona e lo stigma può peggiorare isolamento, disagio psicologico e rapporto con il cibo.

L’OMS considera l’obesità una malattia cronica complessa e richiama la necessità di agire sugli ambienti in cui bambini e famiglie vivono, mangiano, studiano e si muovono. Le politiche europee includono il contrasto al marketing di alimenti poco salutari rivolto ai minori e la promozione di contesti che rendano più accessibili alimentazione equilibrata e attività fisica.

Questo approccio sposta l’attenzione dalla colpa personale alle condizioni che influenzano le scelte.

La risposta passa da famiglia, scuola e territorio

I dati italiani suggeriscono che le campagne informative, da sole, non bastano.

La dieta mediterranea può tornare nella quotidianità attraverso pasti più vari, porzioni adatte all’età, consumo regolare di verdure e legumi, acqua al posto delle bevande zuccherate e occasioni di movimento. Le scuole possono incidere con mense di qualità, educazione alimentare e attività motoria; i Comuni, con spazi sicuri per camminare e giocare.

Il monitoraggio resta altrettanto rilevante. OKkio alla SALUTE misura peso, altezza e abitudini di bambini della scuola primaria con procedure standardizzate, fornendo dati confrontabili tra territori e nel tempo.

L’Italia conserva la cultura, gli alimenti e le ricette da cui nacque la fama della dieta mediterranea. La distanza si apre quando quel patrimonio resta un simbolo turistico o identitario, ma scompare dai pasti ordinari.

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