Quando finisce un amore tutti capiscono, quando finisce un’amicizia resti sola

di Redazione
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Avviso. Le riflessioni riportate in questo articolo hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere di un professionista. Non sono strumenti di valutazione da applicare a sé stesse o ad altre persone. Chi sta attraversando una situazione relazionale che provoca sofferenza può rivolgersi a uno psicologo o a uno psicoterapeuta.

Quando finisce una storia d’amore tutti capiscono. Arrivano le telefonate, gli inviti a uscire, la comprensione. Quando finisce un’amicizia, invece, si resta sole con una cosa che nessuno chiama con il suo nome.

Eppure la psicoterapeuta Maria Giovanna Luini è chiara: perdere un’amica può essere vissuto come un lutto vero e proprio.

Perché fa così male

Non tutte le rotture pesano allo stesso modo, e c’è un criterio che le distingue.

Secondo Luini lo smarrimento è più intenso quando il legame era totale e assorbente. Più quel rapporto occupava spazio nella vita quotidiana, più grande è il vuoto che lascia dietro di sé.

È una proporzione semplice, e forse per questo nessuno la dice: chi ha avuto un’amicizia che riempiva le giornate, quando la perde perde anche le giornate.

Il triangolo, la configurazione più difficile

C’è una situazione che quasi tutte hanno vissuto almeno una volta, di solito a scuola.

Sono le amicizie a tre. La psicoterapeuta le indica fra i casi più delicati, perché capita che due appaiano più unite e che la terza resti ai margini.

Non serve un litigio perché accada. Basta una confidenza fatta a una sola, un’uscita organizzata senza pensarci, e la geometria si sbilancia. Quella posizione, osserva Luini, pesa.

Dentro il gruppo: ruoli e gerarchie

Quando le amiche sono di più, il quadro si articola.

Nei gruppi femminili, secondo la psicoterapeuta, convivono cose che sembrerebbero incompatibili: solidarietà e competizione, gerarchie e pettegolezzi. Tutte insieme, nello stesso gruppo.

Ci sono anche i ruoli. C’è chi guida e chi raccoglie le confidenze delle altre, e sono posizioni riconoscibili.

Qui però arriva la parte che rassicura: secondo Luini la presenza di ruoli differenti non impedisce l’equilibrio. Un gruppo può funzionare benissimo anche così.

Cosa fa esplodere davvero un conflitto

A rompere le cose non sono i ruoli. Sono altre tre parole.

Insicurezza, invidia, gelosia. Sono queste, indica la psicoterapeuta, a trasformare una tensione in un problema.

E c’è un passaggio ulteriore che segna il confine. Il conflitto diventa grave quando le fragilità personali vengono proiettate sulle altre componenti del gruppo.

Detto in altro modo: quando quello di cui si sta litigando non è più il fatto accaduto, ma qualcosa che una di loro si porta dietro da prima.

Quando arriva un partner

È il momento che mette alla prova qualunque amicizia.

La posizione di Luini è netta: l’arrivo di una relazione sentimentale non dovrebbe cancellare un’amicizia. Riconosce però che il nuovo rapporto possa percepirla come una minaccia.

Anziché considerarlo un problema, la psicoterapeuta lo definisce un banco di prova. Un’amicizia che regge a quel passaggio ha dimostrato qualcosa su sé stessa.

Perché i consigli delle amiche vanno presi con le pinze

Su questo punto arriva una raccomandazione che vale la pena tenere a mente.

I consigli delle amiche, avverte Luini, vanno ascoltati con prudenza. Il motivo non è che siano dati in malafede, tutt’altro.

È che ogni consiglio risente delle esperienze personali di chi lo dà. Chi ha vissuto un tradimento vede tradimenti, chi si è pentita di essere rimasta consiglia di andarsene. Non è cattiveria, è biografia.

Il lato luminoso: cosa vede lei di te

Fin qui le difficoltà. Ma la psicoterapeuta parte da una posizione favorevole, e contesta gli stereotipi sulle amicizie femminili poco durature o segnate dalla rivalità.

Secondo lei il legame fra due donne può essere fra i più intensi che esistano, e funziona come uno specchio relazionale. Attraverso le reazioni dell’altra si riconoscono aspetti di sé non ancora emersi.

Compresi i punti ciechi, cioè le caratteristiche e le fragilità che si tende a rifiutare o a non vedere. Il confronto con un’amica può renderli visibili e, da lì, comprensibili e accettabili.

Un’amicizia equilibrata, aggiunge Luini, ha effetti positivi sul benessere mentale e su quello fisico, con una vicinanza che spesso non ha bisogno di parole.

E le amicizie che nascono da adulte? Hanno una confidenza diversa da quelle dell’infanzia e della prima adolescenza, quando ci si confida con maggiore spontaneità. Ma conservano il confronto, l’aiuto e la possibilità di riconoscersi nell’altra.

Quando lo specchio si rompe

Lo stesso meccanismo, però, può girare al contrario.

L’amica rischia di entrare nel circolo vizioso dell’altra invece di interromperlo, finendo per alimentarne pensieri e comportamenti problematici.

Oppure smette di dire quello che pensa, per non ferire. E in quel momento lo specchio non riflette più niente.

I segnali di un rapporto che fa male

Sul confine oltre il quale un’amicizia diventa dannosa, Luini indica alcuni comportamenti.

Il primo è la manipolazione, il secondo è l’esclusione, il terzo sono i comportamenti di tipo narcisistico.

Poi ci sono le forme in cui si presentano: un’amica che spinge a cambiare il proprio modo di vestirsi o di comportarsi, un’amica che chiede di rinunciare ad altre frequentazioni, un’amica che alterna sparizioni e ritorni tenendo l’altra in attesa.

L’indicazione della psicoterapeuta è una sola: se la sofferenza persiste e da sole non si riesce a uscirne, serve rivolgersi a uno psicologo.

E le chat, allora?

Resta un’ultima questione, quella di come le amicizie si tengono in piedi oggi.

Le conversazioni digitali, riconosce Luini, sostengono la conoscenza reciproca e quindi hanno una funzione.

Ma nei rapporti che contano davvero non arrivano a sostituire la presenza fisica.

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