Congedo di maternità: le comunicazioni per il datore di lavoro e per l’INPS

di Redazione

Per la donna che lavora il periodo della maternità, dalla nascita fino ai primi mesi del bambino, offre una serie di vantaggiose tutele, tra le quali il congedo di maternità obbligatorio. Si tratta di un periodo della durata di 5 mesi, durante i quali la donna deve obbligatoriamente astenersi dal lavoro. Il congedo di maternità può cominciare fin da 2 mesi prima della data prevista per il parto, ma volendo la partoriente
può continuare ad andare in ufficio fino al giorno prima del parto.

Le norme vigenti

Oltre al codice civile italiano che prevede il congedo obbligatorio di maternità per tutte le lavoratrici vi sono dei decreti legge aggiuntivi, stilati nel corso degli anni per precisare e migliorare il trattamento in oggetto. Ricordiamo che qualsiasi donna che sia impiegata in un lavoro dipendente ha diritto al congedo di maternità, anche chi sta svolgendo un periodo di praticantato o chi ha un contratto di lavoro part-time.

Come abbiamo detto, mentre in passato il congedo doveva cominciare due mesi prima del parto e protrarsi fino a tre mesi dopo, oggi la legge prevede la maternità flessibile: è la donna a decidere quando fruire di tale congedo. Può quindi protrarsi anche per 4 o più mesi dopo il parto. È però obbligatorio in questi casi presentare al datore di lavoro un certificato del medico che attesti la possibilità di continuare a lavorare
seppur con grande vicinanza al termine della gravidanza. Ricordiamo anche che la donna può fruire del congedo di maternità anche in caso di interruzione di gravidanza che avviene dopo il 180° giorno dall’inizio della gestazione.

Comunicazioni al datore di lavoro

Il congedo di maternità è quindi sia un diritto che un obbligo per la donna. Per poterne usufruire è però necessario comunicare al datore di lavoro il giorno previsto per il parto, in modo da poter effettuare un corretto conteggio del congedo. Come dicevamo prima, se la donna vuole godere del congedo flessibile deve presentare al datore di lavoro anche appositi certificati del medico curante. Lo stesso dicasi per una eventuale astensione anticipata, che può essere necessaria in caso di gravidanza a rischio. Dopo la nascita è obbligatorio anche inviare al datore di lavoro una copia del certificato di nascita del bambino. Sul sito dell’INPS è poi possibile fare domanda del congedo di maternità, utilizzando la modulistica online. Oppure si può contattare l’ente telefonicamente, o ancora ci si può recare presso un patronato che aiuterà la donna a presentare la domanda in modo corretto.

Le tutele durante il congedo di maternità

Durante i cinque mesi di congedo obbligatorio di maternità, flessibile o meno, la donna ha il diritto di percepire interamente il suo riconoscimento economico mensile. Chiaramente non potrà effettuare ore straordinarie o turni extra, quindi percepirà uno stipendio medio per i giorni lavorativi presenti nel corso di un mese. Ci sono poi aziende che prevedono per i propri dipendenti dei trattamenti aggiuntivi tra cui la presenza di una scuola materna o di un asilo nido per accogliere i figli delle dipendenti a partire dal sesto
mese di vita.

Come funzionano i buoni pasto in maternità

Non tutte le donne in maternità ricevono i buoni pasto in maternità, dipende dal tipo di contratto e dal motivo per cui li percepivano prima del congedo. Se i buoni pasto erano forniti in riferimento a un contratto collettivo, allora la mamma continuerà a riceverli per tutto il congedo di maternità. Se invece li riceveva su base volontaria, allora l’azienda può decidere non fornirli. Per il periodo di congedo parentale,
che è successivo al congedo di maternità e può essere fruito da entrambi i genitori, la legge non prevede per l’azienda l’obbligo di fornire i buoni pasto.


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