Come calcolare la data del parto?

di Alice Marchese

Spesso durante la gestazione ci si chiede come si calcola la data del parto. Per capire quando sarà il fatidico giorno basteranno soltanto due date importanti: il primo giorno dell’ultima mestruazione e la lunghezza del ciclo in giorni.

Come si calcola la data del parto dal concepimento?

Com’è stato precedentemente sottolineato, per calcolare la data del parto bisogna sapere il primo giorno dell’ultima mestruazione e prendendo come riferimento la durata del proprio ciclo mestruale, è possibile sapere quale sarà la data presunta del parto mediante un semplice calcolo. Però è risaputo che questa data può essere soggetta a variazioni soprattutto se stiamo parlando di un ciclo mestruale molto irregolare. Esistono casi di donne che partoriscono prima del termine, cioè prima delle 40 settimane previste, mentre altre possono arrivare anche oltre. Ma se di base questo dura 28 giorni, l’ovulazione avviene dopo 14 giorni a partire dall’ultima mestruazione. Solitamente la gestazione è di 280 giorni (40 settimane).

Cos’è il calendario ostetrico

Uno strumento in grado di dare risposte è il calendario ostetrico automatico. Questo conferisce la data del parto mediante un calcolo matematico che tiene conto del primo giorno dell’ultima mestruazione e della lunghezza del ciclo in giorni. La data presunta del parto si ottiene, infine, aggiungendo 280 giorni dal primo giorno dell’ultima mestruazione.

Leggi anche: Quando fare i primi controlli in gravidanza?

Calcolo data del parto in base alla luna è possibile?

Esiste questa credenza popolare secondo cui se la luna è crescente il bambino arriverà in anticipo, se è calante, in ritardo. Sono davvero in tanti (anche qualche ostetrica) a credere che le fasi lunari possano influenzare il momento del parto, ma ovviamente essendo credenze popolari non si basano su una verità effettiva scientifica.

Come si calcola la settimana di gravidanza

La gravidanza può essere misurata in settimane o mesi, solitamente si opta per le settimane. Quest’ultimo è un metodo più preciso, perché la lunghezza delle settimane è fissa (7 giorni), mentre quella dei mesi non lo è.

È possibile stabilire in quale settimana di gravidanza ci si trova mediante un calcolo che parte dal giorno iniziale dell’ultima mestruazione, scoprendo così tante informazioni utili per la futura mamma e per il bambino.

Test di gravidanza: quando farlo

Tra i segnali a cui è meglio fare attenzione, e che richiederebbero l’utilizzo di un test di gravidanza nel caso si sia avuto un rapporto sessuale (protetto o meno) indichiamo:

  • Salto mestruale – Le mancate mestruazioni però non significano automaticamente che vi sia una gravidanza in corso;
  • Dolori addominali/pelvici;
  • Seno dolorante;
  • Nausea;
  • Difficoltà a mangiare alimenti abituali;
  • Minzione frequente;
  • Stanchezza mentale.

Ovviamente è necessario consultarsi con uno specialista qualora ci siano questi sintomi. Ci si deve accertare che questi sintomi siano riconducibili ad una gravidanza.

Leggi anche: Acido folico in gravidanza: perché è così importante?

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