Alzheimer e morte delle cellule cerebrali: un nuovo studio riaccende la speranza

di Romina Ferrante


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Per molto tempo, l’Alzheimer è stato considerato un enigma scientifico insolubile. La morte delle preziose cellule cerebrali, i neuroni, e l’accumulo di proteine anomale, come l’amiloide e la tau, sono stati al centro di dibattiti accesi e ricerche instancabili.

Tuttavia, un nuovo studio condotto dal “Dementia Research Institute” dell’University College di Londra e dalla “KU Leuven” in Belgio sembra finalmente gettare luce su questo mistero, spiegando come e perché i neuroni muoiano e aprendo una nuova speranza per i pazienti affetti da questa forma di demenza.

Che cos’è l’Alzheimer

Alzheimer

L’Alzheimer è una malattia neurodegenerativa progressiva che colpisce il cervello, portando a un deterioramento graduale delle funzioni cognitive, della memoria e delle capacità mentali di una persona. Questa patologia è la forma più comune di demenza, caratterizzata da cambiamenti strutturali e biochimici nel cervello. Uno dei tratti distintivi dell’Alzheimer è l’accumulo anomalo di proteine, tra cui la beta-amiloide e la proteina tau, che formano placche e grovigli neurali dannosi. Questi aggregati proteici interferiscono con la comunicazione tra le cellule cerebrali, danneggiando e uccidendo i neuroni.

Gli individui affetti da Alzheimer sperimentano una progressiva perdita di memoria a breve termine, difficoltà nel pensiero astratto, nella risoluzione dei problemi e nella pianificazione delle attività quotidiane. La malattia può anche causare cambiamenti nella personalità, nell’umore e nel comportamento, con sintomi come l’irritabilità, la confusione e l’isolamento sociale. Man mano che la malattia progredisce, le funzioni motorie e verbali possono deteriorarsi, portando alla perdita di indipendenza e alla necessità di assistenza a tempo pieno.

La ricerca

La chiave di questo nuovo studio, pubblicato su Science, è la “necroptosi,” una forma di suicidio cellulare che sembra essere collegata all’accumulo di proteine anomale nel cervello. Queste proteine, in particolare l’amiloide, iniziano ad accumularsi tra i neuroni, scatenando un’infiammazione cerebrale che porta a cambiamenti significativi nella chimica interna delle cellule cerebrali stesse. Questi cambiamenti portano a loro volta alla formazione di grovigli di proteina tau e all’attivazione di una molecola specifica chiamata Meg3, che avvia la morte cellulare per necroptosi.

Gli esperimenti condotti su topi geneticamente modificati hanno portato a una scoperta sorprendente: quando i ricercatori sono riusciti a bloccare l’azione di Meg3 attraverso l’uso di farmaci somministrati per via orale (due antitumorali e un antinfiammatorio), le cellule cerebrali hanno iniziato a sopravvivere. Questa scoperta è una svolta significativa nel campo della ricerca sull’Alzheimer, poiché apre la strada a nuove possibilità di trattamento per questa devastante malattia neurodegenerativa.

Fino ad oggi erano stati utilizzati dei nuovi farmaci che agiscono sull’amiloide, che hanno però diversi limiti, come quello di non poter essere somministrati a tutti i pazienti, di avere una bassa efficacia ed effetti collaterali anche gravi.

Come ha spiegato Susan Kohlhaas, dell’Alzheimer’s Research UK, “questa scoperta, seppur in una fase iniziale, è importante perché indica nuovi meccanismi di morte cellulare nell’Alzheimer che non avevamo compreso in precedenza e potrebbero aprire la strada a nuovi trattamenti per rallentare o addirittura arrestare la progressione della malattia in futuro”.

In un momento in cui la ricerca sull’Alzheimer sta facendo passi da gigante, questa nuova scoperta offre una speranza tangibile per milioni di persone affette da questa malattia e per le loro famiglie. Siamo ancora lontani dalla risoluzione definitiva dell’enigma dell’Alzheimer, ma ogni passo avanti ci avvicina sempre di più a una cura.

Foto da depositphotos.com

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