La violenza sulle donne? È anche un problema degli uomini

di Romina Ferrante


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Sentiamo spesso sui giornali parlare di femminicidio, donne pestate a sangue, vittime di abusi fisici e psicologici. Gli autori dei terribili gesti sono uomini, uomini violenti, incapaci di accettare la fine della loro relazione, ma anche e soprattutto di riflettere sulle loro brutali azioni.

I casi di recidiva negli uomini violenti sono altissimi. Più di 8 uomini su 10 tornano a commettere lo stesso reato. È chiaro che se si vuole porre un freno a questo fenomeno bisogna cambiare approccio. E se da un lato è giusto agire sulle vittime di violenza e offrire sostegno e protezione, dall’altro bisogna intervenire anche sugli uomini maltrattanti.

L’altra faccia della violenza di genere

Bisogna comprendere che prima di tutto il problema della violenza sulle donne è un problema degli uomini. Uomini che non accettano di perdere il controllo, uomini che sentono via via vacillare il terreno sotto i loro piedi, che non sono stati educati ad esprimere le loro emozioni e vedono nella violenza l’unico strumento per difendersi.

Il lavoro di sostegno delle donne fin qui svolto è stato sicuramente una conquista, ma le norme repressive non sono sufficienti, non fanno altro che stigmatizzare e isolare gli autori delle violenze, senza incidere in alcun modo sui modelli culturali, che stanno alla base di questi comportamenti violenti.

In Italia sono nati diversi Centri di ascolto, consultori per uomini, sportelli telefonici e centri di accompagnamento al cambiamento, in cui questi uomini violenti possono essere concretamente aiutati da psicologi, psichiatri, assistenti sociali e volontari.

Il problema è che questi punti di ascolto sono ancora pochissimi soprattutto al Sud e mancano i fondi necessari per sostenerli.

La narrazione distorta degli uomini violenti

Spesso gli uomini violenti non sono realmente consapevoli di esserlo. Si passa dalla rimozione della responsabilità “Io non sono violento”, alla colpevolizzazione della donna per cui nutrono una forte rabbia e rancore “È stata lei a ridurmi così”, “È lei che mi ha provocato” e tante altre frasi, che ci fanno comprendere quanto sia lungo e faticoso il percorso di elaborazione delle emozioni maschili, soprattutto in contesti, che continuano a tollerare certi tipi di comportamento.

Fino a quando si ragionerà sempre in un’ottica emergenziale e non in modo strutturato, fino a quando gli uomini non prenderanno coscienza del reale problema, fino a quando non si avvieranno programmi di psicoterapia con maschi violenti, stupratori, stalker e non si porteranno avanti seri programmi nelle scuole, difficilmente si riuscirà a risolvere la questione.

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