Maschio o femmina, si può davvero influenzare il sesso del bambino? Cosa dicono i numeri

di Redazione
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Programmare i rapporti in base all’ovulazione, modificare il pH vaginale, seguire una determinata alimentazione o scegliere particolari posizioni sessuali non permette di aumentare in modo affidabile le probabilità di concepire un maschio o una femmina. Anche stress, età dei genitori, ambiente e condizioni di salute possono essere associati a piccole variazioni nel rapporto tra nascite maschili e femminili, ma gli effetti sono troppo limitati per trasformarli in un metodo utilizzabile dalla singola coppia.

Alla base del sesso cromosomico del bambino c’è un meccanismo biologico preciso che si determina al momento della fecondazione. E anche quando in una famiglia nascono consecutivamente due, tre o quattro figlie, la gravidanza successiva resta sostanzialmente legata alla probabilità.

Chi determina il sesso cromosomico del bambino

L’ovulo porta sempre un cromosoma X. Lo spermatozoo che raggiunge e feconda l’ovulo può invece trasmettere un cromosoma X oppure un cromosoma Y.

Nel primo caso si forma generalmente una combinazione XX, associata al sesso femminile. Nel secondo si forma generalmente una combinazione XY, associata al sesso maschile.

Da questo meccanismo deriva l’affermazione secondo cui sarebbe l’uomo a determinare se nascerà un maschio o una femmina. Biologicamente è lo spermatozoo che partecipa alla fecondazione a fornire X oppure Y, ma questo non significa che l’uomo possa scegliere quale spermatozoo raggiungerà l’ovulo.

Gli spermatozoi X e Y vengono infatti prodotti in grandissimo numero e non esiste una decisione volontaria che permetta di indirizzare la fecondazione verso l’uno o l’altro.

Su scala mondiale nascono leggermente più maschi che femmine: il rapporto indicato è di circa 105 maschi ogni 100 femmine. La probabilità di avere un bambino di sesso maschile risulta quindi di poco superiore al 50%.

Tre o quattro figlie di seguito sono davvero un’eccezione?

Quando in una famiglia nascono più bambini dello stesso sesso, è facile cercare una spiegazione particolare. I numeri mostrano però quanto le sequenze possano verificarsi semplicemente per effetto della probabilità.

Considerando, per semplicità, ogni nascita come un evento con una possibilità vicina a una su due, avere due femmine consecutive presenta una probabilità di circa il 25%.

Con tre femmine consecutive si scende al 12,5%, mentre quattro femmine di seguito corrispondono a circa il 6,25%.

SequenzaProbabilità semplificata
2 femmine consecutive25%
3 femmine consecutive12,5%
4 femmine consecutive6,25%

Percentuali di questo tipo spiegano perché, osservando una popolazione numerosa, sia normale incontrare famiglie composte soltanto da figlie o soltanto da figli.

Avere già diverse figlie, quindi, non fornisce una tecnica naturale con cui “compensare” alla gravidanza successiva. La probabilità di avere un maschio rimane globalmente vicina al caso, pur considerando il lieve vantaggio statistico delle nascite maschili osservato nella popolazione generale.

Ovulazione e pH possono favorire un maschio o una femmina?

Uno dei metodi più conosciuti consiste nel programmare i rapporti sessuali prima, durante o dopo l’ovulazione con l’obiettivo di favorire gli spermatozoi X oppure Y.

Tra le altre spiegazioni popolari compaiono il pH vaginale, alcuni regimi alimentari e determinate posizioni durante il rapporto sessuale.

Questi sistemi non permettono però di influenzare in maniera affidabile il sesso del bambino.

La data precisa del rapporto rispetto all’ovulazione e le variazioni del pH restano quindi elementi sui quali non è possibile costruire una strategia che garantisca, o renda prevedibile, il concepimento di un maschio o di una femmina.

Lo stesso vale per una dieta scelta specificamente con questo obiettivo.

Età e stress possono cambiare le probabilità?

La situazione è più articolata quando si osservano grandi gruppi di persone.

Fattori biologici e ambientali possono essere associati a variazioni molto piccole nel rapporto tra maschi e femmine. Tra quelli considerati rientrano l’età dei genitori, lo stato di salute, l’ambiente e situazioni di stress collettivo.

Si tratta, però, di variazioni deboli. Un’associazione osservabile a livello di popolazione non diventa automaticamente uno strumento capace di prevedere il sesso di un singolo bambino.

Anche sul possibile contributo genetico le evidenze non consentono una risposta definitiva. Le grandi ricerche non arrivano tutte alle stesse conclusioni e non è stata individuata una componente genetica chiaramente dimostrata.

Sono state osservate possibili associazioni con l’età materna e con alcune varianti genetiche, ma senza una prova formale che consenta di trasformare questi elementi in una previsione individuale.

Si possono aumentare le probabilità di avere un maschio o una femmina?

Con metodi naturali non esiste un sistema affidabile per scegliere il sesso del bambino o per “equilibrare” una famiglia nella quale siano già nati più figli dello stesso sesso.

Esistono tecniche mediche di selezione del sesso in alcuni Paesi, anche nell’ambito della diagnosi genetica preimpianto. Il loro utilizzo è sottoposto a regole rigorose ed è destinato soprattutto, o principalmente, a evitare la trasmissione di gravi malattie legate al sesso, anziché soddisfare una preferenza familiare.

Per una coppia che ha già avuto più figlie, dunque, ovulazione, alimentazione, pH o posizioni sessuali non offrono una formula capace di rendere la gravidanza successiva quella di un maschio. Allo stesso modo, aver avuto diversi bambini dello stesso sesso consecutivamente non rappresenta, da solo, un’anomalia statistica.

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