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Lino Guanciale, i segreti del re delle fiction tra tatuaggi, tesi di laurea e somiglianze con il suo Ricciardi

Lino Guanciale è tornato su Rai1, con le nuove puntate de Il Commissario Ricciardi. La seconda stagione è iniziata il 6 marzo, riscuotendo subito un grande successo. Il protagonista si è raccontato in una bella intervista a Tv, Sorrisi e Canzoni, parlando della fiction, ma anche di tante curiosità sulla sua vita privata.

Il Commissario Ricciardi, intervista a Lino Guanciale

Quattro episodi, partiti il 6 marzo, in prima serata su Rai1. Le premesse della nuova stagione della fiction erano ottime e non hanno tradito le aspettative. Sullo sfondo, la Napoli degli anni Trenta. Il personaggio di Ricciardi è molto amato da Lino Guanciale, che gli ha dato un volto televisivo: “È una gioia. La cosa che più mi piace è dover incarnare i suoi silenzi. In realtà la corazza che si è costruito è una barriera dietro la quale si avverte la sua grande capacità di amare» spiega l’attore.

Il Commissario Ricciardi è un “seduttore inconsapevole“, che spesso non comprende di avere un grande fascino: una caratteristica che, in passato, aveva anche l’attore: “Per tutte le superiori! A distanza di anni gli amici mi raccontano ancora cose di cui non mi ero accorto. Ero un po’ tonto e vittima della timidezza”.

Rispetto al personaggio televisivo, però, ci sono anche tante differenze: “Ricciardi si rade completamente, io non ci riesco. Sono troppo affezionato alla barbetta incolta di qualche giorno, mi ci riconosco profondamente, è il mio schermo dal mondo. Radermi è l’unico sforzo estetico che devo affrontare per amore di Ricciardi”.

Una cosa che non tutti sanno, è che l’attore ha un tatuaggio: “Sulla spalla destra, che rappresenta un murale di Banksy, il ”Lanciatore di fiori”. Un’immagine molto cara, esprime perfettamente di che natura sia l’impegno politico e per la comunità degli artisti. Noi non dobbiamo lanciare bombe, dobbiamo usare le armi della bellezza e della pace quando cerchiamo di dire qualcosa”, racconta a Sorrisi. È stato un regalo della moglie e l’ha fatto prima del lockdown.

La giovinezza, lo sport, la tesi da fare

Tra le altre cose che non tutti sanno, il fatto che da bambino volesse fare lo scrittore, il benzinaio e il giornalista: “Adoravo l’odore della benzina. Chiedevo ai miei di portarmi quando andavano a farla. Inoltre i benzinai avevano i portafogli gonfi di banconote e pensavo fosse il mestiere ideale. Poi ho capito che non era proprio così…”, rivela. Nel suo passato, c’è anche una lunga esperienza sportiva, come rugbista ad Avezzano.

Lo sport ha avuto un ruolo molto importante nella vita di Lino Guanciale, aiutandolo a superare alcuni episodi di bullismo: “Non ci sono mai motivi chiari per bullizzare. Io ero molto riflessivo, timido e un po’ avanti rispetto ad altri. Arrivai che sapevo già leggere e scrivere, avevo passioni diverse rispetto ai compagni di quell’età e quindi fu un disastro”, spiega.

Cambiare scuola fu meraviglioso, facevo il pendolare dove insegnava mia madre, non ero in classe con lei ma nella stessa scuola. La maestra Margherita ancora oggi viene a vedere i miei spettacoli. Arrivai alle medie che alcuni blocchi relazionali li avevo ancora, mi ero appassionato al nuoto ma è uno sport solitario, volevo stare con gli altri e così scoprii il rugby. Oggi ho tanti amici che hanno giocato con me”.

A proposito di scuola e di studio, l’attore era anche stato ammesso a Medicina, come il papà, ma poi si è iscritto a Lettere. Gli manca solo la tesi: “Sia mia moglie che mio papà me lo ricordano spesso. Conto di scriverla al più presto. Ma lo dico da oltre 10 anni”.