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Diventare genitori di un bambino adottato, le problematiche più frequenti e come affrontarle

Mamma - 4 maggio 2017 Vedi anche: Bambini

Figli adottivi e psicologia: diventare genitori di un bambino adottato, quali sono le problematiche più comuni e come affrontarle? Essere genitori è un compito difficile, crescere un bimbo adottato lo è ancor di più: ecco come affrontare le difficoltà psicologiche che il bambino potrebbe trovarsi a dover superare.

Adottare un bambino in Italia non ha un iter semplice. Per adottare, la coppia deve sottoporsi a visite e test psicologici e viene preparata al meglio per assolvere un compito già difficile, come quello di crescere un figlio, reso ancora più gravoso dalla condizione di abbandono vissuta dal bambino. Adottare un neonato comporta psicologicamente contraccolpi praticamente nulli per il bambino, mentre per un bambino più grande l’adozione può quasi diventare un “trauma”. Staccato da ciò che conosce, spesso adottato da una famiglia che parla una lingua a lui sconosciuta, il bambino si sentirà senza dubbio disorientato e solo: vediamo dunque quali sono le problematiche psicologiche più comuni da affrontare in un bambino adottato.

Atteggiamenti di sfida di un bambino adottato

Il bambino che porta gli strascichi di un abbandono ha problemi a fidarsi di una nuova figura genitoriale, per questo può mettere alla prova gli adulti, sfidandoli con atteggiamenti insolenti e provocatori, per capire se resteranno nonostante tutto o lo lasceranno come hanno fatto i genitori naturali. È importante, basilare, che il bambino si fidi dei suoi genitori adottivi, che devono riuscire a fargli capire quanto sia stato voluto e amato da subito, mantenendo un atteggiamento calmo e affettuoso ma risoluto.

Crisi di identità dei bimbi adottati

Una nuova casa, persona con tratti somatici diversi, spesso un nuovo nome di battesimo oltre al cognome, una nuova lingua da imparare: tutto questo disorienterebbe il più formato degli adulti, figuriamoci un bambino. Per quanto normali, queste difficoltà identitarie vanno affrontate con attenzione, coinvolgendo il bambino nella famiglia, specie se ci sono già figli naturali. Il bambino che avete adottato ha un vissuto, dei ricordi, delle esperienze perlopiù negative, ma che lo hanno formato. Lasciate che racconti della sua prima infanzia e cercate di conoscere il suo carattere: è importante che rispettiate le sue inclinazioni.

Il bambino adottato ha bisogno di conferme

Il bambino o l’adolescente adottato hanno subito un abbandono, il più traumatico e doloroso, dunque hanno necessità di sentirsi amati, di non essere loro “i cattivi” che hanno meritato l’abbandono, di capire che sono degni di essere amati, apprezzati, rispettati. Tutto questo agli occhi di un adulto appare normale: voi sapete di amarlo, ma per un bimbo adottato la paura di un nuovo abbandono paralizza gli atteggiamenti più dolci e spontanei, dunque farà fatica ad affezionarsi, a lasciarsi andare oppure non mostrerà questo attaccamento, pur provandolo. Evitate di lasciarlo completamente solo in casa, meglio che ci sia sempre qualcuno con cui parlare o giocare. Non siate rigidi e non lesinate in complimenti, coccole e amore: non ha bisogno di altro!

Regole, non restrizioni

Quello che è stato normale con i figli naturali non lo sarà con un bambino adottato. Se le regole base devono essere uguali per tutti (l’ora dei pasti, l’ora di rientro o quella di andare a letto), diverso è il discorso per le imposizioni in generale, specie se il bambino è straniero. Fatelo abituare gradualmente alle nuove abitudini alimentari, culturali, a volte anche religiose e perfino climatiche, integratelo nel nucleo familiare rispettando però la sua piccola routine e le cose che riescono a calmarlo, anche se estranee alla famiglia. Il bambino adottato è un individuo a sé stante, esisteva anche prima di entrare a far parte della vostra famiglia: non dimenticatelo!

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Articolo scritto da: Elisa

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