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Turchia, Ankara abbandona la Convenzione di Istanbul
Stampa articoloAnkara lascia la Convenzione di Istanbul, approvata dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa il 7 aprile 2011 ed aperta alla firma l’11 maggio 2011 a Istanbul. Il trattato si propone di prevenire la violenza, favorire la protezione delle vittime ed impedire l’impunità dei colpevoli. È stato firmato da 32 paesi e il 12 marzo 2012 la Turchia è diventata il primo paese a ratificare la Convenzione.
La Convenzione di Istanbul impone ai governi di adottare una legislazione che persegua la violenza domestica e gli abusi, nonché lo stupro coniugale e le mutilazioni genitali femminili.
Adesso, in seguito alla decisione emanata, il paese è in piena rivolta e le donne sono scese in piazza. “La Convenzione di Istanbul è stata un’importante iniziativa per combattere la violenza contro le donne. Al punto in cui siamo arrivati, ha ormai perso la sua funzione originaria e si è trasformata in una ragione di tensioni sociali. Consideriamo la decisione del ritiro” della Turchia “come una conseguenza di queste tensioni”.
Lo dichiara in una nota l’associazione di donne islamica Kadem, la cui vicepresidente è Sumeyye Erdogan, figlia del capo dello stato Recep Tayyip Erdogan. Lo scorso anno, durante le polemiche sull’ipotesi di un ritiro di Ankara, la stessa associazione aveva invece espresso il suo sostegno al trattato internazionale contro la violenza sulle donne.
Secondo i conservatori islamici, i principi della Convezione indeboliscono la famiglia tradizionale e promuovono la cultura lgbt+.
L’abbandono da parte della Turchia si traduce come una dichiarazione di guerra alle donne. Un movimento di supporto alla convenzione espresso in rete attraverso l’hashtag #istanbulconventionsaveslives, (la Convenzione di Istanbul salva vite) promette di dare battaglia al governo e di portare la decisione di uscire dalla convenzione davanti alla Corte Costituzionale del Paese
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