Anna Mazzamauro su Paolo Villaggio: “Cosa mi disse prima di morire”

di Redazione

Anna Mazzamauro, 83 anni, è nota al grande pubblico per avere interpretato il personaggio della signora Silvani nella saga comico-sociale Fantozzi.

Intervistata dal Corriere della Sera, l’attrice ha rivelato che si era presentato per il ruolo di Pina, la moglie del ragioniere: “Conoscevo Luciano Salce, il regista. Cercavano una donna molto brutta e lui si ricordò di me. Il problema era che io non sapevo che stessero cercando una cessa, anzi, una ‘bella atipica’, come dico io, e così mi presentai tutta in tiro, con una cofana di capelli ricci, i tacchi e un vestito rosso attillato. Salce mi guardò perplesso e disse ‘Anna, ti ricordavo più brutta’. Stavo per perdere la parte quando Paolo Villaggio si avvicinò e bisbigliò al regista: ‘No, c’è bisogno di una donna che faccia innamorare Fantozzi. Questa è piena di difetti ma li porta sui tacchi’. E così la mia vita cambiò per sempre”.

Per il suo personaggio, Anna Mazzamauro si è ispirata alla madre: “Copiavo tutto da lei,, che era una impiegata al Ministero delle Finanze. La camicetta di seta sotto il maglione, le scarpe col tacco infilate nella borsa e quelle comode per andare in tram. Un tipo di donna che si trasforma all’occorrenza, che sa fare bene le metamorfosi. E così la signorina Silvani era santa e demonia a seconda delle situazioni. I cuoricini, le collanine da pochi soldi, lo sputo nel fard: quelle erano invenzioni mie perché quella donna doveva essere terribile, l’unica che Fantozzi, nella sua miseria morale e materiale, potesse desiderare”.

Anna Mazzamauro e Paolo Villaggio.

Anna Mazzamauro e Paolo Villaggio.

E sull’amicizia con Paolo Villaggio, scomparso nel 2017: “Quando gli chiesi perché non ci frequentavamo fuori dal set, mi rispose: ‘Io frequento solo le persone ricche e famose’. Non sapevo mai quando scherzava o quando mostrava il lato più duro del suo carattere. Come tutte le persone straordinariamente intelligenti, Paolo sapeva essere crudele. In più c’è da considerare che lui era emerso tardi, a quasi quarant’anni: era pervaso da una punta di rancore per tutto quello che aveva dovuto superare prima del successo”.

E poi la rivelazione: “Poco prima di morire, con lui che era già sulla sedia a rotelle, andammo nel salotto televisivo di Barbara d’Urso a raccontare Fantozzi. Quando la conduttrice gli chiese come mi aveva scelta, lui non si scompose e rispose: ‘Come si sceglie un cesso’. Io allora ribattei secca: ‘Ma con quel cesso hai guadagnato molto’. Non replicò. Uscimmo dagli studi televisivi. Io mi avvicinai, tirai fuori il libretto di assegni e gli dissi: ‘Adesso possiamo essere amici?’. Lui non parlò per qualche minuto. Poi mi guardò e mi disse: ‘Quanto sei bella‘. Furono le ultime parole che Paolo mi disse e io capii tutta la sua grandezza, la sua umanità forse nascosta sotto un’apparente crudeltà. Siamo attori, recitiamo sempre”.

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