Quante donne in Italia vivono con il tumore al seno metastatico: i dati

di Romina Ferrante


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Nel nostro Paese sono 44mila le donne che vivono con un tumore al seno metastatico, di cui il 15-20% di tipo HER2 +. A differenza del passato la presenza di nuovi innovativi farmaci, studiati proprio per contrastare il tumore, hanno reso la malattia sub cronica.

Questo significa che quello che era un tempo un tumore che non lasciava scampo, può oggi essere tenuto sotto controllo per lunghi periodi, grazie ai passi avanti fatti dalla ricerca. Si tratta dunque di un tumore curabile, anche se non guaribile.

Al momento questi farmaci per i tumori metastatici sono in fase di approvazione da parte di AIFA per renderli subito prescrivibili attraverso un early access.

Risultati straordinari dai farmaci antitumorali grazie alla ricerca

Come ha spiegato Teresa Gamucci, Coordinatore Regionale Cipomo Lazio, durante l’evento dedicato al tema “Analisi dello scenario attuale e prospettive future nel tumore della mammella – Focus on her 2+ Lazio”, organizzato da Motore Sanità, ieri lunedì 3 aprile, “per la malattia metastatica disponiamo di nuovi farmaci innovativi (tucatinib, trastuzumab deruxtecan) che, utilizzati in sequenza, sono estremamente efficaci e che hanno dato risposte quasi impensabili fino a poco tempo fa, determinando un aumento della sopravvivenza significativo”.

Si tratta di farmaci di ultima generazione che stanno rivoluzionando la prognosi e il trattamento delle pazienti affette da tumore metastatico al seno.

Tra gli step futuri più Breast Unit e riabilitazione oncologica nei LEA

Secondo Lucio Fortunato, Direttore UOC Senologia AO San Giovanni Addolorata di Roma, “fino a poco tempo fa il tumore metastatico non dava scampo. Ora, invece, questi farmaci straordinari hanno reso la malattia spesso sub cronica”. Un bel passo avanti per le pazienti.

Per assicurare a tutte queste donne una maggiore qualità della vita il primo step sarà quello di investire nelle Breast Unit, strutture specializzate nella diagnosi, nella cura e nella riabilitazione psicofisica delle donne con la neoplasia mammaria al seno ancora poco diffuse.

Nella regione Lazio sono appena 16 a fronte di oltre 5 mila nuovi casi di tumore al seno ogni anno, il 70-80% dei quali trattati proprio in questi centri.

Il secondo step, per garantire una buona qualità della vita delle pazienti, è quello di puntare sulla riabilitazione oncologica, come ha sottolineato anche Silvana Zambrini, Presidente Antea Associazione, Vicepresidente FAVO, durante l’incontro.

“Dobbiamo constatare che la riabilitazione non è ancora stata inserita nell’elenco delle prestazioni garantite a tutti dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN) – ha spiegato la Presidente Zambrini.

“Consideriamo ad esempio la sofferenza fisica, psicologica e sociale per la presenza di un linfedema al braccio, con problemi attinenti non solo alla mobilizzazione ma anche estetici, con ripercussioni psicologiche e sociali. Questa paziente sicuramente ha diritto a poter accedere velocemente e gratuitamente alle cure fisioterapiche. Ma perché allora questa necessaria riabilitazione non rientra ancora nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA)?”

“È vero che con il codice 048 i pazienti oncologici hanno diritto alla esenzione dal ticket”- ha proseguito la Zambrini – “ma non sempre e ovunque l’esenzione viene rispettata. Occorre in verità offrire un percorso riabilitativo integrato, che tenga conto delle particolari esigenze per il singolo paziente, per ridurre al minimo la disabilità fisica e i numerosi deficit funzionali, cognitivi, nutrizionali, psicologici, sociali e professionali. Per un buon risultato occorre un lavoro di squadra ben programmato in anticipo, evitando che i danni si manifestino. Non trascuriamo infine di considerare il forte valore sociale ed economico quando una paziente non grava sullo Stato per i costi derivanti da una disabilità ormai conclamata”.

L’importanza della prevenzione e del fattore tempo

Il tumore al seno metastatico è ancora oggi uno dei tumori più aggressivi, molto pericoloso se non preso e curato in tempo. Cosa fare allora? “La migliore arma per governare i tumori” resta la prevenzione, come ha ribadito Elio Rosati, Segretario Regionale Cittadinanzattiva Lazio.

Per Rosati “i dati delle prestazioni sanitarie, anche legate alle difficoltà del Covid ci dimostrano che l’organizzazione sanitaria non è centrata sulla prevenzione, ma sulla prestazione. Si deve dare una svolta ponendo la prevenzione, in tutte le sue fasi, come elemento centrale, fondante e guida nelle scelte di politica sanitaria”

Secondo Rosanna D’Antona, Presidente di Europa Donna Italia l’altro importante elemento per la lotta al tumore metastatico è il fattore tempo. “L’accesso alle nuove cure e ai farmaci innovativi – ha spiegato ieri D’Antona – rientra nei punti del nostro manifesto sul tumore al seno metastatico, redatto grazie all’ascolto di un gruppo di pazienti nell’ambito di una campagna di cui Europa Donna Italia si fa promotrice a sostegno delle pazienti con questo tipo di tumore. Riteniamo fondamentale, per la salute delle pazienti, accelerare i processi di approvazione da parte dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) per rendere i farmaci tumorali, in particolar modo quelli per i tumori metastatici, prescrivibili tramite un early access, così come accade in molti Paesi europei dopo l’approvazione dell’Agenzia Europea dei Farmaci (EMA)”.

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