Moderna: “Vaccino contro cancro e infarto entro il 2030”, di cosa si tratta?

di Alice Marchese


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Un vaccino per diversi tipi di tumore e infarto. È quanto ha dichiarato il chief medical officer della casa farmaceutica Moderna; ha rilasciato un’intervista al Guardian in cui afferma che in appena 5 anni l’azienda sarà in grado di offrire vaccini a mRna per diversi tipi di tumore e per “tutte le aree patologiche”.

Moderna, il vaccino contro tumori e infarto

Il giornale britannico riporta che la casa farmaceutica è fiduciosa di poter avere pronti terapie a mRNA contro il cancro, le malattie cardiache, autoimmuni, respiratorie ed altre, tra cui malattie rare, entro il 2030. Si tratta non soltanto di progresso, ma soprattutto di speranza per migliaia di persone che perdono la vita per queste patologie. Si tratta di vaccini terapeutici (non preventivi, quindi), ma che funzionano con la stessa filosofia e con i medesimi meccanismi. Preparano il sistema immunitario a riconoscere il “nemico”, che sia un virus, un batterio, una cellula tumorale già presente o molecole alla base di altre patologie.

Come funzionerebbe il vaccino anti-cancro

Le caratteristiche sono le seguenti: attraversp biopsie e grazie a un algoritmo si identificano le mutazioni delle cellule tumorali che non sono presenti in quelle sane e che fanno da driver, cioè guidano lo sviluppo del tumore e che possono attivare il sistema immunitario. L’informazione serve a sintetizzare, in laboratorio, l’Rna messaggero (mRna) con le istruzioni per innescare la risposta immunitaria. Quando questo viene iniettao l’mRNA viene tradotto in parti di proteine identiche (antigeni) a quelle che si trovano sulle cellule tumorali.

Diverse sperimentazioni in corso

“Nel momento in cui è scoppiata la pandemia, la tedesca BioNTech stava già lavorando da tempo a un vaccino terapeutico proprio contro il melanoma, e proprio combinato con l’immunoterapia”. A dirlo, come riporta Repubblica, è Luigia Pace, direttrice del laboratorio di immunoregolazione “Armenise-Harvard”, IIGM e IRCCS Istituto per la Ricerca sul Cancro di Candiolo. “Di fatto, quindi, quando ha siglato la partnership con Pfizer per sviluppare il vaccino a mRNA contro Covid-19, faceva ricerca per un vaccino contro i tumori. In realtà sono molti i laboratori che, contemporaneamente, stavano allora – e stanno adesso – portando avanti sperimentazioni in tutto il mondo, Italia compresa, e ci sono anche molti colossi a parte Moderna. Per esempio sono in corso trial per un vaccino a m-Rna contro il cancro della prostata negli Usa”.

Le sfide

La riattivazione del sistema immunitario non è scontata. “Per questo i vaccini a mRNA vengono combinati con le immunoterapie: anticorpi che hanno il compito di sbloccare i freni del nostro sistema immunitario, in modo che, una volta riconosciuto il ‘nemico’, sia davvero in grado di attivarsi. Il grande vantaggio, però, è che i vaccini hanno la possibilità di creare una memoria immunitaria, che permane nel tempo”.

Le promesse e le speranze

Pace, insieme ai colleghi dell’IIGM – Istituto Italiano per la Medicina Genomica e dell’IRCCS di Candiolo stanno da tempo partecipando a studi sia sull’mRNA sia su altri tipi di vaccini anti-cancro.
“In futuro non escludo che potremo lavorare sulla combinazione di diversi tipi di vaccini terapeutici. Grazie alla donazione di sangue di oltre 400 dipendenti dell’ospedale di Candiolo dopo la vaccinazione anti-Covid, abbiamo creato una biobanca che ci ha permesso di studiare i meccanismi molecolari indotti dal vaccino. Studi come questo, insieme a moltissimi altri che si stanno conducendo, permetteranno un enorme avanzamento. Non si arriverà a una soluzione definitiva contro il cancro e in questo momento non sarebbe giusto dare false speranze, ma il grande sforzo e gli investimenti che si stanno facendo promettono di dare grandi risultati. Sicuramente, avremo sempre più studi clinici sui vaccini contro il cancro e altre patologie, anche nel nostro Paese”.

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