Menopausa e respiro corto, perché dopo i 50 anni può comparire l’asma anche senza precedenti

di Redazione
Stampa articolo


Sei su Telegram? Ti piacciono le nostre notizie? Segui il canale di DonnaClick! Iscriviti, cliccando qui!
UNISCITI

Quando si parla di menopausa, l’attenzione si concentra quasi sempre su vampate di calore, insonnia, sbalzi d’umore, osteoporosi o cambiamenti metabolici. Molto meno conosciuto è invece un altro possibile effetto che può manifestarsi in questa fase della vita femminile: la comparsa di disturbi respiratori, in alcuni casi persino dell’asma.

Per molte donne, superata la soglia dei 50 anni, possono iniziare episodi di fiato corto, tosse persistente, senso di oppressione toracica e crisi respiratorie mai sperimentate prima. In altri casi, un’asma presente in età giovanile e apparentemente scomparsa può riattivarsi improvvisamente, oppure peggiorare sensibilmente se già diagnosticata in precedenza.

Un fenomeno che la medicina osserva sempre più frequentemente e che dimostra quanto la menopausa non rappresenti soltanto una transizione ormonale, ma una fase capace di modificare profondamente diversi equilibri fisiologici dell’organismo.

I sintomi respiratori dopo i 50 anni non sono diversi dall’asma tradizionale, ma possono diventare più intensi

I segnali clinici che possono comparire dopo i 50 anni non sono molto diversi da quelli associati a una forma classica di asma.

I sintomi più frequenti comprendono tosse persistente, difficoltà respiratoria, sensazione di costrizione al torace, sibili durante l’espirazione e crisi respiratorie che tendono a peggiorare soprattutto nelle ore notturne.

Ciò che cambia è spesso l’intensità con cui questi sintomi si manifestano.

Nelle donne che soffrivano già di asma prima della menopausa, il passaggio ormonale può favorire riacutizzazioni più frequenti e crisi più intense. Nelle donne che sviluppano invece la malattia in età adulta, i sintomi tendono spesso a comparire in forma più aggressiva sin dall’inizio, rendendo più complesso il controllo clinico.

A differenza dell’asma tipicamente diagnosticata in giovane età, questa forma tardiva presenta caratteristiche differenti anche dal punto di vista biologico.

Molto più raramente è legata a meccanismi allergici tradizionali o alla presenza di particolari anticorpi associati alle allergie. Il problema principale riguarda piuttosto una condizione di iperreattività bronchiale.

In pratica, i bronchi diventano improvvisamente molto più sensibili agli stimoli esterni e iniziano a contrarsi in maniera anomala, causando difficoltà respiratoria anche in assenza di allergie vere e proprie.

Il ruolo degli ormoni: estrogeni e progesterone influenzano anche i bronchi

Uno degli aspetti più studiati riguarda il rapporto diretto tra cambiamenti ormonali della Menopause e funzione respiratoria.

Durante il periodo che accompagna la menopausa, il progressivo calo di estrogeni e progesterone modifica numerosi processi biologici. Non tutte le donne ne sono consapevoli, ma questi ormoni interagiscono direttamente anche con i recettori presenti nelle vie respiratorie.

Gli ormoni sessuali femminili influenzano infatti la ventilazione polmonare, modulano i processi infiammatori e possono incidere sulla capacità dei bronchi di mantenersi dilatati correttamente.

La relazione tra menopausa e comparsa di asma non è ancora completamente definita dalla letteratura scientifica, ma numerosi studi indicano una correlazione significativa.

Anche eventuali terapie ormonali sostitutive, utilizzate da molte donne per gestire i sintomi menopausali, potrebbero in alcuni casi contribuire ad aumentare il rischio di sviluppare disturbi respiratori oppure accentuare sintomi già esistenti.

Non solo ormoni: peso, fumo e reflusso gastrico possono aggravare il problema

I cambiamenti ormonali rappresentano soltanto una parte del quadro clinico.

Dopo i 50 anni esistono diversi fattori che possono favorire la comparsa di problemi respiratori o peggiorare un’asma già presente.

Il primo elemento è il tabagismo, che continua a rappresentare uno dei principali fattori di rischio per le patologie bronchiali.

Anche l’esposizione prolungata a sostanze irritanti ambientali, inquinamento urbano o agenti chimici può contribuire a rendere i bronchi progressivamente più vulnerabili.

Un ruolo importante lo gioca anche l’aumento di peso, molto frequente durante la menopausa.

L’accumulo di massa corporea tende infatti a comprimere maggiormente la meccanica respiratoria, aumentando il lavoro richiesto ai polmoni durante lo sforzo fisico.

Esiste poi un altro elemento spesso sottovalutato: il reflusso gastroesofageo.

Dopo i 50 anni episodi di acidità gastrica e risalita dei succhi gastrici diventano più frequenti. Quando questo accade, i vapori acidi possono irritare le vie respiratorie superiori, mantenere uno stato infiammatorio persistente nei bronchi e favorire crisi respiratorie più frequenti.

Le terapie restano simili ma alcune donne rispondono meno ai corticosteroidi

Dal punto di vista terapeutico, il trattamento dell’asma che compare dopo la menopausa segue generalmente i protocolli già utilizzati nelle forme più tradizionali.

Il cardine della terapia rimane l’utilizzo di corticosteroidi inalatori quotidiani, spesso associati a broncodilatatori a lunga durata d’azione.

Nei momenti di crisi vengono invece utilizzati broncodilatatori a rapida azione come Ventolin, utili per ripristinare rapidamente il flusso respiratorio.

Tuttavia non sempre il controllo della malattia risulta semplice.

In alcune donne che sviluppano asma dopo i 50 anni può comparire una resistenza parziale o completa ai corticosteroidi.

Questo significa che i farmaci tradizionalmente efficaci possono diventare meno performanti nel controllo dell’infiammazione bronchiale.

Quando accade, il medico può valutare terapie aggiuntive come broncodilatatori di lunga durata, farmaci anticolinergici o, nei casi più complessi, trattamenti biologici avanzati di nuova generazione.

Muoversi di più diventa parte integrante della terapia

Uno degli errori più frequenti nelle donne che iniziano a sviluppare asma in età adulta è ridurre progressivamente l’attività fisica per paura di peggiorare la respirazione.

In realtà accade esattamente il contrario.

La sedentarietà indebolisce progressivamente la muscolatura coinvolta nello sforzo fisico, riduce la capacità cardiovascolare e rende l’affanno ancora più evidente anche durante attività quotidiane semplici.

L’esercizio fisico regolare rappresenta invece una componente terapeutica fondamentale.

Camminare, nuotare, svolgere attività aerobica moderata aiuta non soltanto a migliorare la capacità respiratoria, ma permette anche di controllare il peso corporeo, altro fattore determinante nella gestione dei sintomi.

Dalla stessa categoria

Correlati Categoria