22 Ottobre 2015 |

Sindrome di Hikikomori e dipendenza patologica da Internet e videogiochi

di Cinzia Rampino

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Adolescenti che si richiudono tra le pareti della propria stanza e abbandonano ogni tipo di rapporto col mondo esterno. Unici strumenti utilizzati per trascorrere le giornate? Internet, fumetti e i videogiochi. Questa è la sindrome di Hikikomori.

Dal giapponese “isolarsi”, l’Hikikomori indica un fenomeno che in Giappone si è ormai diffuso a macchia d’olio, raggiungendo il numero strabiliante di circa trecentomila casi.

Proprio per questo, esso rappresenta un problema sociale, grave tanto quanto l’abuso di sostanze stupefacenti e disturbi del comportamento alimentare.

In Italia si contano una cinquantina di casi dichiarati e presi in carico ma si ritiene che il fenomeno rischi gradualmente di diffondersi, visto il numero eccessivo di ore che gli adolescenti italiani trascorrono davanti al computer.

Attenzione però a non confondere la dipendenza da internet col fenomeno Hikikomori che presenta delle caratteristiche ben precise che la distinguono dall’abuso tecnologico.

Il profilo degli Hikikomori può essere definito quasi come un peculiare “stile di vita”, una sorta di “anoressia sociale”.

I giovani adolescenti, infatti, decidono deliberatamente di optare per una vita di reclusione che rifugge da tutti quegli stimoli e da tutti quei contesti sociali e relazionali che la vita quotidiana mette a disposizione. La realtà virtuale diventa il sostituto a 360° del mondo reale.

L’Hikikomori vive unicamente online: trascorrere una vita sedentaria, dividendosi fra computer e fumetti, inverte il ritmo sonno-veglia, ordina il cibo online e lo consuma in isolamento e finisce con l’escludersi totalmente dalla vita affettiva familiare e sociale. Dopo essersi creato un’identità virtuale ben precisa e spesso ben lontana dalla propria vera personalità, inoltre, il giovane Hikikomori, inizia a chattare e a crearsi una rete di amicizie online, selezionando e prestando attenzione a comunicare solo con altri Hikikomori e gettando nella confusione più totale i genitori che, spesso, non sono in grado di gestire la reclusione del proprio figlio.

Secondo  il neuropsichiatra Ferruccio Masnata che negli ultimi dieci anni si è confrontato sempre di più con la patologia di ritiro casalingo di adolescenti, maschi e femmine, l’Hikikomori si verifica spesso in famiglie in cui il padre è  assente, fisicamente per morte o divorzio, o praticamente, per comportamento. I contatti reali con amici e la frequenza della scuola sono sospesi. Talora i ragazzi arrivano a picchiare la madre. […]

Lo Hikikomori non è solo un fenomeno giapponese dove ha caratteristiche sue peculiari della cultura del posto. Esso è riscontrato in Spagna, Italia, Corea del Sud, perfino in Oman e da poco in Francia: 30 casi, dai 16 ai 30 anni, in 15 mesi all’Hopital St. Anne di Parigi.

Spesso c’è ritardo a domandare aiuto, per vergogna o senso di colpa. Unico mezzo di aiuto: visite a casa di un terapeuta e presa in carico della famiglia. Ricovero per i casi più difficili. In caso di successo questi adolescenti ringraziano di averli fatti uscire dal circolo chiuso. […]

Secondo lo psichiatra Serge Tisseron l’Hikikomori potrebbe essere in adolescenza un ritiro all’interno di sé che permetterebbe di gestire le emozioni, i conflitti, le preoccupazioni per il futuro, evitando di entrare in una patologia psichiatrica dichiarata.

www.ferrandoalberto.blogspot.it

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