Perché l’acqua calda del rubinetto non va bollita?

di Redazione

L’acqua calda del tuo rubinetto proviene dallo scaldabagno in cui è rimasta spesso per diverse ore.

La prolifezione batterica, però, è più comune nell’acqua che si accumula.

Inoltre, molte abitazioni hanno tubazioni obsolete o non conformi, in particolare di piombo. L’acqua calda del rubinetto, tra l’altro, favorisce la migrazione dei metalli: nell’acqua a 25°C c’è il doppio di piombo che nell’acqua a 15°C.

Quindi, è d’obbligo utilizzare solo l’acqua fredda del rubinetto per cucinare (ad esempio, la pasta) e, naturalmente, per preparare le bevande calde come té o tisane.

Quando si tratta di bollire verdure, pasta o riso, non è molto complicato: basta aspettare che l’acqua vada in ebollizione. Se, invece, vuoi preparare un tè o una tisana, la temperatura ideale varia dai 70°C ai 95°C.

Per evitare di sprecare tempo ed energie in attesa che si raffreddi, si può utilizzare un termometro da cucina o prestare attenzione alla comparsa di piccole bolle, cioè quando l’acqua raggiunge i 70°C – 80°C. A partire dagli 85°C, inoltre, le bolle cominciano a fare rumore.

Usare solo acqua fredda del rubinetto non protegge, comuque, dalla contaminazione. La qualità dell’acqua varia da zona a zona, ma resta possibile la presenza di agenti inquinanti, come i pesticidi.

Tuttavia, ci sono varie soluzioni per bere i modo sano: è possibile utilizzare un’osmosi domestica che filtra cloro, metalli e materia organica. L’alternativa è la cartuccia a carbone attivo che filtra le impurità.

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