Natasha Stefanenko: “Mio marito scommise che mi avrebbe portato a letto nel giro di 48 ore”

di Redazione


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Dalla città segreta in cui è cresciuta, alla carriera come modella e nel mondo dello spettacolo, passando attraverso la vita privata e il matrimonio con Luca Sabbioni. Natasha Stefanenko racconta la sua vita in un romanzo (Ritorno nella città senza nome), ma anche sulle pagine del Corriere della Sera.

Natasha Stefanenko: “Sono cresciuta in una città segreta”

La storia di Natasha Stefanenko inizia in una città negli Urali in cui si produceva uranio arricchito, S-45: “S-45 era una città che non esisteva sulla mappa geografica – racconta al Corsera -. Con la testa di oggi è una cosa inquietante a pensarci: era circondata da mura e filo spinato, allarmi ovunque, pattugliata da militari armati, ogni 100 metri c’era un cane lupo legato a un filo d’acciaio che correva a destra e sinistra”.

“Si produceva uranio arricchito per le testate nucleari e mio padre lavorava lì. Città così ce n’erano una quarantina in tutta l’Urss, erano state volute da Stalin dopo la Seconda guerra mondiale. Città fantasma e segrete. S-45 fu costruita nel 1947, grazie ai detenuti dei gulag, che poi non potevano certo tornare a raccontarlo…”, aggiunge.

Quando le si chiede come abbia fatto a crescere lì, risponde: “All’epoca non c’era la conoscenza e la coscienza di niente. L’uranio non si vede e non si sente. Dicevano che tutto era a norma, controllato, ma non so; mi fa pensare il fatto che le donne andassero in pensione a 45 anni e gli uomini a 50, non credo perché il governo fosse così liberale… Mio papà oggi soffre di una malattia neurologica e sono convinta che sia dovuta all’esposizione all’uranio. Per me non mi preoccupo, non eravamo direttamente esposti, loro invece lavoravano in stabilimenti chiusi, nascosti sotto colline artificiali”.

Dalla Russia alle passerelle in Italia

In quel momento della sua vita Stefanenko, laureata in ingegneria metallurgica, non immaginava che avrebbe fatto la modella. La svolta arrivò qualche anno dopo, con la vittoria al concorso The Look of the Year e l’arrivo in Italia: “A Mosca i negozi erano tutti vuoti, la crisi era bestiale. Quando ho visto il primo supermercato a Milano mi veniva da piangere per l’emozione, tutti gli scaffali pieni, tutti quei colori. Da noi se arrivava lo zucchero ne prendevi 10 pacchi per sicurezza perché magari il giorno dopo non lo trovavi. All’inizio mi veniva naturale tirare su 10 vasetti di yogurt. Poi pensavo: vergognati, mettili a posto”.

Natasha Stefanenko
Natasha Stefanenko

Dal mondo della moda, è poi passata a quello della tv: “Ero in un ristorante con un amico italiano e si avvicina il regista Beppe Recchia che non era proprio Alain Delon con tutto il rispetto: lui ha una certa età e mi fa capire che vorrebbe lavorare con me, ma pensavo ci volesse provare. A quell’epoca le modelle russe erano solo prostitute, quindi tutti pensavano fossi disponibile. Io mi comportavo di conseguenza. Ero rigidissima, di ghiaccio, tutti credevano che me la tirassi, gli uomini li fulminavo con lo sguardo“.

Tra i compagni di lavoro più importanti, ricorda Fabrizio Frizzi, del quale dice: “È stato una persona molto importante per me, una persona meravigliosa, perbene“. E con Enrico Bertolino ha mantenuto ottimi rapporti: “È un fratello, è buffo, facciamo le vacanze insieme; grazie a lui, a sua moglie e alla sua associazione ho conosciuto il Brasile. È uno che ti tira sempre su di morale”.

Per quanto riguarda la vita sentimentale, Natasha Stefanenko è sposata da quasi 30 anni con Luca Sabbioni, ex modello oggi imprenditore. In merito al loro primo incontro, rivela: “Fece una scommessa. Mi avrebbe portato a letto nel giro di 48 ore. Anche lui aveva il pregiudizio: russa ma seria non era possibile. Perse la scommessa ma fu bravo a confessarmelo prima che poi tra noi succedesse davvero qualcosa. Mi rivelò che aveva scommesso una pizza, ma poi quando mi aveva visto in costume aveva aggiunto lo spumante. Orgogliosa come sono, se avesse vinto la scommessa e l’avessi scoperto, l’avrei salutato”.

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