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Chiara Ferragni prosciolta per il caso Padoro Gate: cosa dice la sentenza

La vicenda giudiziaria che ha coinvolto l’imprenditrice digitale più famosa d’Italia arriva a una svolta definitiva: Chiara Ferragni è stata prosciolta dall’accusa di truffa aggravata.

Il caso ruotava attorno alle iniziative commerciali legate al pandoro Balocco Pink Christmas e alle uova di Pasqua Dolci Preziosi, operazioni finite sotto la lente della magistratura per presunti profili di inganno nei confronti dei consumatori.

Tutto è iniziato tra il 2021 e il 2022, quando i dolci brandizzati Ferragni sono stati promossi come legati a cause benefiche. Secondo l’accusa, però, le donazioni erano già state fatte dalle aziende coinvolte, e i ricavi delle vendite non avevano alcuna connessione concreta con le raccolte fondi. Un’ipotesi che ha portato, a partire dal 2023, a esposti del Codacons, una multa Antitrust da un milione di euro e infine all’apertura di un’inchiesta penale.

Nel gennaio 2025, Ferragni viene formalmente accusata di truffa aggravata, ma la sentenza emessa nei giorni scorsi dal giudice Ilio Mannucci Pacini ha ribaltato il quadro, dichiarando il “non luogo a procedere”: il reato è stato derubricato a truffa semplice, perseguibile solo tramite querela di parte, decaduta dopo il pagamento di oltre 3 milioni di euro di risarcimenti da parte dell’influencer.

La sentenza e le parole di Chiara Ferragni

Il pronunciamento del giudice della terza sezione penale del Tribunale di Milano ha stabilito che non vi fosse “l’aggravante della minorata difesa dei consumatori”, come invece inizialmente contestato. Questo passaggio tecnico è stato decisivo per cambiare il corso del processo. Il non luogo a procedere per accettazione di remissione di querele ha infatti chiuso il procedimento. Oltre a Chiara Ferragni, sono stati prosciolti anche Fabio Damato, ex braccio destro e manager dell’imprenditrice, e Francesco Cannillo, amministratore delegato di Cerealitalia-ID, società produttrice delle uova Dolci Preziosi. I due rischiavano condanne rispettivamente a un anno e otto mesi e a un anno di reclusione, secondo la richiesta formulata dal procuratore aggiunto Eugenio Fusco e dal pm Cristian Barilli. Ferragni, Damato e Cannillo hanno beneficiato della stessa valutazione: la mancata sussistenza dell’aggravante, accompagnata da un gesto riparatorio sul piano economico, ha portato alla conclusione del processo senza condanne penali.

“Siamo tutti commossi, ringrazio i miei avvocati e i miei follower”, ha dichiarato Chiara Ferragni all’uscita dal tribunale, circondata da giornalisti e telecamere. “Ho chiamato subito mia mamma, lei mi è sempre stata vicina. È finito un incubo, sono molto contenta di poter riprendermi la mia vita. Sono stati due anni molto duri, ma giustizia è stata fatta”. Il riferimento ai “due anni duri” sottolinea quanto questa vicenda abbia inciso non solo sull’immagine pubblica dell’influencer, ma anche sulla sua sfera personale. La vicenda ha infatti avuto ampia eco mediatica, diventando un caso emblematico del rapporto tra comunicazione digitale, marketing e responsabilità sociale.

Fabio Damato: “Due anni di sofferenza, ma oggi la giustizia ha parlato”

Oltre alla posizione di Ferragni, anche quella di Fabio Damato è stata definitivamente chiarita. In un messaggio pubblicato su Instagram, Damato ha voluto condividere la sua emozione: “Sono stati due anni di estremo dolore, sofferenza e spaesamento. Due anni di vita in sospeso dove in troppi hanno detto tutto, spesso senza sapere niente.”

“La mia onestà e la correttezza umana che ho dimostrato sempre nel mio percorso di vita e di lavoro oggi sono state restaurate. Ho sempre creduto nella giustizia e oggi sono orgoglioso che la giustizia sia stata ristabilita. Ci sono voluti anni per costruire una storia imprenditoriale e socio-culturale pioneristica studiata anche all’estero. Peccato aver voluto cancellare tutto in un soffio”. Damato, assistito dagli avvocati Paolo Della Noce e Carlo Rumiati, ha dedicato la sua vittoria alla memoria del padre, ringraziando tutti coloro che lo hanno sostenuto durante la vicenda.

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