Assifero a Catania: un’alleanza strategica per il riscatto della Sicilia

di Redazione
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Il futuro del Mezzogiorno si decide sulla capacità di fare rete. È questo il messaggio emerso stamattina all’Università di Catania durante la presentazione dell’Assemblea nazionale di Assifero (l’associazione della filantropia italiana). Ateneo, fondazioni ed enti filantropici hanno tracciato la strada per valorizzare le risorse nascoste della Sicilia attraverso un nuovo modello di corresponsabilità, che passa da quattro pilastri fondamentali.

Quattro voci diverse per una stessa tesi: la Sicilia ha più risorse di quante creda, ma servono alleanze nuove per metterle a frutto.

I quattro pilastri del cambiamento

Il primo pilastro è costituito da università e sussidiarietà. La prorettrice Lina Scalisi ha sottolineato l’impegno politico e sociale dell’ateneo nel terzo settore, proponendo la sussidiarietà come metodo per unire istituzioni, imprese ed enti filantropici, portando le risorse locali su scala nazionale.

Passando al punto di vista del welfare, Il presidente di Assifero, Antonio Danieli, ha legato il momento al Piano nazionale per l’economia sociale, atteso a breve. Per lui è un’occasione storica: «Penso che per l’economia sociale passerà il rinascimento dell’Italia». Le fondazioni non dovranno più solo erogare fondi, ma agire come catalizzatori di sistemi di welfare sostenibili.

Antonio Perdichizzi, presidente di Fondazione Marea, ha sottolineato il valore della Sicilia come laboratorio, rendendo l’Isola il terzo pilastro portante per il cambiamento. Nel suo intervento, ha evidenziato come Catania sia il luogo ideale per sperimentare risposte a sfide complesse come spopolamento e disuguaglianze. Fondazione Marea ne è l’esempio, puntando sul social lending e sul coinvolgimento attivo delle persone.

A rappresentare il quarto pilastro è la filantropia di relazione: la segretaria generale di Assifero, Carola Carazzone, ha ricordato che la vera filantropia si basa sulla fiducia, sulle competenze e sul capitale sociale, valorizzando i tanti “eroi” del Terzo Settore siciliano.

Più che una semplice cerimonia, l’incontro ha gettato le basi per un patto concreto che lega università, finanza paziente e territorio. Se questa alleanza reggerà, la Sicilia potrà smettere di essere raccontata per ciò che le manca e iniziare a farsi valere per ciò che sa costruire.

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