18 Novembre 2020 |

Direttamente su Prime Video “Il talento del calabrone”

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Anna Foglietta, protagonista de “Il talento del calabrone”: tra thriller e lotta contro il Covid.

Anna Foglietta in abito da sera rosso e pistola da oggi sulla piattaforma streaming di Amazon. Purtroppo per l’attrice la realtà di questi giorni è ben diversa: si divide tra il set impegnativo della serie su Alfredino Rampi e la gestione di una famiglia che lotta contro il Covid.
L’occasione della conversazione è l’arrivo, oggi su Prime Video, del thriller di Giacomo Cimini in cui un famoso dj, Lorenzo Richelmy, riceve la telefonata in diretta di un uomo, Sergio Castellitto, che minaccia di farsi esplodere nel centro di Milano. Nel duello psicologico tra i due uomini si inserisce la sua investigatrice.

Com’è riportato da Repubblica: «Sì, è un tenente colonnello: ci tengo a precisarlo perché è il grado più alto sul fronte operativo dell’Arma dei Carabinieri. Una donna moderna, ma non rinuncia alla femminilità, deve sgomitare in un territorio ancora perlopiù maschile, ma proprio attraverso il suo essere donna trova la chiave per risolvere il caso. Questo film funziona perché ha dinamiche sorprendenti, per l’unità di tempo e luogo, perché in Italia di thriller psicologici se ne fanno pochi. Mio marito, che è un rompiscatole, se lo è visto tutto d’un fiato».

Senza svelare troppo, il film ha risvolti psicologici su temi attuali. «Sì. Bullismo, suicidio, depressione sono raccontati dentro una storia incalzante e un ritmo tachicardico. Il bullismo incide profondamente nella vita delle persone, ti può far cambiare totalmente direzione in un senso e nell’altro. C’è chi riesce a tirare fuori un sentimento di reazione, chi continua a subire fino alle conseguenze più drammatiche».

Sta girando la serie “Alfredino -Una storia italiana” sulla tragedia di Vermicino. Interpreta la mamma. «È un ruolo che vivo come una responsabilità enorme, come mai mi è capitato, anche a livello personale. Perché so quanto dolore e anche quanto riscatto c’è dietro a questa famiglia, per cui il mio approccio a questo lavoro ha una serietà quasi religiosa. Finito questo set inizierò a girare una commedia sentimentale diretta da Francesca Marino, Black out love , con una donna super emancipata che non si vergogna di essere imbranata, disinibita, scaltra». Non si ferma mai. Che periodo è questo per lei? «Sono reduce da una quarantena in famiglia perché la mia secondogenita, sette anni, si è ammalata di Covid. Per fortuna non aveva sintomi e non ci sono state ricadute su di noi, però il periodo è terribile e sento tutto il peso e la stanchezza di quel che siamo vivendo. Alla clausura di marzo avevo reagito bene, ora con tutti questi mesi sulle spalle molto meno. La nuova ondata, che il Covid te lo porta in casa, mi destabilizza: vedere i bambini con la mascherina, la paranoia costante lavarsi le mani, non poter socializzare, uscire, progettare, sta diventando insopportabile. E anche se cerchi di relativizzare — l’ottanta per cento del mondo vive in condizioni molto più gravi delle nostre — è comunque dura: siamo in cinque, i bimbi hanno nove, sette e sei anni, sparecchiano, si vestono, si fanno il letto, ma sono piccoli… Questa situazione è tosta». I bambini sanno anche essere una finestra creativa. «Di sicuro sanno sorprenderti con frasi e visioni incredibili. Ma quando lavori tanto e torni a casa, subito devi affrontare le loro istanze. Ti senti vampirizzata. L’aspetto romantico dei figli continuo ad averlo perché loro sono la mia vita, però riesco a vedere anche quanto io posso fare in meno rispetto a tanti altri che i figli non ce l’hanno. Devo fare molta fatica in più, appellarmi al mio equilibrio, alle mie energie per essere performante per tutti. Quando varchi la porta devi dare ai tuoi figli qualcosa di importante, altrimenti essere genitore non ha senso. Spesso quando vanno a dormire io sto un quarto d’ora in catalessi sul divano, guardo fisso un punto e dico “Anna, adesso stai bene e ti riprendi” perché anche questo è un po’ il rischio…». Come state vivendo l’incognita del Natale? «Mia cognata vive in Toscana, mio cognato in Messico, verrà anche se dovrà farsi la quarantena. Non ho lo spirito di fare i regali anche se con i bimbi si deve. Ma è una ruota che si fatica a far girare. Noi siamo numerosi e i nonni sono sani e tamponati ma la preoccupazione c’è. Il piccolo ha detto “ma Babbo Natale potrà venire? Se hanno chiuso la Toscana perché non dovrebbero chiudere la Lapponia?”. Fanno questi ragionamenti, ma ho spiegato che Babbo Natale vola sopra il Covid. Io volevo già fare l’albero, mio marito mi ha detto “fermati”. Volevo creare l’atmosfera, i bimbi se lo meritano. Hanno già fatto tre tamponi, sanno cos’è un tampone molecolare rapido, un test quantitativo. Se ci pensiamo è assurdo».