Vene varicose perché è importante non sottovalutarle? Il nuovo studio

di Redazione


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Un nuovo studio dell’Università di Mainz, in Germania, accende nuovamente i riflettori sulle vene varicose. L’insufficienza venosa, infatti, a volte potrebbe aumentare i pericoli per il cuore e per le arterie: cerchiamo di capire meglio cosa è emerso dalla nuova ricerca e, soprattutto, come intervenire.

I rischi delle vene varicose

Lo studio Gutenberg, apparso sull’European Heart Journal, ha messo in evidenza l’importanza di una maggiore attenzione per la circolazione venosa degli arti inferiori. L’analisi, per la prima volta, ha studiato nella popolazione generale quando l’insufficienza venosa cronica è associata alle classiche patologie cardiovascolari.

Secondo il lavoro, coordinato da Jurgen H. Prochaska, quanto più cresce in termini di gravità la malattia venosa cronica, tanto maggiore appare il rischio cardiovascolare oltre ad una mortalità per tutte le cause. Sono state coinvolte più di 12mila persone, portando così l’attenzione sulle possibili conseguenze di vene varicose, capillari e altri effetti della cosiddetta “Mcv“, cioè malattia venosa cronica.

Cos’è la malattia venosa cronica?

Si tratta di un disturbo che riguarda le vene delle gambe e che implica un ritorno alterato del sangue dalla periferia (cioè i piedi) al cuore. Dato che questo tragitto è fatto contro la forza di gravità, il nostro organismo ha una complesso sistema che permette al sangue di risalire. Con il passare degli anni o per altri fattori (tra cui ad esempio l’obesità), questo sistema può funzionare meno bene. Da qui, la comparsa di capillari evidenti, poi magari di vene varicose, quindi la malattia venosa cronica.

Esistono diverse fasi: il primo grado della malattia (C1) si manifesta con capillari evidenti. Si passa poi a C2, con la comparsa di qualche varice. Il C3, invece, è più serio: oltre ai capillari dilatati e alle vene varicose, si forma nelle gambe un edema e le caviglie si gonfiano. Man mano che la malattia avanza, l’edema si estende e potrebbero anche comparire ulcere sulla pelle. Le gambe, inoltre, diventano più scure e dal C3 aumenta il rischio di problemi cardiovascolari, legati alla malattia venosa cronica. Ovviamente, è compito del medico fare ogni diagnosi del caso.

L’esperto

“La malattia venosa cronica porta di per sé a una stasi e a un’ipercoagulabilità del sangue con formazione di trombi che possono creare emboli nel campo polmonare, oppure complicanze a livello del sistema venoso profondo” spiega il dottor Leonardo De Luca, Segretario generale Anmco e cardiologo all’ Azienda Ospedaliera San Camillo-Forlanini, Roma. “In pratica, più lo stadio della malattia venosa cronica è avanzato, maggiore è il rischio di andare incontro a problemi cardiovascolari”, conclude il cardiologo.

“Lo Studio Gutenberg ha per la prima volta, spostato l’attenzione sul collegamento tra insufficienza venosa cronica e mortalità cardiovascolare e per tutte le cause. E ha dimostrato che paziente con malattia venosa cronica uguale o superiore a C3 ha un elevato numero di eventi cardiovascolari e un significativo rischio di morte per tutte le cause” aggiunge il dottor Romeo Martini, dirigente Medico Angiologia Ulss Dolomitie Presidente Società Italiana di Angiologia e Patologia Vascolare (Siapa).

A volte si ritiene che capillari in evidenza e vene varicose siano per lo più un problema estetico e che riguardino solo le donne. In realtà la malattia venosa cronica è una patologia e non un difetto estetico e, inoltre, riguarda anche gli uomini. Non bisogna naturalmente lasciarsi sopraffare dagli allarmismi, ma è giusto adottare la giusta attenzione, senza sottovalutare eventuali sognali. Cercare di contenere la progressione è la prima arma per evitare che i capillari diventino un problema.

Foto: Depositphotos.com.

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