Undici casi di vaiolo delle scimmie a Firenze, che cos’è e come si trasmette

di Redazione


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A Firenze si sono registrati 11 casi di persone risultate positive al vaiolo delle scimmie, dopo una serata trascorsa in discoteca. Secondo le dichiarazioni di Renzo Berti, direttore del dipartimento di prevenzione dell‘Asl Toscana centro, riportate dall’ANSA, si tratta di uomini giovani, eccezion fatta per una persona di mezza età.

L’infezione sarebbe stata causata con tutta probabilità da episodi di sessualità promiscua che avrebbero avuto un ruolo importante nella diffusione del vaiolo.

A intuire che potesse trattarsi di vaiolo delle scimmie e a segnalare un paziente sospetto è stato un medico di famiglia nel Mugello. Le analisi effettuate successivamente hanno poi dato la conferma definitiva.

Questa infezione, come ha sottolineato Berti, “dà molto di rado conseguenze gravi, si risolve spontaneamente in circa 4 settimane. Soltanto rari casi evolvono in modo più grave”, motivo per cui non c’è ragione di allarmarsi.  

Scopriamo insieme cos’è, quali sono i sintomi e come si trasmette

Il vaiolo delle scimmie, noto anche come monkeypox, è una malattia virale che colpisce principalmente i primati, comprese le scimmie e gli esseri umani. È simile al vaiolo umano ma meno grave.

Il virus responsabile del vaiolo delle scimmie è il virus Monkeypox (MPXV), appartenente alla stessa famiglia del virus del vaiolo. Si pensa che il virus si trasmetta agli esseri umani principalmente attraverso il contatto diretto con animali infetti, come scimmie, scoiattoli della terra o roditori selvatici.

La trasmissione da persona a persona è possibile, ma è meno comune e di solito avviene tramite contatto diretto con lesioni cutanee infette o attraverso le secrezioni respiratorie di individui infetti. Il virus può anche diffondersi attraverso il contatto con oggetti contaminati.

L’infezione, ha aggiunto Berti, si trasmette “tramite contatto stretto, a maggior ragione se è di tipo sessuale, tra persone infette. La trasmissione può avvenire anche in caso di contatti mediati da indumenti, ma prevalentemente avviene con il contatto fisico”.

I sintomi

I sintomi del vaiolo delle scimmie iniziano solitamente con febbre, mal di testa, dolori muscolari e affaticamento generale, seguiti da eruzioni cutanee che si sviluppano in macchie e papule che compaiono prima sul viso, diffondendosi poi nel resto del corpo. Le lesioni possono essere pruriginose e possono trasformarsi in vesciche e croste.

Molte persone con vaiolo delle scimmie si riprendono completamente, ma nei casi più gravi possono verificarsi complicazioni come polmonite, encefalite o altre infezioni secondarie.

Diagnosi e trattamento

La diagnosi del vaiolo delle scimmie si basa sui sintomi clinici, sulla storia del paziente e su test di laboratorio per confermare la presenza del virus. I campioni prelevati dalle vesciche o dalle lesioni cutanee vengono esaminati per la presenza del virus mediante tecniche di biologia molecolare.

Attualmente, non esiste un trattamento specifico per il vaiolo delle scimmie. Il trattamento è sintomatico e mira a alleviare i sintomi del paziente. Questo può includere l’uso di antipiretici per controllare la febbre, analgesici per alleviare il dolore e antistaminici per ridurre il prurito associato alle eruzioni cutanee.

Nei casi più gravi, può essere necessario il ricovero in ospedale per monitorare e gestire le complicazioni. L’isolamento dei pazienti infetti è importante per prevenire la diffusione della malattia ad altri individui.

Young man wash hands with soap, closeup detail on soap bubbles, isolated on white. Can be used during coronavirus covid-19 outbreak prevention

La prevenzione del vaiolo delle scimmie si concentra sull’evitare il contatto con animali infetti e sull’adozione di adeguate misure di igiene personale, come lavarsi frequentemente le mani con acqua e sapone ed evitare il contatto diretto con persone infette o con le loro secrezioni.

Di recente, è stato realizzato un vaccino specifico per il vaiolo delle scimmie disponibile per il pubblico, anche se ad oggi l’OMS non consiglia la vaccinazione di massa.

Foto da Depositphotos.com

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