PMA inclusa nei LEA ma niente tariffe, coppie denunciano ingiustizie tra le Regioni

di Gaetano Ferraro


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La PMA (procreazione medicalmente assistita) sembra essere un lusso davvero per pochi almeno nelle regioni italiane che si trovano al Sud e in Sicilia in particolare. Se l’Italia è uno degli stati più vecchi del mondo assieme al Giappone e vi è un deciso calo demografico, poco o nulla fa lo Stato per agevolare le nascite: le tecniche di PMA potrebbero garantire una certa percentuale di nuovi nati se solo il Governo si svegliasse e continuasse l’iter che attendono migliaia di coppie

Una corsa contro il tempo per aspiranti mamme e papà

Una corsa contro il tempo sembra essere per tantissimi aspiranti mamma e papà che, per ragioni strettamente economiche, non riescono ad accedere alle tecniche di procreazione assistita di primo e di secondo livello a causa dei costi proibitivi che si ritrovano a pagare presso le strutture private ma, se si guarda al Sud, anche presso le strutture pubbliche. Emblematico è il caso della Sicilia dove le poche strutture pubbliche che eseguono PMA chiedono agli aspiranti genitori una somma che arriva a toccare i 2.800 euro, oltre alle spese che servono per gli esami propedeutici. Una grande disparità se si pensa che ci sono regioni settentrionali che fanno pagare alle coppie solo un ticket che  non arriva nemmeno a 40 euro. C’è poi anche il problema delle liste d’attesa che sembra essere un problema comune in tutta la Penisola. Una situazione che crea una sensazione di grande frustrazione, dove il desiderio di diventare genitori viene ostacolato da fattori esterni alla volontà dei diretti interessati. 

Il calo delle nascite e lo Stato che dorme

In questi giorni si parla tanto di calo delle nascite ma in Italia per le coppie che non riescono ad avere figli è difficilissimo essere sostenuti dallo stato per ricorrere alla PMA, la procreazione medicalmente assistita. In Italia ci sono disparità di trattamento da regione a regione e la Sicilia è la più penalizzata. Ci sono migliaia di coppia che aspettano che lo Stato si svegli. Cosa si aspetta dunque per omogeneizzare la situazione e dare la possibilità a tutte le coppie di vedersi garantiti gli stessi diritti? 

Tante disuguaglianze tra Regioni per accedere alla PMA

In alcune regioni come la Lombardia, il Lazio e l’Emilia Romagna, l’accesso alla PMA può essere parzialmente o totalmente coperto dal Servizio Sanitario Nazionale, a seconda delle condizioni economiche della coppia e del tipo di trattamento necessario. In altre regioni, invece, come la Sicilia e la Calabria, l’assistenza pubblica è limitata e ci sono solo pochi centri autorizzati a offrire questi servizi. In queste regioni, quindi, i costi della PMA sono generalmente più alti rispetto alle regioni del Nord Italia dove l’offerta di servizi è maggiore.

La soluzione? Applicare le tariffe imposta dai LEA

La PMA è stata recentemente inserita nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), una decisione che è stata accolta con grande soddisfazione dal mondo medico e delle associazioni dei genitori, poiché rappresenta un importante passo avanti per garantire maggiori diritti riproduttivi ai cittadini italiani. Tuttavia, nonostante l’inserimento della PMA nei LEA, il Ministero della Salute non ha ancora pubblicato le tariffe ufficiali per queste prestazioni, una mancanza che crea una situazione di incertezza e difficoltà per le regioni italiane, che devono applicare le tariffe in modo uniforme per garantire l’accesso ai trattamenti a tutti i cittadini. Al momento la mancanza di tariffe ufficiali  crea solo  disuguaglianze tra le diverse regioni italiane. Infatti, sebbene la PMA sia stata inclusa nei LEA, ogni regione sta decidendo di applicare tariffe diverse per i servizi offerti, creando quindi una situazione di disomogeneità nazionale. Così un aspirante genitore siciliano deve pagare 2.800 euro per accedere alla PMA, mente uno della Lombardia un ticket che varia in base al reddito e comunque di gran lunga inferiore. 

Cosa chiedono i medici

Sono tantissime le associazioni dei medici che di occupano di fertilità che chiedono che l’accesso alla PMA sia garantito a tutti i cittadini, indipendentemente dalla regione in cui vivono o dalle condizioni economiche. La mancanza di una tariffa ufficiale sta creando situazioni di profonda incertezza e di disuguaglianza che va a discapito dei diritti  dei cittadini. Per questa ragione, molti esperti del settore stanno chiedendo al Ministero della Salute di pubblicare al più presto le tariffe ufficiali per la PMA, in modo da garantire un accesso equo e uniforme a tutti i cittadini italiani. Solo in questo modo si potrà assicurare una tutela adeguata del diritto a diventare genitori per tutti.

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