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Patrick Muldoon morto a 57 anni: attore di Melrose Place e Starship Troopers stroncato da un infarto
Stampa articoloÈ domenica 19 aprile 2026 quando Patrick Muldoon muore per un attacco cardiaco. Ha 57 anni, un film in uscita postuma — il thriller Dirty Hands — e una carriera che, tra soap opera, cinema di fantascienza e un’inaspettata vita da musicista rock, attraversa tre decenni di intrattenimento popolare. La notizia viene resa pubblica il giorno seguente da Deadline, confermata dalla famiglia.
Per molte di noi, quel nome evoca immediatamente un’immagine precisa: Richard Hart sullo schermo, cattivo magnetico e irresistibile, capace di rendere Melrose Place qualcosa di più di una semplice soap. Quella serie di Aaron Spelling, trasmessa tra il 1992 e il 1999, era l’appuntamento fisso di una generazione di donne che oggi ha tra i quaranta e i sessant’anni. E Muldoon, lì dentro, era il tipo che non dovevi amare — eppure lo amavi.
Da San Pedro alla University of Southern California: gli anni che nessuno racconta
William Patrick Muldoon III nasce il 27 settembre 1968 a San Pedro, quartiere portuale di Los Angeles. Cresce nell’area meridionale della California e nel 1991 si laurea alla University of Southern California, dove ha militato nella squadra di football come tight end tra i Trojans. Non è un dettaglio secondario: la fisicità da atleta e una certa naturalezza nel muoversi davanti alla macchina da presa sono tratti che derivano da quella formazione.
È proprio durante gli anni universitari che entra nel mondo dello spettacolo, quasi per caso. Una partecipazione a un calendario lo porta ai primi provini. Seguono due episodi di Who’s the Boss? e una comparsa ricorrente in Saved by the Bell (nota in Italia come Bayside School) — piccoli passi che costruiscono un curriculum prima ancora della laurea.
| Produzione | Ruolo | Anni |
|---|---|---|
| Who’s the Boss? | Guest star | Fine anni ’80 |
| Saved by the Bell | Ricorrente | 1991 circa |
| Days of Our Lives | Austin Reed | 1992–1995, 2011–2012 |
| Melrose Place | Richard Hart | 1995–1996 |
| Starship Troopers | Zander Barcalow | 1997 |
| Stigmate | Personaggio secondario | 1997 |
| Dirty Hands (postumo) | TBD | 2026 (uscita prevista) |
Austin Reed, Richard Hart e Zander Barcalow: tre ruoli, tre pubblici diversi
Il personaggio che lo consacra presso il pubblico italiano delle soap è Austin Reed in Days of Our Lives, soap di NBC che in Italia va in onda con il titolo Il tempo della nostra vita. Muldoon porta quel ruolo dal 1992 al 1995, poi lo riprende — a distanza di sedici anni — tra il 2011 e il 2012. La continuità con un personaggio a così lunga distanza è rara e dice qualcosa sulla fedeltà del pubblico verso certi volti.
Ma è con Melrose Place che diventa qualcosa di più di un attore da soap. Richard Hart è un antagonista che non recita la cattiveria: la abita. Appare dalla terza alla quinta stagione e in molti episodi finisce per dominare la scena anche quando non è tecnicamente il protagonista. Quel tipo di presenza — ingombrante, seducente, difficile da ignorare — è il lascito che rimane più forte.
Sul grande schermo, la svolta arriva nel 1997 con Starship Troopers – Fanteria dello spazio di Paul Verhoeven: Zander Barcalow è il pilota eroico e sfortunato che entra in conflitto con il protagonista Casper Van Dien. Il film, adattamento del romanzo di Robert A. Heinlein, è diventato negli anni un cult della fantascienza, e la presenza di Muldoon in quella pellicola gli ha garantito una visibilità internazionale che poche serie televisive avrebbero potuto offrire.
L’altra vita: frontman rock e produttore
Pochi sanno che Patrick Muldoon aveva costruito, parallelo alla recitazione, un percorso musicale reale. Era il frontman e cantante dei The Sleeping Masses, band rock con cui si esibiva e incideva. Non un hobby da divetto, ma un impegno artistico che i suoi colleghi descrivono come parte integrante della sua identità.
Negli ultimi anni si era affermato anche come produttore esecutivo, lavorando a titoli come The Card Counter di Paul Schrader, Marlowe di Neil Jordan con Liam Neeson e il prossimo Kockroach, in lavorazione con un cast che include Chris Hemsworth, Taron Egerton e Zazie Beetz. Il produttore è il ruolo meno visibile ma spesso il più influente: Muldoon aveva costruito relazioni con registi di livello e stava chiaramente puntando a una seconda fase della carriera più solida e strutturata.
Il suo ultimo film da attore, Dirty Hands, è un thriller poliziesco girato accanto a Denise Richards. Uscirà entro la fine del 2026.
“Bobo” e le persone che lascia
I suoi cari lo chiamavano “Bobo”. Lascia la compagna Miriam Rothbart, i genitori Deanna e Patrick Muldoon Sr., la sorella Shana — moglie di Ahmet Zappa, figlio di Frank Zappa — e i nipoti Halo e Arrow. Non è un dettaglio folkloristico: quella rete familiare racconta di un uomo inserito in un ambiente creativo e affettivamente complesso, lontano dallo stereotipo del divo hollywoodiano isolato.
Chi lo ha conosciuto lo descrive — come riporta Deadline — come qualcuno capace di far sentire gli altri compresi e al sicuro, dotato di un umorismo inconfondibile e di una generosità non performativa. “Dispensava abbracci indimenticabili”, scrivono i colleghi. Non è il necrologio standard.