La Mantia: “Non trovo camerieri, offro 22mila euro all’anno ma nessuno si presenta”

di Manuela Zanni

La difficoltà di trovare  dipendenti nel settore ristorativo è un problema denunciato da più di uno chef. Dopo aver assistito allo sfogo di Alessandro Borghese ( che non le ha certo mandate a dire) adesso tocca allo chef Filippo La Mantia che afferma di essere costretto a servire i clienti in prima persona per carenza di personale.

Lo chef Filippo La Mantia non trova personale

Filippo La Mantia non trova nessuno disposto a lavorare per lui. Il cuoco siciliano ha riaperto a Milano il suo bistrot al Mercato Centrale di Milano, ma non riesce ad assumere personale. 80 colloqui, e nessuno che accetta.  “Le prime domande che mi sento fare ai colloqui sono: “Posso avere il part time?” e “Posso non lavorare la sera?”. Ma io non penso che chi mi chiede questo sia sfaticato, è che i ragazzi hanno proprio cambiato mentalità: fino a prima del Covid per loro era importante trovare un impiego, adesso è più importante avere tempo. Non sono disposti a lavorare fino a tarda notte o nei giorni di festa. Sinceramente non vedo una soluzione- ha raccontato lo che e ha aggiunto – Con me c’è sempre l’avvocato del lavoro, offriamo come livello base 22 mila euro lordi l’anno (1300-1400 euro netti al mese) per turni di 8 ore, soprattutto nella fascia 16-24, con straordinari pagati. Ma il fatto di dover essere impegnati fino a mezzanotte li fa scappare. Per tamponare la situazione mi sono dovuto appoggiare alle agenzie di catering che mi forniscono il personale a ore, ma non posso andare avanti così ancora per tanto perché i costi stanno lievitando. Non ho soluzioni: in sala ultimamente ci sto io, però sul lungo periodo non so che fare. Probabilmente cancellerò il menu alla carta la sera e terrò solo la formula buffet, che richiede meno servizio“.

Un problema diffuso

Quello delle cucine senza cuochi e sale a corto di camerieri è  tema  molto complesso: molti giovani considerano la paga oraria  non adeguata, c’è chi preferirebbe poter lavorare in nero per non perdere il reddito di cittadinanza, c’è la “giungla” di un settore in cui purtroppo alcuni imprenditori hanno lavoratori in regola per meno ore di quelle effettivamente lavorate.  Gli imprenditori lamentano anche la scarsa volontà di “sacrificarsi”  di molti aspiranti lavoratori.

Filippo La Mantia si rivolge alle agenzie

Filippo La Mantia  ha messo l’accento sul collega Alessandro Borghese:Ha ragione, non si trova personale, io stesso per aprire ho dovuto ricorrere a un’agenzia”, ha detto. Ma non sarà che la questione sono le paghe troppo basse? “No, è una minchiata. Bisogna smettere di dire che li sfruttiamo. Forse li hanno sfruttati a Londra o altrove all’estero

I dati di Unioncamere sulla ristorazione

Secondo l’ultimo bollettino del Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere – Anpal, la ristorazione non è ad esempio il settore che incontra più difficoltà nel reperire personale. Anzi. Nei fatti si rivela molto più difficile trovare un operaio specializzato (63,4%), un tecnico informatico (58,4%), un artigiano nel settore delle costruzioni o un saldatore, piuttosto che un addetto alle attività di ristorazione (38,7%). In questo caso anzi la difficoltà a reperire lavoratori è inferiore alla media. Quanto ai cuochi e camerieri che mancano, i sindacati denunciano spesso condizioni di lavoro nero e basse retribuzioni.

 


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