Gioconda “era la modella di Leonardo”, la scoperta

di Manuela Zanni

Da sempre l’identità della Gioconda ci ha affascinati per il suo mistero. Oggi arriva una teoria della critica d’arte Carla Gori  che spiazza gettando una nuova luce sul quadro più famoso al mondo.

Storia della  Gioconda

La Gioconda, nota anche come Monna Lisa, fu dipinta da Leonardo Da Vinci tra il 1503 e il 1506. E’ un dipinto a olio su tavola, non particolarmente grande (misura infatti 77 centimetri per 53), oggi esposto al Museo Louvre di Parigi. Proprio dal Louvre venne rubata nel 1911 da un operaio italiano, Vincenzo Peruggia, che per spirito di patriottismo voleva riportare il quadro in Italia. Due anni dopo la Gioconda fu ritrovata a Firenze e restituita ai francesi.

Gioconda, la scoperta che cambia la storia

La studiosa avrebbe risolto il mistero di Leonardo da Vinci e della sua Monna Lisa. Enigma che ha attanagliato per secoli gli storici. Secondo la sua ricerca la vera identità della Gioconda sarebbe quella di Bianca Giovanna Sforza. Quest’ultima ha anche fatto da modella a da Vinci per il volto del San Giovanni dell’Ultima Cena.


Monna Lisa “Era la modella di Leonardo”

Esistono elementi attendibili e scientifici a supporto di tale tesi. Prima fra tutte il fatto che la Gioconda non indossi anelli e sia vestita di nero: Bianca Giovanna, quando Leonardo iniziò la Gioconda, non era ancora sposata e le era morto da poco un fratello o fratellastro. Una coincidenza sconcertante. Ma a questo punto forse tanto coincidenza non è.

 

Chi è la donna nel dipinto di Leonardo da Vinci

Altro dettaglio rivelatore, secondo la critica italiana, sarebbe il ponte che fa da sfondo alla Gioconda. Sembrerebbe essere il Ponte del Diavolo del Bobbio: “Sarebbe compatibile con quello del San Giovanni dell’Ultima Cena, sul celebre dipinto, di cui già aveva identificato la modella

Chi era davvero la Gioconda?

La studiosa ha identificato la Gioconda in Bianca Giovanna Sforza moglie del Sanseverino, figlia di Ludovico il Moro, duca di Milano e signore di Bobbio e non Lisa Gherardini moglie di Francesco del Giocondo come comunemente ritenuto dagli studiosi di Leonardo.
La Val Trebbia era famigliare a Leonardo anche “a tavola”, perché nella sua vigna di Milano coltivava la malvasia di candia aromatica, tipica della Val Tidone, come ha rivelato nel 2015 la comparazione del dna fatta sul vitigno autoctono dall’Università di Agraria di Milano.


Una delle scoperte più importanti della storia

C’è poi il confronto dei volti fatto al computer delle due che sembrerebbe coincidere. Un indizio dietro l’altro che portano la tesi di Carla a essere certezza. Il tutto è ancora in fase di studio quindi non si hanno verità assolute al momento. Se lo fosse, però, sarebbe una delle scoperte più importanti della storia.

La nuova  teoria sulla Gioconda

Sullo sfondo della Gioconda, capolavoro di Leonardo Da Vinci, ci sarebbe non la campagna toscana bensì il paesaggio di Bobbio (in provincia di Piacenza) visto dal castello Malaspina Dal Verme. Questa è la teoria formulata dalla ricercatrice Carla Gori che nei mesi scorsi ha pubblicato un articolo sui disegni murali del castello Malaspina Dal Verme dedicati al giostratore Galeazzo Sanseverino, mecenate e amico di Leonardo. La studiosa ha ipotizzato che l’artista ne avesse quantomeno supervisionato in loco il progetto.

Il ponte Gobbo e altri indizi

Nel 2010 Carla Gori aveva identificato alle spalle della Monna Lisa il Ponte Gobbo di Bobbio, teoria confermata nel 2015 anche dagli studi in 3D degli architetti Davide e Angelo Bellocchi. Oltre al Ponte Gobbo, il fiume Trebbia e la sua grande ansa coincidono con il corso d’acqua raffigurato a destra della Gioconda. Stesso discorso vale per le montagne sullo sfondo, simili ai rilievi della val Tidone, alla Pietra Parcellara e alla zona dei calanchi.

La nuova conferma della presenza di Leonardo a Bobbio

A sostegno della teoria di Carla Gori arriva la recente scoperta di un gruppo di scienziati guidati da Andrea Baucon dell’Università di Genova e Gerolamo Lo Russo del Museo di Storia Naturale di Piacenza che confermano la presenza di Leonardo in località Pierfrancesco di Gropparello, vicino a Bobbio (Piacenza).

La dichiarazione di Carla Gori

Ha dichiarato Carla Gori: “Gli studi condotti sugli icnofossili (tracce fossili di impronte di antichi esseri viventi) hanno provato che le medesime forme nella pietra sono state studiate e riprodotte da Leonardo nel Codice Leicester. Dai paleontologi mi è giunta conferma che gli icnofossili tipici di Pierfrancesco si trovano in Bobbio, raggiungibile facilmente da Leonardo a schiena d’asino.Che quel territorio fosse di grande interesse geologico per Leonardo lo avevo scritto nel 2011, ma la recente scoperta pubblicata da Rips, rivista specializzata in geologia di livello mondiale, ha valore scientifico assoluto” spiega ancora Carla Glori.

 

 


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