6 cose che non dimenticheremo di Paolo Villaggio

di cinziaR

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Fantozzi è morto! Ah no, è morto Fracchia! E invece no: è morto Paolo Villaggio, ammesso che uno come lui possa mai morire. Perchè uno come Paolo Villaggio, diciamoci la verità, non muore mai, come non moriranno i suoi personaggi indimenticabili e le tante cose che non dimenticheremo di Paolo Villaggio, che ci ha regalato decenni di risate e arte allo stato puro. Non possiamo dimenticarci il faccione di Paolo Villaggio, la sua voce e il suo genovese a tratti sarcastico e a tratti sottomesso, sempre così carico di umanità. Questa, infatti, è la prima cosa indimenticabile di Paolo Villaggio, morto ieri, 3 luglio 2017, all’età di 84 anni: la sua grande umanità, base di una comicità unica nel suo genere.

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L’amicizia di Paolo Villaggio e Fabrizio De Andrè

Quello che disse Paolo Villaggio nel giorno della morte di De André: “Abbiamo vissuto insieme varie stagioni della vita, abbiamo vissuto la fame, la Genova ancora con l’odore dei pitosfori […] era una persona molto sensibile e ovviamente quando si è molto amici, soprattutto d’infanzia, si parla della morte come di un fatto lontano, del tutto improbabile. Adesso che invece la cosa è accaduta e quando stava per succedere, non abbiamo mai avuto più il coraggio, negli ultimi due mesi, né di incontrarci, né di parlare della cosa, perché questa volta non era un gioco, non era letteratura, era la terribile realtà”, è qualcosa che non dimenticheremo mai di Paolo Villaggio e della sua amicizia con De Andrè.

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Giandomenico Fracchia e la belva umana

Il primo personaggio umiliato e sottomesso di Paolo Villaggio fu il ragioniere Giandomenico Fracchia, “l’ipertimido, il caso patologico”, a detta dello stesso Villaggio. Fracchia era vigliacco, sfortunato e irrimediabilmente goffo nel suo essere servile. Perso il più delle volte, in situazioni di ansia e confusione, Fracchia si esprimeva rocamente, dicendo frasi indimenticabili “alla Paolo Villaggio” del tipo: “Mi si sono intrecciati i diti, me li streccia?“, “Sto piombando in un marasma agghiacciante“, “Abbia pietà“, “Com’è umano, lei!“. Fracchia è single, lavora in un’azienda di merendine al cioccolato e il direttore, il dottor Orimbelli (Gianni Agus), si diverte a sbeffeggiarlo. Ma attenzione, Fracchia ha un sosia: un pericoloso criminale noto come la belva umana!

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Il Ragionier Filini

Ma che cosa ne sarebbe di Fracchia e poi di Fantozzi senza il ragionier Filini, ovvero un alter-ego che rende Fracchia e Fantozzi un tantino meno pavidi ma non meno sconsiderati? Entrambi sono costretti a subire le angherie da parte dei superiori e dei colleghi arrivisti e a prendere parte alle bizzarre iniziative dell’impresa per la quale lavorano. Il Ragionier Filini appare decisamente più ottimista e propositivo, al punto che spesso e volentieri è proprio lui a dare il via alle “tragiche” iniziative in cui Fantozzi si trova suo malgrado costretto a partecipare.

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Tutti amiamo Fantozzi

“Fantozzi è il prototipo del tapino, la quintessenza della nullità” ha detto il critico cinematografico Paolo Mereghetti. “Fantozzi, come la maggioranza dell’umanità, non ha talento. E lo sa. Non si batte né per vincere né per perdere, ma per sopravvivere. E questo gli permette di essere indistruttibile. La gente lo vede, ci si riconosce, ne ride, si sente meglio e continua a comportarsi come Fantozzi”. Fantozzi è “la più indimenticabile cosa” di Paolo Villaggio. Ci ha fatto ridere e riflettere, con il suo essere così sommessamente “Ugo”. Non è abbastanza amato ma, al più, “stimato” dalla moglie che lo tollera mentre lui accetta, subisce, non si ribella, consapevole e inconsapevole del suo tragicomico destino.

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L’amore secondo Paolo Villaggio

Infine, non ci dimenticheremo di un Paolo Villaggio che ha descritto così bene l’amore, così come a volte sa essere: spietato e insensato come quello per la Signorina Silvani. Lei, Anna Mazzamauro, è stata nei film di Paolo Villaggio la donna che un “meschino e tapino” non potrà mai avere. Mai! Tramite la Signorina Silvani, Paolo Villaggio ha espresso perfettamente l’impossibilità di certi sogni amorosi di diventare realtà. Ciò nonostante, è stata proprio la “Signorina Silvani” a firmare uno dei post più belli e commoventi in occasione della morte di Paolo Villaggio, definendo il suo Ugo Fantozzi come l’unico uomo ad averla mai davvero amata.

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