27 Giugno 2022 |

Non è la Rai, le protagoniste: “Ricevevamo minacce e peli pubici”

di Manuela Zanni

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Alcune indimenticabili (ex) ragazze di Non è La Rai hanno svelato alcuni aneddoti davvero inquietanti intorno allo show e  i retroscena choc di alcune delle protagoniste: “Ricevevamo minacce, peli pubici e bambole voodoo”. Alcune ex protagoniste del programma cult di Gianni Boncompagni, Non è la Rai, sono tornate a parlare di quell’esperienza televisiva rivelando alcuni retroscena davvero scioccanti.

 

Non è la Rai: “Ricevevamo minacce, peli pubici e bambole voodoo”

L’indimenticabile show che ha segnato un’intera generazione, ha reso celebri molto giovanissime ragazze che oggi sono attrici, conduttrici e note showgirl. All’epoca del programma non esistevano ancora i social, tuttavia i numerosi fan delle ragazze pare siano riusciti ugualmente a raggiungerle con una modalità piuttosto ossessiva e preoccupante.

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A raccontare quale aneddoto, Eleonora Cecere che di recente ha espresso il suo desiderio di entrare nella Casa del Gf Vip, Angela di Cosimo e llaria Galassi. “Arriva una bambolina, un’altra e un’altra. L’ultima con uno spillo in testa e un cappio al collo, insieme a un biglietto che diceva: “Questa sei tu”. Erano bamboline vudù. Poi un giorno ricevo un cd, eravamo al Palatino, io, Ilaria, Angela, Pamela. Scendiamo in sala prove per ascoltarlo. Lo mettiamo e parte la voce di uomo che dice: ‘Eleonora, ti farò molto male’.”, ha racconto la Cecere. Angela Di Cosimo ha confessato di essersi tinvece trovata in casa alcuni oggetti davvero inquietanti: “Una valigetta con dentro santini e peli pubici”. Ilaria Galassi, una delle protagoniste più amate, ha rivelato un accadimento altrettanto assurdo. Un uomo si presentò fuori dagli studi dello show con l’intento di rapirla affermando di essere il suo vero padre. Successivamente si scoprì che era fuggito da un ospedale psichiatrico per raggiungerla.

Perché  nasce l’odio contro i personaggi pubblici? La correlazione tra fama e haters

Sempre più dilagante è la fenomenologia degli haters online. Sia a causa di una scarsa educazione sul tema odio e odio digitale, sia forse per la troppa libertà che uno schermo può dare, questa nuova forma di odio sta imperversando sui social, senza limite di età.

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Chi sono gli haters?

Gli haters, o “odiatori del web”, sono persone che si nascondono dietro a un nickname per offendere, insultare e denigrare soprattutto personaggi famosi. Gli ultimi studi che sono stati condotti da Vox insieme alle Università di Milano, Roma e Bari hanno evidenziato che circa 2,6 milioni di persone tra il 2016 ed il 2017 hanno creato tweet contro le categorie più bersagliate in assoluto. Si tratta di donne, omosessuali, diversamente abili, immigrati ed ebrei. Nell’ultimo anno le cose sono andate a peggiorare. Non è servita nemmeno la campagna di sensibilizzazione all’educazione digitale che alcune scuole, con alternanza lavoro, hanno deciso di portare avanti.

Gli haters e i famosi

Moltissimi personaggi di spicco mediatico, tra giornalisti, politici, influencer e attori sono state vittime di tweet, messaggi e minacce da parte di chi si sente in “dovere” di postarli solamente perché protetto da uno schermo.  Purtroppo sono sempre più le vittime dell’hate speech online. Anche l’influencer Chiara Ferragni, quotidianamente è soggetta a cattiverie, insulti e commenti denigratori da parte soprattutto di donne, circa il suo aspetto fisico, il suo modo di vestirsi ma addirittura il suo modo di fare la madre. Lei, così come il famoso cantante, nonché suo marito, Fedez, giornalmente decidono di rispondere a ogni hater, riuscendo a essere irriverenti ma senza sfociare nella cattiveria gratuita. Chiara Ferragni così come la sorella Valentina, ha deciso inoltre di schierarsi accanto alla lotta contro il cyberbullismo e contro la violenza digitale.

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La soluzione: l’ educazione civica digitale

In una società come quella in cui viviamo, ormai la tastiera sta sempre di più togliendo umanità alle persone, forse servirebbe solamente una maggiore cultura digitale, qualche progetto di educazione civica digitale in più, e l’insegnamento nelle scuole del rispetto per la dignità e per il pensiero di altri che vivono dall’altra parte dello schermo.